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2020-08-05 12:07

Via libera delle Regioni a otto inceneritori, contrarie solo Lombardia e Campania

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 4 febbraio, la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera, con la sola opposizione di Lombardia e Campania, allo schema di decreto del governo che, in attuazione della legge “Sblocca Italia”, prevede la realizzazione di otto inceneritori, la cui localizzazione dovrebbe essere in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e Sicilia. L’assenso a maggioranza è stato dato dopo che il governo ha accettato di coinvolgere le Regioni in una “cabina di regia” ed ha accolto un emendamento che riconosce gli accordi tra Regioni.  L’Umbria punta ad integrarsi con la Toscana, l’Abruzzo con il Molise.

Il governo non ha invece accolto l’emendamento proposto nella Conferenza Stato-Regioni del 20 gennaio, con cui le Regioni chiedevano che il governo si limitasse ad un’analisi ricognitoria delle esigenze di impianti di incenerimento ma che l’ultima parola spettasse poi alle Regioni. Come ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, durante l’audizione del 26 gennaio davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, l’emendamento proposto alle Regioni era “in palese contrasto con le disposizioni dell’articolo 35, comma 1 dello Sblocca Italia”, che “stabilisce espressamente che i suddetti impianti <costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale>, con ciò attribuendo al contenuto del decreto un preciso effetto circa il regime giuridico di tali impianti e i procedimenti di approvazione e realizzazione dei relativi interventi”.

Dopo la Conferenza Stato-Regioni del 4 febbraio, il ministro Galletti ha parlato di “buon risultato”, affermando che “il piano prevede un aggiornamento annuale che tenga conto anche, oltre ad altre cose, dei piani di smaltimento regionali.  E' chiaro che questo piano parte dal presupposto che tutte le Regioni arrivino al raggiungimento degli obiettivi europei ovvero al 65% di differenziata e colgano l'obiettivo di prevenzione e produzione del 10%. Fatto questo conteggio, si individua ancora la necessità del Paese di incenerimento, che equivale a otto termovalorizzatori”.

Per l’assessore all’ambiente della Regione Lombardia, Claudia Terzi, invece, si tratta di “un risultato pessimo quanto scontato per la Lombardia. Tutto l'impianto normativo resta identico e questo penalizza regioni virtuose come la nostra, che sarà costretta a mantenere i suoi impianti, anche quelli in fase di dismissione, e a farsi carico dei fabbisogni degli altri territori, in questi anni incapaci di gestire l'emergenza rifiuti". L’assessore lombardo parla di “scempio ambientale”, dichiarandosi indisponibile a “mettere sulle spalle dei nostri cittadini le incapacità politiche e gestionali degli altri. Andremo avanti con il ricorso alla Consulta già presentato. E spero che la Lombardia non resti sola in questa battaglia”.