QUEL CHE C'È DA SAPERE
Il 9 febbraio, la Commissione europea ha avviato due consultazioni pubbliche in vista della revisione del quadro normativo climatico dell’Unione dopo il 2030. Le iniziative riguardano, da un lato, la revisione degli obiettivi climatici nazionali e delle relative flessibilità; dall’altro, la definizione del quadro giuridico per l’eventuale utilizzo di crediti internazionali ai fini del nuovo obiettivo UE al 2040.
Le due consultazioni, che resteranno aperte fino al 4 maggio, si inseriscono in un più ampio pacchetto di revisione del quadro climatico post-2030, che comprende anche l’aggiornamento del Regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima.
Entrambe le iniziative saranno accompagnate da una valutazione d’impatto e da consultazioni pubbliche della durata di 12 settimane, aperte a cittadini, istituzioni, imprese, parti sociali, ONG e mondo accademico. I contributi confluiranno nelle proposte legislative che la Commissione prevede di presentare nel quarto trimestre 2026.
La prima consultazione riguarda la revisione dei target nazionali e dei meccanismi di flessibilità nel quadro climatico europeo post-2030, in coerenza con l’obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni nette di gas serra del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, su cui Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio nel dicembre 2025.
Come si legge nel documento di avvio della consultazione, l’attuale assetto scade nel 2030. In assenza di una revisione, non vi sarebbero più obiettivi climatici nazionali vincolanti per il periodo successivo. La Commissione intende quindi proporre nuovi target nazionali che incentivino investimenti e politiche aggiuntive per ridurre le emissioni e aumentare gli assorbimenti, contribuendo al raggiungimento della neutralità climatica al 2050. L’analisi valuterà l’interazione con gli strumenti esistenti, come i due sistemi ETS, gli standard CO₂ per veicoli leggeri e pesanti e il Regolamento sui gas fluorurati, oltre al possibile rafforzamento di misure abilitanti a livello UE.
La seconda consultazione riguarda il possibile utilizzo di crediti internazionali di alta qualità per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo 2040. L’accordo politico sull’emendamento alla Legge europea sul clima prevede infatti che, a partire dal 2036, possa essere contabilizzato un contributo “adeguato” di crediti internazionali fino a un massimo del 5% delle emissioni nette UE del 1990, con una possibile fase pilota tra il 2031 e il 2035.
Il relativo “call for evidence” chiarisce che l’iniziativa punta a definire un quadro normativo coerente con l’Accordo di Parigi (articolo 6) e con il percorso europeo verso la neutralità climatica, garantendo integrità ambientale, qualità dei crediti e coerenza con gli obiettivi UE. Tra le questioni oggetto di valutazione figurano: criteri di qualità e integrità dei crediti; tipologia (riduzioni o rimozioni, settori, tecnologie) e origine geografica; modalità di acquisto e finanziamento; integrazione nel quadro climatico post-2030; impatti economici, sociali e ambientali, inclusi quelli sui Paesi terzi e sulla competitività europea.
La Commissione sottolinea che l’uso di crediti internazionali dovrà essere limitato e complementare all’azione domestica, assicurando che i costi non superino quelli di un’eventuale riduzione interna equivalente e che siano rispettati i criteri di sostenibilità e permanenza delle rimozioni.