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2018-10-18 00:38

Presentato il Rapporto annuale dell’Ispra sui rifiuti urbani

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Ispra ha presentato l’edizione 2015 del Rapporto rifiuti urbani, da cui emerge che nel 2014 la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani è stata del 45,2%, 2,9 punti in più rispetto al 2013. Con sei anni di ritardo è stato conseguito l’obiettivo fissato dalla normativa per il 2008 (45%). In valore assoluto, la raccolta differenziata si attesta a 13,4 milioni di tonnellate, con una crescita di 900 mila tonnellate rispetto al 2013 (+7,2%). Nel Nord la raccolta differenziata raggiunge 7,8 milioni di tonnellate, nel Centro 2,7 milioni di tonnellate e nel Sud poco meno di 2,9 milioni di tonnellate.

La raccolta pro capite è pari, su scala nazionale, a 221 kg per abitante per anno, con valori di 281 kg per abitante per anno nel Nord (+15 kg per abitante per anno rispetto al 2013), 223 kg per abitante per anno nel Centro (+23 kg per abitante per anno) e 139 kg per abitante per anno nel Sud (+10 kg per abitante per anno).

Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme, il 42% della produzione: più del 16% è costituito dal recupero di materia della frazione organica (umido+verde) e oltre il 25% dal recupero delle altre frazioni merceologiche.

Circa 4,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono recuperate in impianti di compostaggio e digestione anaerobica (+12,6% rispetto al 2013). Il pro capite nazionale di trattamento dei rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata (digestione anaerobica+compostaggio), nel 2014, è pari a 80 kg/abitante con valori molto diversi nelle singole aree geografiche: 124 kg/abitante al Nord, 59 kg/abitante al Centro e 34 kg/abitante al Sud. Tali dati non sono completamente confrontabili con quelli della raccolta della frazione organica a livello territoriale. Infatti, la scarsa dotazione impiantistica rilevata in alcune aree del Centro - Sud del Paese (205 impianti dei 308 operativi a livello nazionale sono localizzati al Settentrione) comporta la movimentazione di rilevanti quantità di rifiuti da queste aree verso gli impianti del Nord. La raccolta della frazione organica (umido+verde), infatti, al livello nazionale raggiunge i 94 kg/abitante, con 116 kg al Nord, 92 kg al Centro e 66 kg al Sud.

Per le restanti quote, il 31% dei rifiuti urbani viene smaltito ancora in discarica. Il 17% è incenerito, mentre circa il 2% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, per essere utilizzato come combustibile per produrre energia; l’1% viene utilizzato, dopo trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 2%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti di trattamento meccanico biologici, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, e l’1% è esportato.

I rifiuti urbani, comprensivi della frazione secca e del CSS di origine urbana, avviati a incenerimento, nel 2014, sono stati oltre 5,1 milioni di tonnellate, con una flessione, rispetto al 2013, del 4,5%. Nel 2014, la percentuale di incenerimento in relazione alla produzione di rifiuti urbani è stata del 17,4%, contro il 18,2% del 2013 L’analisi dei dati regionali mostra che il maggior quantitativo di rifiuti urbani è incenerito nelle regioni del Nord (70,4% del totale nazionale); la Lombardia incenerisce il 35,6% del totale nazionale di RU, FS e CSS trattati, seguono l’Emilia Romagna (18,0%), la Campania (13,3%), il Piemonte (8,2%), il Lazio (7,0%), il Veneto (4,3%), il Friuli Venezia Giulia (2,9%), la Sardegna (2,7%) e la Toscana (2,5%).

Nel 2014, in Italia sono stati operativi 44 impianti di incenerimento per rifiuti urbani, 29 dei quali localizzati al Nord (13 nella regione Lombardia), 8 al Centro (5 in Toscana e 3 nel Lazio) e 7 al Sud. Di questi 44 impianti, 12 sono dotati di ciclo cogenerativo; questi ultimi hanno trattato 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti, con un recupero sia di energia termica che elettrica di quasi 1,6 milioni di MWh. I 32 impianti dotati di sistemi di recupero energetico elettrico hanno incenerito oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando quasi 3 milioni di MWh di energia elettrica.

Delle 321 mila tonnellate di rifiuti urbani esportati, 320 mila sono rifiuti non pericolosi (il 99,6%). In particolare, 99 mila tonnellate provengono dal trattamento meccanico, 83 mila tonnellate sono i combustibili (CSS), 54 mila tonnellate sono le frazioni merceologiche da raccolta differenziata e 74 mila tonnellate sono i rifiuti di imballaggio. Il 56,6% (182 mila tonnellate) dei rifiuti urbani esportati viene avviato a recupero di energia, il 41,6% è recuperato sotto forma di materia (134 mila tonnellate) e solo l’1,9% (6 mila tonnellate) è sottoposto ad operazioni di smaltimento. L’Austria e i Paesi Bassi, con 115 mila tonnellate e oltre 41 mila tonnellate, rappresentano i Paesi verso cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani.

Analizzando i dati relativi alle diverse forme di gestione messe in atto a livello regionale, l’Ispra evidenzia che, dove esiste un ciclo integrato dei rifiuti grazie ad un parco impiantistico sviluppato, viene ridotto significativamente l’utilizzo della discarica. In particolare, in Friuli Venezia Giulia lo smaltimento in discarica è ridotto al 6% del totale dei rifiuti prodotti, in Lombardia al 7% ed in Veneto al 12%. Nelle stesse regioni la raccolta differenziata è pari rispettivamente al 60,4%, al 56,3% ed al 67,6%, e consistenti quote di rifiuti vengono trattate in impianti di incenerimento con recupero di energia. Vi sono regioni in cui il quadro impiantistico è carente o del tutto inadeguato; è il caso della Sicilia, dove i rifiuti urbani smaltiti in discarica rappresentano ancora l’84% del totale dei rifiuti prodotti, ma anche di Lazio, Campania e Calabria, che destinano consistenti quote di rifiuti ad impianti situati in altre regioni.