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2026-05-18 02:48

ENEA: transizione in stallo, Italia fuori traiettoria al 2030

QUEL CHE C'È DA SAPERE

Il 9 aprile ENEA ha diffuso i risultati dell’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano – Anno 2025, che evidenziano nel 2025 uno stallo della transizione energetica. L’indice ISPRED, che misura decarbonizzazione, sicurezza ed economicità, scende del 30% rispetto al 2024, toccando un nuovo minimo storico.

Il quadro nazionale è di sostanziale stagnazione: consumi ed emissioni restano pressoché invariati, mentre le rinnovabili crescono solo marginalmente e restano ben al di sotto dei target del Piano nazionale energia e clima (circa il 20% dei consumi finali contro il 25% previsto).

La distanza dagli obiettivi è particolarmente evidente sul fronte della decarbonizzazione. Per centrare i target al 2030, l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni del 6–7% all’anno, un ritmo mai sostenuto in modo continuativo negli ultimi decenni. Al contrario, nel 2025 le emissioni risultano sostanzialmente stabili, mentre il mix energetico resta sbilanciato: crescono i consumi di gas e, rispetto alle attese, anche quelli di petrolio.

Critico anche il settore dei trasporti, dove le rinnovabili coprono solo il 10% dei consumi contro un obiettivo del 15%. Più in generale, la domanda di energia resta quasi ferma e il processo di elettrificazione non mostra segnali di accelerazione.

Sul fronte dei costi, l’Italia continua a scontare prezzi energetici elevati rispetto ai principali partner europei: nel 2025 l’elettricità si attesta in media a 116 €/MWh, ben sopra Germania, Spagna e Francia, mentre il gas resta circa il 70% più caro rispetto al periodo pre-crisi. Un divario che si riflette anche sulla competitività industriale, con una contrazione delle imprese energivore.

Anche a livello UE il sistema energetico appare sostanzialmente fermo: consumi stagnanti da tre anni, rinnovabili sotto traiettoria e riduzione delle emissioni limitata (−1% nel 2025). Per rispettare gli obiettivi al 2030 sarebbero necessari tagli annuali senza precedenti, dell’ordine del 3–4% dei consumi e oltre il 7% delle emissioni.

In questo quadro già fragile, le tensioni geopolitiche, in particolare il rischio di interruzioni nello Stretto di Hormuz, aumentano la vulnerabilità del sistema energetico, con effetti immediati sui prezzi. L’Italia risulta particolarmente esposta, con extracosti energetici stimati in oltre 1 miliardo di euro al mese.

Un segnale parziale di miglioramento arriva dal commercio delle tecnologie low-carbon: il deficit si riduce a meno di 4 miliardi di euro, grazie soprattutto all’export di veicoli ibridi plug-in. Tuttavia, il saldo resta negativo per il fotovoltaico e peggiora per i veicoli elettrici puri, con un disavanzo superiore ai 2,3 miliardi.