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2020-08-12 16:52

Inceneritori e Sblocca Italia: parere positivo ma condizionato di 15 regioni su 20

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Quindici Regioni favorevoli, con condizioni, e cinque contrarie -  Lombardia, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise - con differenti motivazioni. E’ finito così il confronto tra Stato e Regioni, assente la Sicilia, svoltosi il 20 gennaio sullo schema di decreto del governo che, in attuazione della legge “Sblocca Italia”, prevede la realizzazione di inceneritori in diverse Regioni. Dai 12 previsti da una prima versione del decreto lo scorso agosto, si è scesi a nove, eliminando quelli ipotizzati in Liguria, Piemonte e Veneto. Dovrebbero restare quelli previsti in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Sardegna e due in Sicilia.

Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Commissione infrastrutture per la conferenza delle Regioni e assessore all’Ambiente della Campania, ha spiegato che la condizione posta dalle Regioni favorevoli è che il governo accolga alcuni emendamenti, tesi all’integrazione tra i piani regionali dei rifiuti e quello nazionale, con decisione finale delle Regioni e non del governo. In sostanza, le quindici regioni favorevoli pongono la condizione che il piano del governo fotografi la situazione attuale e il fabbisogno esistente ma che poi la decisione sulla realizzazione degli impianti e la pianificazione spettino alle Regioni, attraverso i rispettivi piani di gestione, tendendo presente il trend di crescita della raccolta differenziata. In pratica, un ribaltamento di quanto previsto dallo Sblocca Italia. La decisione finale è stata rinviata a una nuova riunione della Conferenza Stato-Regioni.

Per quanto riguarda il fronte dei contrari, la Lombardia, dove non è previsto alcun nuovo inceneritore ma che dovrebbe ospitare i rifiuti di altre Regioni, si oppone perché, ha spiegato l’assessore al Bilancio, Massimo Garavaglia, “noi stiamo smantellando gli inceneritori e quindi per noi il decreto così non ha senso”. Inoltre, “proporremo al ministro dell'Ambiente Galletti che i rifiuti aggiuntivi non possano andare in Regioni che hanno problemi di polveri sottili; ci sono anche le infrazioni sulle polveri sottili, quindi le due cose non possono andare insieme”. Per l’assessore lombardo all’Ambiente, Claudia Terzi, si tratta di “uno scempio ambientale. Visto il 'no' di molte Regioni, il governo di fatto ha deciso di bypassarle, inventandosi, ma solo per i rifiuti, le cosiddette 'aree macroregionali'. Questo significa che, dall'Emilia Romagna in su, non serviranno nuovi inceneritori, ma solo perché ci penserà la Lombardia, con la sua capacità, a smaltire il pattume degli altri. E non vengano a raccontare la favola che sono stati bravi, visto che hanno ridotto i nuovi inceneritori da realizzare da dodici a nove”.

L’Umbria è contraria perché “il piano predisposto dal Governo non tiene conto del Piano regionale umbro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che prevede una precisa scelta in direzione della raccolta differenziata al 68,6 per cento ed il collocamento sul mercato di Combustibile solido secondario (CSS) per 58 mila tonnellate all’anno, portando così il fabbisogno di trattamento termico a 72 mila tonnellate all’anno. Fattori questi che rendono oltretutto economicamente non sostenibile la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione”.

Contrario anche l’Abruzzo, che ritiene “non adeguatamente considerate le particolari ed intrinseche condizioni del nostro territorio regionale, sia sotto il profilo geomorfologico che microclimatico, che lo rendono pressoché unico nel panorama nazionale”.

Per quanto riguarda la Sicilia, assente alla riunione della Conferenza Stato-Regioni, la vicepresidente Maria Lo Bello ha detto che se fosse stata presente avrebbe “spiegato e ribadito che siamo sempre della stessa idea che è quella dei sei mini impianti. Anche se naturalmente bisogna accelerare sulla raccolta differenziata”.