CRISI ENERGETICA
A richiesta, uno degli esperti degli Amici della Terra si è prestato a dare un’intervista ad Agorà sulla crisi energetica in corso. A posteriori, pubblichiamo il suo “sfogo” per spiegare come ogni ragionamento può essere trasformato in puro allarmismo per esigenze di "audience".
In Copertina: Diego Gavagnin. Immagini Rai.
Lunedì pomeriggio sono stato chiamato dal giornalista Vincenzo Campitelli della trasmissione Agorà, che va in onda ogni mattina come testata di informazione e approfondimento su Rai tre. Conosco il giornalista da una decina di anni perché mi intervistò già in passato. Argomento: impatto sull’energia della guerra all’IRAN.
Ho chiarito fin dalla prima telefonata che non sarei stato catastrofista e non avrei fatto affermazioni terroristiche, tipo “correte a fare il pieno perché i prezzi aumenteranno” ma avrei cercato di spiegare la situazione e le sue conseguenze. Ho avuto tutte le assicurazioni che la mia visione non sarebbe stata distorta.
L’intervista è durata una mezz’ora ed ho iniziato spiegando che quanto sta accadendo, soprattutto per la chiusura dello stretto di Hormuz, è certo una brutta botta con rischio di forti rialzi dei prezzi, ma che i Paesi OCSE, tra i quali l’Italia, hanno scorte strategiche di petrolio che permettono una autonomia di almeno tre mesi. E che se queste vengono rilasciate possono persino avere effetti calmieranti sui prezzi. In passato si è fatto varie volte.
Ho anche aggiunto che difficilmente il Presidente USA si sarebbe avventurato nella guerra all’IRAN senza la sicurezza che i prezzi della benzina non sarebbero aumentati, o almeno non così tanto da creargli problemi. Da sempre il prezzo della benzina è negli USA il termometro della volontà deli elettori. La benzina per muovere l’auto incarna l’idea di libertà degli americani. E staremo a vedere, ma è un aspetto di cui si deve tener conto.
Poi certamente, anche per il gas liquido, GNL, ci potrà essere un problema di prezzo ma le forniture non dovrebbero mancare, in particolare per l’Italia. L’inverno mite fa sì che le scorte dedicate al riscaldamento delle case siano ancora abbondanti e che anche queste si possano usare in emergenza nelle altre stagioni. Anche se certamente andranno ricostituite per il prossimo inverno. Adesso andiamo verso la primavera e di gas ne servirà comunque meno.
Ho chiarito che il gas del Qatar in Europa arriva soprattutto in Italia, al rigassificatore in mare a Rovigo, dove ne scarica tra 7/8 miliardi di metri cubi all’anno. Dato che, però, va confrontato con i consumi totali italiani di gas che è intorno a 63 miliardi. Un quantitativo sì rilevante ma ricostituibile, nell’arco dell’anno, con forniture aggiuntive da altri fornitori, anche se resta a lungo il blocco del Qatar. Altre forniture, soprattutto dagli USA ma non solo, usando le scorte per qualche settimana, tempo di durata della guerra, come previsto e dichiarato da analisti e protagonisti (anche perché missili e bombe non sono infiniti).
Anche per il petrolio, ho chiarito che i principali fornitori dell’Italia sono l’Africa, con il 37 per cento, l’ASIA 31% attraverso il Caspio e oleodotti, gli USA 12%, la Norvegia e Gran Bretagna 3,5%. Sulla crisi il Medio Oriente impatta con il 16,6 %, gestibile con le scorte strategiche fino alla risoluzione del conflitto. Poi certo, se la guerra va oltre, cambia il paradigma. In ogni caso negli ultimi mesi il mercato era molto controllato e c’è disponibilità di capacità produttiva aggiuntiva in giro per il mondo. In più, sta tornando l’offerta del Venezuela.
Altra cosa importante che ho rimarcato è di evitare ogni parallelismo con gli effetti dell’aggressione russa all’Ucraina, perché lì il vincolo sono i gasdotti che ti legano mani e piedi al tuo fornitore. In quel caso, come è stato, sono a rischio direttamente gli approvvigionamenti. Ho aggiunto che l’aumento della borsa del gas olandese, cui si fa riferimento in Europa, è passato da 30 euro MWh a 45; con la crisi ucraina passò da 20 a oltre 300. Richiamare quell’evento è sballato, puro terrorismo.
Si è poi parlato delle motivazioni ulteriori, rispetto al rischio costituito dall’IRAN armato e minaccioso verso l’occidente, che avrebbero potuto muovere il Presidente Trump contro l’IRAN. E, certamente, può esserci la volontà di mettere sotto controllo la produzione energetica iraniana, da cui dipendono buona parte dei consumi asiatici e soprattutto della Cina, cui l’IRAN destina il 90% del suo petrolio.
Gli idrocarburi del Medio Oriente vanno soprattutto verso il Pacifico, 80%, mentre quello americano USA, Canada, Brasile etc. prevalentemente verso l’Atlantico. Che poi, a far salire i prezzi, sono anche i rialzi dell’affitto di petroliere e metaniere, oltre ai premi assicurativi (diciamo che gli armatori non sono contenti se gli affondano le navi).
Insomma, il giornalista aveva riprese video in abbondanza da mettere in onda un servizio con onestà intellettuale e per fornire informazioni che avrebbero potuto portare gli spettatori a farsi una idea razionale di come stanno le cose. Magari mettendo a confronto opinioni diverse.
Niente di tutto questo. L’unica esigenza era spettacolarizzare la tragedia. Come ho capito poi, vedendo ieri mattina la trasmissione, è stato tagliato tutto quello che non era coerente con la narrazione nazional popolare (nel senso dispregiativo del termine), della crisi. Una trasmissione tutta giocata sull’allarme e la paura e sorretta da spiegazioni superficiali, errate e anche ripetitive. In più la solita passione per le liti in diretta tra partecipanti.
I pochi spezzoni della mia intervista messi in onda sono stati ritagliati intorno alla parola fatidica, “bolletta”, l’unica che interessava amplificare. Dandomi una lezione che mi ero scordato: mai fidarsi dei giornalisti degli show televisivi.
Ma in questi casi ai non allineati non è più onesto dire “guardi abbiamo cambiato idea, arrivederci”? Non ho chiesto io di essere intervistato e per me è un dovere spiegare le cose a chi ha meno conoscenze su ciò che penso di sapere, soprattutto se chi mi chiama mi conosce e quindi mi accredita. Non faccio il finto ingenuo, ma le parole contano. Se ti dico fin dall’inizio che non faccio allarmismi (il rialzo immediato si diluirà nel tempo, le bollette sono mensili o bimestrali o annuali, come spiegato) e tu invece usi una singola frase, centrata sul caro bolletta, senza aggiungere i motivi di quella affermazione, al solo fine di alimentare allarmismo, c’è un problema deontologico.
Però, infine, complimenti al caro Campitelli, merita davvero il premio Vanna Marchi, mi ha fregato proprio bene. Grazie all’Astrolabio che mi permette lo sfogo.