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2019-05-23 03:08

L’80% delle cartucce per stampanti non viene raccolto separatamente e recuperato a causa della burocrazia e le norme Ue rendono difficile una soluzione

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Le complicazioni burocratiche a livello locale stanno portando a un’enorme dispersione di cartucce per stampanti, che non vengono correttamente smaltite. Secondo un’interrogazione presentata alla Camera da Scelta Civica, “se si tiene conto che nell'arco di un anno solare vengono prodotte o semplicemente commercializzate sei milioni di cartucce, è facile comprendere che l'attuale «incertezza normativa e procedimentale» ne ha, di fatto, impedito il recupero nella misura di circa dell'80 per cento, ossia di ben 9.600.000 cartucce in due anni, disperse nell'ambiente e di cui solo una piccola parte può considerarsi «rifiuto», poiché la maggioranza di esse sono rigenerabili e ricaricabili e, quindi, veri e propri beni produttivi”.

Il problema è costituito dal fatto che ogni esercizio commerciale, per poter ritirare le cartucce esaurite, deve ottenere dalla Regione o dalla Provincia l’autorizzazione al deposito di rifiuti. A ciò si aggiunge, come ha detto nella risposta il sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo, che Regioni e Province “agiscono in modo autonomo, generando anche procedure diverse spesso anche nell'ambito di una stessa regione”. Si parla di circa diecimila autorizzazioni.

Il sottosegretario ha illustrato la soluzione proposta da Buffetti ed Ecostore, che hanno sollecitato la predisposizione di un accordo di programma, che preveda il rilascio di un’unica autorizzazione da parte della Regione o della Provincia dove le due aziende hanno la sede legale, che si estenderebbe a tutte le aree di stoccaggio presso le quali verrebbero posizionati i contenitori destinati alla raccolta delle cartucce conferite dai cittadini. Il ministero dell’Ambiente sarebbe d’accordo, perché “l'attività descritta si configura senz'altro come ambientalmente virtuosa” e perché si tratta “di semplificare l'attività autorizzativa che, se posta in capo ad ogni singolo esercizio commerciale, vanificherebbe, di fatto, la sostanza dell'accordo stesso”. Tutti d’accordo, quindi, eppure è difficile tradurre in pratica questa possibile soluzione, a causa delle norme dell’Unione europea, dove si parla tanto di promozione dell’economia circolare. Infatti, ha dichiarato il sottosegretario, “non si possono, tuttavia, nascondere le difficoltà di individuare un percorso amministrativo che, senza ledere la normativa sulle autorizzazioni, di derivazione comunitaria, consenta le semplificazioni necessarie a rendere operativo l'accordo in questione”.