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2018-04-20 22:43

Finale con paura

LE ARMI BIOLOGICHE

di: 
Francesco Mauro

Le armi biologiche, come e forse più delle armi chimiche, sono note fin da tempi molto antichi. Nonostante ciò, non sono mai state usate in combattimento. Questa situazione sembra dovuta a problemi di parziale efficacia, difficoltà tecniche, percezione e opportunismo. In questo campo, la tecnologia classica è ormai quasi obsoleta e accessibile praticamente a tutti gli stati ed entità di fatto sovrane; ma le tecnologie di diffusione degli organismi e la loro manipolazione genetica non sono affatto semplici. Allo stato attuale, la funzione delle armi biologiche sembra essere la deterrenza e gli effetti psicologici del loro uso.


Terminologia e storia
I recenti avvenimenti in Siria, con quello che nei fatti è uno stato di guerra, hanno ridestato l’interesse e la preoccupazione per la “guerra non-convenzionale”. Com’è noto, nel caso della Siria, osservatori internazionali, diplomatici, attori istituzionali, organizzazioni non-governative (NGOs) concordano che siano stati usati, probabilmente da entrambi i contendenti, agenti chimici del tipo dei gas nervini. Come in altri casi negli ultimi decenni, non risulta che siano stati usati in combattimento agenti biologici – a parte gli umani, naturalmente – applicando così una sorta di moratoria.

E' opportuno ricordare preliminarmente alcuni problemi di terminologia. Gli agenti biologici vengono spesso chiamati anche agenti batteriologici, ma tale definizione non è corretta, dato che le specie di interesse comprendono virus, rickettsie, batteri e funghi patogeni monocellulari; in teoria, anche gli insetti ed altri invertebrati dovrebbero essere presi in considerazione, sia in quanto tali - la cosa è evidente nel caso dell'induzione per ragioni belliche di malattie nelle piante alimentari - come portatori di microorganismi patogeni per l'uomo. Appare quindi più appropriato il termine di agenti biologici.

Esistono altri problemi di nomenclatura che, in certi casi,  hanno portano persino a disquisizioni legali sull'interpretazione dei trattati internazionali: è il caso dei prioni, agenti non-viventi di natura funzionale biologica (infettiva), tra cui l’agente della “mucca pazza”; è il caso delle tossine prodotte ed estratte dai microorganismi (ed anche da piante ed animali) che, a rigor di termini, sono degli agenti chimici. Sul piano scientifico, la questione potrebbe essere facilmente risolta estendendo, in analogia a quanto avviene per le cosiddette biotecnologie avanzate, il significato del termine “agente biologico” non solo a tutti gli organismi viventi, ma alle sostanze (ovviamente tossiche) da questi prodotte, e persino a quelle sostanze sintetiche che "mimano" (imitano) prodotti biologici o vengano prodotte mediante meccanismi "mimetici" di quelli presenti negli esseri viventi.

Come sopra accennato, le armi chimiche e quelle biologiche non rappresentano sul piano storico una novità. Le armi a punta (frecce, lance e pugnali) avvelenate con sostanze tossiche naturali, anche letali nell'arco di qualche secondo, sono patrimonio di molti popoli primitivi. Altrettanto vasto, ma ormai quasi sconosciuto all'uomo moderno, è l'uso di sostanze incapacitanti per i pesci, da impiegare per la pesca a mano in pozze, laghi o lagune.

Nel XIV secolo, si è verificato il primo caso registrato di impiego deliberato di un agente biologico, quando le piazzeforti commerciali genovesi in Crimea vennero investite dai Tartari, che usarono nell'assedio di Caffa (Teodosia, Fyodosia) il lancio di cadaveri morti per malattia infettiva (peste bubbonica). Alcune delle teorie sull'innesco dell'epidemia di "peste nera" in Europa (1346-1350), che eliminò circa un terzo della popolazione, fanno riferimento appunto al rientro a Genova (con sosta a Costantinopoli) di coloni infetti oppure di gruppi di ratti portatori del microorganismo trasportati via mare. Si è anche parlato dell'uso di coperte infette distribuite ai nativi nord-americani nel corso delle guerre coloniali tra francesi e inglesi e durante i decenni di aspra lotta per il loro raggruppamento forzato nelle riserve.

