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2020-09-28 16:41

La Banca Mondiale promuove la fine del gas flaring entro il 2030. Assenti governo e compagnie statunitensi

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Nove Paesi, dieci compagnie petrolifere e cinque istituzioni finanziarie e per lo sviluppo hanno sottoscritto l’impegno a porre fine, entro il 2030, alla pratica del gas flaring, cioè della combustione in torcia del gas che fuoriesce dai pozzi petroliferi, riconoscendo che è insostenibile, sia dal punto di vista della gestione delle risorse, sia dal punto di vista ambientale. L’iniziativa, denominata Zero Routine Flaring by 2030, è stata lanciata il 17 aprile, a Washington, dal Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e dal presidente della Banda Mondiale, Jim Yong Kim.

Nel complesso, gli aderenti all’iniziativa rappresentano oltre il 40% del gas flaring a livello mondiale, che ammonta a 140 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno, a cui corrispondono circa 350 tonnellate di CO2 emesse nell’atmosfera, equivalenti alle emissioni di circa 77 milioni di automobili. Se questa quantità di gas fosse utilizzata per la produzione di energia, potrebbe fornire 750 miliardi di kWh di elettricità, più di quella attualmente consumata in tutto il continente africano.

Aderendo all’iniziativa, i governi s’impegnano a garantire un ambiente giuridico, legislativo e operativo che incoraggi gli investimenti per l’utilizzo del gas e le infrastrutture necessarie per fornirlo a questi mercati, garantendo ogni sforzo per far cessare il gas flaring entro il 2030.

Le compagnie petrolifere s’impegnano a non adottare più questa pratica nei nuovi giacimenti petroliferi e a trovare soluzioni economicamente sostenibili per eliminare il gas flaring il prima possibile e comunque non oltre il 2030.

Governi e compagnie riporteranno annualmente i loro progressi e le quantità di gas bruciate attraverso il gas flaring, che poi la Banca Mondiale aggregherà e pubblicherà.

Le compagnie petrolifere che aderiscono all’iniziativa Zero Routine Flaring by 2030 sono: Eni, Total, Shell, Statoil, Kuwait Oil Company, Societé Nationale des Hydrocarbures – Cameroon, State Oil Company of the Azerbaijan Republic, Petroamazonas EP (Ecuador), Societé Nationale des Petroles du Congo, BG Group.

I governi coinvolti sono quelli di Russia, Norvegia, Kazakhstan ,Uzbekistan, Francia, Camerun, Congo, Gabon e Angola.

Le organizzazioni internazionali che forniscono il loro sostegno sono: Banca Mondiale, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Banca per lo sviluppo africano, Banca per lo sviluppo asiatico, Banca per lo sviluppo islamico e l’Agenzia Onu per l’energia sostenibile per tutti (Se4All).

La Banca Mondiale si attende molte altre adesioni nei prossimi mesi ma in questa fase di lancio dell’iniziativa si fa notare l’assenza delle compagnie e del governo statunitensi.

In base ai dati relativi al 2012, il 65% del gas flaring è concentrato in otto paesi: Russia, Nigeria, Iran, Iraq, Stati Uniti, Algeria, Kazakhstan e Venezuela.