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2026-09-11 08:54

Pacchetto infrazioni UE: Italia richiamata su “Case Green” e plastica monouso

QUEL CHE C'È DA SAPERE

Nel pacchetto di procedure d’infrazione pubblicato a marzo, la Commissione europea ha adottato due decisioni che riguardano l’Italia: una lettera di costituzione in mora sulla direttiva “Case Green” e un parere motivato sul recepimento della direttiva sulla plastica monouso.

Per quanto riguarda la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (direttiva UE 2024/1275), Bruxelles ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia e ad altri 18 Stati membri (Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia) per non aver presentato entro il 31 dicembre 2025 la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plan, NBRP).

Si tratta di uno strumento centrale della direttiva “Case Green”, che dovrebbe definire la strategia con cui ciascun Paese intende migliorare l’efficienza energetica del proprio patrimonio edilizio e avviare la decarbonizzazione del settore entro il 2050. Gli Stati interessati hanno ora due mesi di tempo per rispondere; in caso contrario la Commissione potrà procedere con il passo successivo della procedura, ossia l’invio di un parere motivato.

Sempre nel pacchetto di marzo, la Commissione ha inoltre inviato all’Italia un parere motivato per il recepimento non corretto della direttiva sulla plastica monouso (direttiva UE 2019/904) e per la violazione delle norme procedurali previste dalla direttiva sulla trasparenza del mercato interno (direttiva UE 2015/1535). Secondo Bruxelles, alcune scelte della normativa nazionale (tra cui l’introduzione di una soglia minima nella definizione di plastica, l’esenzione di alcuni prodotti biodegradabili e una limitazione della responsabilità dei produttori nella copertura dei costi di raccolta dei rifiuti) restringerebbero l’ambito di applicazione della direttiva e rischierebbero di indebolirne l’efficacia.

La Commissione aveva già avviato la procedura con una lettera di costituzione in mora nel maggio 2024. Dopo aver valutato la risposta italiana, ha ritenuto che le criticità non siano state risolte e ha quindi deciso di passare alla fase successiva. Anche in questo caso l’Italia ha due mesi di tempo per adeguarsi; in assenza di misure correttive, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.