Dopo la Prima guerra mondiale, sotto la spinta dell’opinione pubblica impressionata dall’impiego dei gas asfissianti, la maggioranza degli stati firmò nel 1925 il protocollo della Lega delle Nazioni che proibiva l'uso di "gas asfissianti, velenosi o altri gas” e di “metodi batteriologici di combattimento", anche se alcuni stati poi non lo ratificarono ed altri condizionarono la loro adesione al non uso di metodi non-convenzionali da parte del nemico. Nella Seconda guerra mondiale, nonostante le ampie riserve contenute nei magazzini militari e lo sviluppo da parte tedesca di una nuova classe di agenti chimici (gas nervini: Tabun, Sarin e Soman, tutti composti organofosforici), i gas non vennero usati in combattimento e degli agenti biologici non ne venne programmato l’impiego in combattimento; ci si limitò all'uso molto esteso di cortine fumogene e proiettili incendiari (compreso il napalm, una miscela di benzina o petrolio con sapone di alluminio per renderla gelatinosa). Continuarono però le attività di ricerca che non vennero poi tutte "declassificate" nel dopoguerra.

 

Sviluppi a partire dalla Seconda guerra mondiale
In effetti, dopo l’inizio della guerra, gli Alleati si erano preoccupati dell’evolversi della situazione: Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada stabilirono un programma tripartito, in cui fu data priorità alle armi anti-uomo, senza  trascurare il lavoro sugli animali e sulle piante domesticate. Venne condotta sperimentazione su come diversi agenti potevano essere preparati e utilizzati in termini di armamento; in particolare, fu studiata una bomba a cluster in grado di diffondere spore di antrace, ma poi l’ordigno non entrò in produzione grazie alla fine della guerra. Gli Stati Uniti presero anche in considerazione la possibilità di usare un fungo per danneggiare il raccolto di riso del Giappone, ma vi rinunziarono per ragioni di strategia. Il Giappone rimase il solo ad aver impiegato in epoca moderna agenti biologici (non in combattimento) contro una popolazione civile, cinese in particolare, e contro un numero molto alto, intorno a 10.000, di prigionieri di guerra usati come cavie. L’unità speciale responsabile era perfettamente nota ma i suoi ufficiali, catturati dalle truppe americane, non vennero perseguiti in cambio di informazioni sullo stato del programma.

Sul piano diplomatico, la situazione si era già complicata prima delle guerre mondiali. Gli Stati Uniti avevano accettato le regole stabilite a Ginevra nel 1907 ma poi, come il Giappone anteguerra, non ratificarono il bando deciso dal Protocollo di Ginevra del 1925. Nel secondo dopoguerra, Stati Uniti e Gran Bretagna ritardarono il negoziato delle Nazioni Unite sulla limitazione delle armi di distruzione di massa, mentre i rispettivi governi studiavano i possibili impieghi tattici, strategici e sotto copertura dell’armamento biologico ed il loro potenziale in quanto armi non-convenzionali. Da queste analisi emergeva il costo relativamente basso di queste armi ed il fatto che non comportavano costi per la ricostruzione o per l’utilizzazione delle infrastrutture una volta eliminato il nemico.

Nel 1950, il governo statunitense, in un contesto caratterizzato dalla tensione in aumento nel quadro della Guerra Fredda, ed in modo precipuo dallo scoppio della guerra di Corea, lanciò segretamente un programma di ricerca straordinario, ben finanziato e con obiettivi ambiziosi nel campo degli agenti biologici. L’espansione degli studi sugli agenti biologici prendeva così lo stesso passo di quella sugli agenti chimici che, dopo l’ingegnerizzazione del gas nervino Sarin nel 1951, aveva trasferito nel 1953 gli sforzi verso la più potente serie V di gas nervini già sviluppata dagli inglesi, ottenendo per il 1957 l’ingegnerizzazione dell’agente VX. L’obiettivo per gli agenti biologici era comunque quello di una capacità operativa nel caso di guerra con l’Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese. Questi obiettivi vennero raggiunti e le sostanze individuate, compreso un interessante sviluppo di febbre gialla diffusa da una zanzara portatrice.

Durante la guerra di Corea, ci fu la nota accusa agli Stati Uniti di aver impiegato degli agenti biologici (secondo alcuni, malattie infettive come una forma particolarmente virulenta di influenza), che non venne mai però comprovata dalle indagini condotte dalle Nazioni Unite, anche in seguito al rifiuto nord-coreano di fornire prove circostanziate o permettere ispezioni neutrali. 

