QUEL CHE C'È DA SAPERE
Nel suo Oil Market Report di marzo, la International Energy Agency (AIE) dedica un approfondimento alle scorte petrolifere mondiali e al ruolo che possono svolgere in caso di crisi dell’approvvigionamento. Secondo l’Agenzia, dopo il recente rilascio coordinato di 400 milioni di barili di greggio e prodotti petroliferi da parte dei Paesi consumatori, i livelli di stoccaggio restano comunque elevati.
Le scorte globali di petrolio e derivati sono infatti stimate in oltre 8,2 miliardi di barili, il livello più alto dal febbraio 2021. Circa la metà di queste riserve si trova nei Paesi dell’area OCSE. Di queste, circa 1,2 miliardi di barili sono scorte governative destinate alle emergenze, mentre circa 600 milioni di barili sono detenuti dall’industria in base a obblighi di stoccaggio stabiliti dai governi.
Le scorte strategiche possono essere immesse sul mercato con diversi strumenti (tra cui aste, prestiti o vendite dirette alle raffinerie) oppure rendendo temporaneamente disponibili le scorte industriali attraverso l’allentamento degli obblighi di stoccaggio.
Alla fine di gennaio 2026 le scorte governative dei Paesi OCSE erano sufficienti a coprire 27,4 giorni di domanda futura, con forti differenze regionali: 53,4 giorni nell’area Asia-Oceania, 34,2 giorni in Europa e 16,6 giorni nelle Americhe. Nel complesso dell’OCSE circa il 75% delle scorte strategiche è costituito da petrolio greggio, mentre in Europa prevalgono i prodotti petroliferi raffinati.
L’AIE ricorda inoltre il ruolo svolto dalle scorte strategiche durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando i Paesi membri decisero un rilascio coordinato di 182,7 milioni di barili per stabilizzare il mercato. Anche oggi, osserva l’Agenzia, queste riserve rappresentano un importante strumento di sicurezza energetica, ma restano una misura temporanea: l’evoluzione del mercato dipenderà soprattutto dall’andamento delle tensioni geopolitiche e dalla sicurezza delle rotte di trasporto marittimo del petrolio.