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2018-10-18 20:46

Ecoballe in Campania, arriva una maxi-multa Ue ma il governo non ha ancora deciso cosa fare

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 16 luglio, la Corte di giustizia europea depositerà la sentenza nel procedimento intentato dalla Commissione Ue contro l’Italia, in merito all’irrisolto problema dello smaltimento delle ecoballe di rifiuti, precedentemente sottoposti a tritovagliatura, e per l’inadempienza della regione Campania nella definizione e attuazione del piano regionale di gestione dei rifiuti. Rispondendo a un’interrogazione alla Camera, primo firmatario Raffaele Calabrò (Area popolare), il Ministro dell’ambiente, Gian Luca Galletti, ha giudicato plausibile la previsione di una multa che si potrebbe aggirare intorno ai 90 milioni di euro l’anno.

La vicenda è iniziata quindici anni fa, quando in Campania, a partire dal 2000, si sono andati accumulando rifiuti, giunti poi, nel 2009, a circa cinque milioni di tonnellate, suddivise in circa quattro milioni di ecoballe, stoccate in 22 siti, la cui gestione è affidata a società provinciali, che provvedono anche a corrispondere i canoni di locazione per gli undici siti di proprietà privata. Il costo complessivo della gestione è di circa 16 milioni di euro l’anno.

Su come uscire da questa situazione, il Ministero non ha ancora assunto una decisione ma ha solo prospettato delle ipotesi tecniche, che sta discutendo con gli uffici dell’Unione europea. Tra le ipotesi, il Ministro Galletti ne ha illustrate tre. La prima prevede la realizzazione di un apposito impianto di termovalorizzazione nel comune di Giugliano, che “sconta le perplessità della popolazione residente” e che richiederebbe tre anni per la costruzione e circa quattordici, cioè fino al 2033, per il completo smaltimento delle ecoballe. La seconda ipotesi prevede lo smaltimento in impianti di termovalorizzazione già esistenti in Italia e all’estero, con un costo di circa 800 milioni di euro e una durata di circa dieci anni.

La terza ipotesi prevede una soluzione diversificata: nel sito più grande, si procederebbe alla “messa in sicurezza permanente dei rifiuti, così come già avviene in altri Paesi d’Europa, per esempio in Germania. Il sito di stoccaggio sarebbe trasformato in una discarica a norma, con impermeabilizzazione della falda, captazione del biogas prodotto e copertura delle ecoballe con strutture definitive e destinate sia per scopi sociali che per la produzione di energie rinnovabili”. Le ecoballe rimanenti verrebbero avviate alla termovalorizzazione, come consentito dall’art. 35 del decreto “Sblocca Italia”. Questa terza soluzione avrebbe un costo di circa 280 milioni di euro e un tempo di realizzazione di circa tre anni.

Sebbene il Ministro Galletti non si sia espresso in merito alle tre ipotesi, la preferenza sembrerebbe andare verso la terza soluzione, visto che il Ministro ritiene che “la soluzione del problema debba rispettare alcuni principi condivisi: l’eliminazione dei pericoli per l’ambiente; il contenimento dei tempi dello smaltimento e messa in sicurezza per contenere la penalità; la minimizzazione dei costi e, non per ultimo per importanza, l’accettabilità sociale della scelta, operata in condivisione con la regione”