Nel 1969, il presidente Nixon decise di eliminare le armi biologiche dall’arsenale militare e nel 1972 gli Stati Uniti firmarono la Convenzione sulla Guerra Biologica e con le Tossine, che proibiva anche le preparazioni difensive, poi ratificata con voto del Senato nel 1974. I negoziati internazionali per l’inclusione di un adeguato sistema di ispezione sono falliti da allora a quasi tutti gli anni ‘90 malgrado i metodi di monitoraggio applicati alla tutela della biodiversità ed al controllo delle biotecnologie e delle malattie infettive fossero assai migliorati. Da alcuni esperti la Convenzione è stata definita come “inapplicabile o impossibile da far rispettare”. I rapporti internazionali peggiorarono anche per l'uso surrettizio o sospettato di agenti biologici: gli Stati Uniti per gli agenti "orange" usati come defoglianti in Vietnam (ma che ovviamente funzionavano anche come anti-raccolto) e l'Unione Sovietica per l'impiego non confermato di agenti chimici e biologici in Afghanistan.

In questa situazione di reciproche accuse, dopo gli accordi del 1972 che permettevano la ricerca a scopo difensivo, divenne aspra la polemica sull'eventuale uso di questo tipo di ricerca per la messa a punto di materiale difensivo. Questa ipotesi diventava ancor più preoccupante in considerazione delle possibilità aperte dalla tecnologia del DNA ricombinante; le polemiche sono tuttora irrisolte.

 

Gli organismi noti
Molti organismi viventi, responsabili di malattie infettive, sono potenzialmente degli agenti biologici di impiego bellico. La natura di questi agenti però è tale da rendere i loro effetti, sul piano biologico come su quello militare, completamente diversi da quelli indotti dagli agenti chimici. Questi ultimi agiscono infatti in tempi estremamente più brevi (da secondi ad ore) rispetto alla maggioranza degli agenti biologici (da giorni a mesi), che possono addirittura dar luogo a fenomeni epidemici ed endemici di lunga durata. Dal punto di vista di queste caratteristiche, le tossine appaiono quindi come degli agenti chimici. Altre differenze riguardano la specificità, che è molto alta per gli agenti biologici infettivi (il bersaglio è una specie particolare o, in teoria, anche una razza o varietà), mentre è molto bassa per gli agenti chimici (almeno tutti gli animali a sangue caldo e, nel caso degli agenti nervini, anche gli insetti). La stessa "efficacia" è ben diversa tra i due tipi di agenti: si calcola che, per armi non-convenzionali usate in condizioni "ottimali", la mortalità sia del 90% per attacco nucleare, del 50% per attacco chimico (ipoteticamente con agenti nervini) e del 20% per attacco biologico (in assenza di interventi terapeutici), ma con un 50% aggiuntivo di morbosità.

Tabella 1 - Agenti biologici di possibile impiego bellico

 

Categoria

Malattia/Agente

Note

 

Batteri

Antrace

Bacillus anthracis

Molto stabile, bassa epidemicità.

Brucellosis

Brucella melitensis

Attivo anche e tramite animali domesticati, bassa

Epidemicità.

Morva

Malleomyces mallei

Malattia degli equini trasmissibile all’uomo, l’agente è

Noto anche come Burkolderia mallei.

Colera

Vibrio cholera

Sono noti diversi ceppi attivi nell’uomo.

Dissenteria

Shigella spp.

(dysenteriae,

boydii, flexneri,

sonnei)

 

Febbre tifoidea

Salmonella thyphi

Alta epidemicità e trasmissibilità.

Meloidosi

Withmorella

pseudomalle

 

Peste

Yersinia pestis

Nota in precedenza come Pasteurella pestis

 

Psittacosi

Chlamydophila

psittaci

Nota in precedenza come Chlamydia psittaci and la

malattia come ornitosi; gli uccelli (anche domesticati)

sono serbatoi naturali, alta epidemicità. 

Tularemia

Francisella

tularensis

Conosciuta anche come Pasteurella tularensis e la

malattia come febbre del coniglio.

Virus

Febbre di

Chikungunya

Virus di

Chikungunya

Arbovirus.

Febbre emorragica

di Dengue

Virus Dengue

Arbovirus, proposto come agente incapacitante, bassa

Epidemicità

Varie encefaliti

virali

Arbovirus

Diversi nomi: encefalite equina orientale, da zecche, venezuelana,

Febbre del Nilo

un flavovirus

 

Febbre gialla

Un flavovirus a RNAfrom

Malattia tropicale ma con ceppi adattati al clima

temperato, epidemicità assente.

Influenza

Da un ortomixovirus

A RNA

Alta epideiicità, differenti ceppi con virulenza diversa.

Vaiolo

Variola major e

Variola minor

 

Funghi

Coccidiomicosi

Coccidioides

immitis

 

Rickettsie

Febbre purpurea

delle Montagne

Rocciose

Rickettsia rickettsii

Bassa epidemicità, non trasmessa da uomo a uomo, ma

trasmessa dalle zecche Dermatocentor andersoni e Dermatocentor variabilis.

Febbre Q

Coxiella burnetii

Epidemicità asssente ma trasmesso da zecche come

Dermatocentor andersoni e Amblyomma americanum.

Tifo epidemico

Rickettsia

prowazeki

Bassa stabilità, bassa epidemicità, nessuna trasmissione

diretta ma trasmessa tramite pidocchi (Pediculus humanus-

corporis); altre forme di tifo e pseudo-tifo sono dovute a Rickettsia mooseri (febbre tifoide murina endemica

trasmessa all’uomo e al ratto dalle pulci Xenopsylla

cheopis e Polypax spinulosis), Rickettsia tsutsugamu-

shi (tifo della boscaglia in Asia e Australia tramesso da

varie specie di acari), Rickettsia quintana (febbre delle

trincee trasmessa dai pidocchi).

Tossine

Botulismo

Botulinum

Prodotto da diverse varietà di Clostridium botulinum

(compreso il tipo A).

Micotossine

Amanitina e

phalloidina

 

Estratte da Amanita phalloides e altre Amanita spp. (compresa Amanita muscaria), il principale costituente velenoso è

l’alfa-amanitina, un estratto velenoso e psicoattivo dei Basidiomiceti.

 

Tossine della

Physalia

Estrarre da organismi marini  come le meduse dette:

“cavaliere portoghese” o “caravella portoghese”, ossia

Physalia spp., specialmente Physalia physalis).

 

Tricoteceni:

Fusarium nivale,

Fusarium roseum,

Fusarium

Graminea e Fusarium

tricinctum

Identificato per usi civili in Giappone negli anni ‘60-70,

accusato di esser stato usato in Indocina (come nivalenolo     and o T2 come “blue rain”); alter tossine simili o derivate

sono state descritte: HT-2, T-2-triole, diacetosiscirpenolo,

deossidivalenolo, verrucarolo).

 

Varie tossine

batteriche

Reponsabili tra l’altro di difteria, cancrena,

avvelenamento alimentare da Staphilococcus,

tetano, peste, colera e febbre tifoidea.

La lista qui sopra presentata in Tabella 1 è puramente esemplificativa degli agenti biologici. Sono stati esclusi tutti i microorganismi che attaccano esclusivamente gli animali (domestici) e quelli che attaccano le piante. Non si fa inoltre accenno a "nuove" malattie, sia che si tratti di malattie esotiche che di malattie indotte da ceppi manipolati per via biotecnologica. E' nota una microepidemia che si è sviluppata nel 1967 dovuta all'allora appena scoperto virus di Marburg (presente in origine nei macachi).

 

Considerazioni sulla situazione attuale
I dati qui sintetizzati potrebbero però suggerire che, allo stato attuale, le "armi" microbiologiche siano in realtà, sul piano sia scientifico che militare, con l'eccezione di quei pochi agenti che risultano incapacitanti nel brevissimo periodo, più che altro dei mezzi di sabotaggio, deterrenza, rappresaglia e guerra psicologica. La disponibilità di mezzi di difesa passivi, vaccini e terapie per le truppe, conferma questo punto di vista. Una popolazione civile può essere invece estremamente vulnerabile, se non altro per la complessità dell'organizzazione delle contromisure, e gli effetti possono essere aggravati dalla lunghezza dei periodi di incubazione nel caso che il rilascio sia ignoto.

La tecnologia riguardante gli agenti biologici è anch'essa, entro certi limiti, obsoleta, e in un certo senso ancora più vecchia di quella degli agenti chimici, in quanto risale in parte alle origini della batteriologia medica e della microbiologia industriale. L'utilità militare in senso stretto, in condizioni di combattimento, è anch'essa minore, con la notabile eccezione delle tossine e di qualche raro microorganismo di effetto rapido. Non è un caso che tutti i paesi abbiano, più o meno cinicamente, accettato il bando di Ginevra (1972) sulle armi biologiche e che queste non siano mai state impiegate in combattimento nella realtà moderna. Esse rappresentano chiaramente, semmai e speriamo in linea puramente teorica, un'arma di deterrenza. Purtroppo, la difesa attiva e passiva e le contromisure non sono facili, almeno per la maggior parte degli agenti candidati, e comportano inoltre grossi problemi organizzativi (si pensi alle campagne di vaccinazione di massa). D'altro canto, se la tecnologia di produzione è praticamente disponibile a chiunque, anche ad un paese non ancora sviluppato, dato che può essere sfruttato un piccolo laboratorio di microbiologia invece di un impianto industriale, il rilascio degli agenti non è affatto un problema triviale, soprattutto nel caso di vettori balistici e/o di lunga gittata.

E' stato riportato in passato che l'Iraq possedeva la capacità di produrre a sufficienza l'antrace, il colera, il tifo epidemico (da rickettsia) e, forse, la tossina botulinica e (ancor più forse) alcune micotossine (T-2, HT-2). Le capacità di rilasciare questi agenti mediante proiettili o vettori balistici da parte dell'Iraq, nonchè il loro trasporto e mantenimento, e la stessa sopravvivenza degli organismi durante il trasporto al luogo di lancio e nel vettore, sono molto dubbie. Il problema potrebbe semmai essere posto in parte per le tossine, ammesso che esse siano realmente disponibili. Il problema può ovviamente anche essere posto, in linea teorica, per il sabotaggio al di fuori della zona dei combattimenti (vedi i casi di rilascio ad personam di antrace verificatisi negli Stati Uniti). Le considerazioni qui accennate per l’Iraq valgono per altri paesi in via di sviluppo.

Le informazioni di carattere scientifico-tecnologico indicano quindi come il problema dell'impiego di agenti biologici, e con loro di agenti chimici, nella presente situazione debba chiaramente essere spostato dal piano strettamente militare a quello più generale, ossia alla cosiddetta "guerra psicologica".

E' necessario però registrare una opinione discordante a questo proposito, ed è quella basata sulla possibilità di colpire selettivamente con un agente biologico una popolazione particolare, militare o civile, che sia preferenzialmente suscettibile, per ragioni genetiche o di regole alimentari, a detto agente. Le tecnologie della manipolazioni genomiche hanno fatto intravedere subito la possibilità o meglio un vero e proprio incubo della "arma etnica". Mentre la maggior parte degli esperti si è dichiarata francamente scettica, alcuni governi hanno accusato in via "precauzionale" Israele e il Sud Africa di avere in cantiere interventi di questo tipo ai danni rispettivamente degli arabi palestinesi e dei gruppi bantu. Ma tali ipotesi, oltre ad essere difficili da comprovare, sono difficili da sostenere dato che, nel primo caso, è la popolazione ebraica e non quella araba ad essere molto studiata e nota per essere suscettibile ad alcune patologie; e, nel secondo caso, per la diversità dei numerosi gruppi etnici coinvolti (mentre l'evoluzione geopolitica del Sud Africa ha di fatto cancellato il problema).

In termini militari, cioè di soggetti nemici esposti e incapacitati, rimane per il momento confermato il rapporto di efficienza, riportato da molti autori, relativo alle armi non-convenzionali, di circa 8:5:2 per rispettivamente le armi chimiche, nucleari e biologiche.

In conclusione, sembra essere la paura e non il pericolo a governare l'impatto degli agenti biologici ed è con questa situazione che dobbiamo fare i conti.

Nota
Rimane da trattare il problema della protezione civile in questo settore per quel che riguarda eventuali incidenti ed azioni malevole; nonché un breve cenno alle infrastrutture rilevanti, compresi l’ospedale nazionale per le malattie infettive (Forlanini-INMI), le unità e impianti militari operanti in questo ambito. Queste tematiche verranno trattate in un prossimo articolo.