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2020-08-05 13:05

Revisione dei Certificati Bianchi, una risoluzione della Commissione industria del Senato chiede l’inserimento anche del teleriscaldamento

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione industria del Senato ha approvato una risoluzione nell’ambito della consultazione pubblica avviata dal ministero dello Sviluppo economico sul documento del governo Proposte per il potenziamento e la qualifica del meccanismo dei Certificati Bianchi.

La risoluzione impegna il governo a includere ulteriori categorie di intervento, come il settore del teleriscaldamento, nell'ambito di applicazione dei certificati bianchi e a non escludere, in via transitoria e fino alla definizione di un sistema di tassazione delle emissioni di CO2 e del pieno funzionamento del sistema ETS, gli interventi concernenti la produzione di calore da fonti di energia rinnovabile  e da calore di scarto quando sia sostitutiva di fonti fossili, o da gas naturale quando sia in sostituzione del carbone, in ambito industriale.

La richiesta del Senato relativa al teleriscaldamento chiede di colmare una lacuna presente nel documento del ministero dello Sviluppo economico che, con una scelta dei tempi criticata da più parti, proprio mentre era in corso la consultazione pubblica ha emesso uno schema di decreto che revoca cinque schede tecniche, tra cui quella sul teleriscaldamento, per la quantificazione dei risparmi nell’ambito del meccanismo dei Certificati Bianchi, ritenendo che “non siano più conformi alle finalità del meccanismo determinando, pertanto, la necessità della loro revoca”. La revoca viene motivata con la necessità di “evitare il rischio di sovraincentivazione dell’intervento di efficienza energetica”. Su questo schema di decreto, il 20 ottobre ha ottenuto l’intesa della Conferenza Unificata Stato-Regioni ma ancora non è stato reso pubblico il testo dell’intesa, dopo che le Regioni si erano espresse a favore del mantenimento della scheda tecnica riguardante il teleriscaldamento.

La risoluzione approvata al Senato impegna il governo anche a “provvedere a una definizione rigorosa del criterio dell’addizionalità, al fine di garantire che siano effettivamente incentivati i soli risparmi energetici ulteriori rispetto a quelli ottenibili mediante l'impiego di tecnologie standard alla luce dell'evoluzione tecnologica o tramite il mero rispetto di obblighi normativi”; 

Il governo viene impegnato anche a rivedere le modalità di riconoscimento dei certificati, con particolare riferimento al coefficiente di durabilità "tau", che consente un riconoscimento anticipato di risparmi futuri, “evitando ogni forma di anticipazione che incrementi il rischio per i consumatori di finanziare risparmi energetici non realizzati”.