DALLA XVII CONFERENZA PER L’EFFICIENZA ENERGETICA
La nuova bozza del Regolamento Ecodesign, datata 28 novembre 2025, rappresenta un cambio di rotta necessario e atteso da lungo tempo, ma non ancora sufficiente. Ora serve un’opera di armonizzazione delle direttive europee che concorrono alla decarbonizzazione degli edifici. Gli autori, che hanno partecipato alla XVII Conferenza per l’efficienza energetica in rappresentanza di Immergas, ci aiutano ad orientarci nella complessa normativa europea.
In Copertina: Immagine Immergas
Il 28 novembre 2025, la Commissione Europea ha pubblicato la nuova bozza di revisione del Regolamento Ecodesign per i lotti 1 e 2, ovvero: caldaie, pompe di calore, scaldacqua e tutti gli apparecchi che entrano quotidianamente nelle nostre case per assicurarci comfort termico e acqua calda sanitaria. Una bozza molto attesa, dopo anni di confronti tecnici e una proposta del 2023 che aveva profondamente destabilizzato un intero settore industriale e milioni di famiglie europee.
È bene chiarirlo subito: non è mai esistito, nella legislazione europea vigente, un divieto ufficiale di commercializzare caldaie a gas dal 2029. Quella previsione compariva solo in una bozza preliminare del nuovo Ecodesign, ora abbandonata. Oggi l’Ecodesign ritorna sull’agenda, ma con un’impostazione profondamente diversa e molto più realistica. Molti hanno parlato di dietrofront. Ma, in realtà, non è un dietrofront, è un cambio di rotta necessario.
Infatti, il cambiamento non riguarda gli obiettivi climatici — che restano ambiziosi — ma il metodo. La revisione dell’Ecodesign abbandona l’idea che la transizione possa essere imposta “per decreto”, ignorando il parco installato, la maturità delle infrastrutture e la capacità economica delle famiglie. I limiti minimi di efficienza stagionale, che nel 2023 erano stati posizionati a livelli incompatibili con qualsiasi caldaia, sono stati ora rivisti su basi tecniche coerenti. Il nuovo quadro lascia sul mercato i generatori a combustione alimentati a gas (caldaie). Non è una “resa all’industria”. È un ritorno al realismo.
Neutralità tecnologica: finalmente un segnale chiaro!
Negli ultimi anni la comunicazione europea sembrava orientata — talvolta con tratti dogmatici — verso un’unica tecnologia: la pompa di calore elettrica. Una tecnologia eccellente, certo, ma non sempre applicabile in ogni edificio, contesto climatico, condominio, portafoglio.
La nuova bozza dell’Ecodesign compie invece una scelta più matura: multitecnologica, multienergetica, multitarget.
Questo significa:
In particolare, il nuovo testo del Regolamento supera un paradosso evidente: un divieto di commercializzazione delle caldaie più moderne ed efficienti avrebbe bloccato la sostituzione proprio di quelle più vecchie e inquinanti. Una politica ambientale, per coerenza, non dovrebbe mai produrre effetti contrari a quelli dichiarati.
Purtroppo, non solo buone notizie dalle nuove bozze.
Riscontriamo un incomprensibile abbassamento dei limiti di efficienza energetica per tutti gli apparecchi diversi dalle caldaie a gas. L’attuale Regolamento ecodesign 813/2013/EU fissa limiti di efficienza diversi per le varie tecnologie, tendendo a premiare, con ottica di neutralità energetica e tecnologica, le opzioni più efficienti per ciascuna categoria ed eliminando quelle più energivore a parità di tecnologia e funzione. Così facendo, si sono ottenuti importanti risultati grazie all’eco-design: -20% consumi energetici nel settore residenziale nel periodo 2015-2025.
L’attuale bozza appiattisce tutte le altre tecnologie (pompe di calore elettriche e a gas, ibridi factory made, micro-cogeneratori) su un limite (ηs,h≥100%) che non valorizza l’avanzamento tecnologico e che rischia di vanificare l’effetto benefico apportato dal Regolamento precedente, riportando in auge tecnologie vietate dal 2015.
Proviamo a fare un esempio molto semplice dell’impatto che questa scelta potrebbe avere sui reali consumi energetici. Per farlo, partiamo dal valore di SCOP (coefficiente di prestazione stagionale) di una pompa di calore elettrica. Questo valore è l’indice del comportamento energetico dell’apparecchio, cioè della sua bontà in termini di efficienza. Più è alto e meno energia totale si consuma per produrre la quantità di calore necessaria per riscaldare le nostre case. Con l’attuale Regolamento ecodesign, il valore minimo di SCOP per l’immissione sul mercato di una pompa di calore in grado di lavorare in media temperatura (condizione necessaria per entrare in impianti esistenti) è 2,83. Con il futuro regolamento sarebbe 1,96. Questo comporta un consumo totale di energia elettrica maggiore del 30% rispetto alla peggiore delle pompe di calore elettriche presenti oggi sul mercato (quelle, cioè, con SCOP 2,83).
Da questo numero dipende il reale consumo di energia finale – quella che viene pagata in bolletta e che viene prelevata dall’utenza. Questo prescinde dall’eventuale contenuto di rinnovabili della rete elettrica. Benché rinnovabile, l’energia deve essere prodotta, distribuita e pagata, quindi un consumo eccessivo ed improprio non è giustificabile, anzi è contrario a qualsiasi principio di salvaguardia dell’ambiente, di risparmio economico, di efficientamento energetico e di sicurezza energetica. