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2019-08-20 11:45

Risoluzione della commissione ambiente del Senato sulla futura direttiva europea in materia di rifiuti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La commissione ambiente del Senato ha approvato una risoluzione, nell’ambito della consultazione avviata lo scorso 28 maggio dalla Commissione Ue sull’economia circolare, nel cui ambito dovrebbe essere proposta, entro l’anno, una nuova direttiva sui rifiuti, con cui la Commissione europea vorrebbe tenere in maggiore considerazione le diversità tra Stati membri nella gestione dei rifiuti, rafforzando la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo, e incrementando l'uso di materie prime secondarie.

La risoluzione afferma che “in una politica di gestione dei rifiuti orientata all'economia circolare è fondamentale un sistema di tariffazione dei rifiuti in funzione delle quantità conferite in maniera indifferenziata. Si tratta di uno strumento di responsabilizzazione dei cittadini rispetto sia alla produzione di rifiuti che alla partecipazione al riciclo”. Inoltre, “in tal modo, il carico viene associato alla sola quantità che la normativa impone di minimizzare e al flusso di rifiuti per il quale vi è il maggior costo di trattamento e smaltimento”.

Sulla futura direttiva, la risoluzione afferma la necessità di trovare un accordo in merito alle definizioni fondamentali e sul metodo di calcolo delle percentuali di riciclaggio. Questo chiarimento preliminare è considerato “presupposto imprescindibile” per l'accordo sugli obiettivi. “È necessario infatti assicurare la omogenea applicazione della direttiva in tutti gli Stati membri per garantire l'affidabilità, la confrontabilità e la coerenza dei dati di riciclaggio in tutti gli Stati dell'Unione, oltre alla leale concorrenza fra gli operatori del settore. A tale riguardo, si sottolineano le criticità derivanti dalla diversa interpretazione degli Stati membri sui concetti di recupero, recupero di materia, backfilling, riciclaggio e End of Waste. L'operazione considerata riciclaggio in un Paese è spesso considerata smaltimento in altri. Ne conseguono confusione e differente applicazione della normativa comunitaria con differenti performance di recupero e riciclaggio degli Stati membri”.

Secondo i senatori, è “opportuno eliminare le diverse metodologie di calcolo della percentuale di riciclaggio dei rifiuti urbani, per adottare una metodologia unica corrispondente al metodo 4 della vigente decisione 753/2011/CE, oltre alle ulteriori disposizioni proposte relative all'armonizzazione del calcolo delle quantità riciclate. Si propone quindi di armonizzare le definizioni e la metodologia di calcolo del riciclaggio e sperimentare il nuovo sistema per qualche anno prima di fissare nuovi obiettivi più ambiziosi degli attuali”.

Inoltre, “la definizione di nuovi obiettivi per il conferimento dei rifiuti in discarica va armonizzata con le definizioni di recupero, riciclaggio, recupero di materia, backfilling e del nuovo metodo di calcolo delle quantità di rifiuti riciclate”.

La risoluzione chiede “un divieto europeo giuridicamente vincolante di conferimento in discarica dei rifiuti riciclabili e recuperabili”. La proposta di direttiva presentata nel luglio 2014 dalla Commissione Ue presieduta da Barroso e poi ritirata dalla Commissione Juncker prevedeva questo divieto solo per i rifiuti riciclabili, entro il 2025, mentre la risoluzione della commissione ambiente del Senato “ritiene che tale divieto debba essere applicato anche ad altri rifiuti post-consumo recuperabili, cioè i rifiuti che non possono essere sostenibilmente riciclati, ma che possono essere invece utilizzati come una risorsa per la produzione di energia”.

La risoluzione si sofferma in particolare sui rifiuti organici, perché “gran parte delle problematiche e degli impatti generati dai rifiuti deriva dalla gestione di questa frazione, che costituisce percentualmente la quota più rilevante nella produzione dei rifiuti urbani. È essenziale che la politica europea fissi regole armonizzate per il corretto riciclaggio della frazione organica, definendo i requisiti sulla qualità dei prodotti riciclati chiamati compost e digestato. Per la tutela della salute umana e dell'ambiente, tali prodotti devono essere di una qualità elevata, assicurata esclusivamente tramite una accurata selezione dei rifiuti all'origine e non attraverso tecniche di trattamento a posteriori. Tali tecniche infatti generano un prodotto che mette a rischio la salute dell'ambiente e dei cittadini e che in Italia può esclusivamente trovare collocazione nella copertura giornaliera delle discariche. E' altresì opportuno che tale prodotto ottenuto attraverso la selezione a valle dei rifiuti (trattamento meccanico biologico) non sia conteggiato ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio della direttiva quadro rifiuti, per non penalizzare quei Paesi che, considerando riciclati solo quei prodotti provenienti dalla selezione a monte, fanno uno sforzo considerevole per tutelare l'ambiente e la salute dei propri cittadini”.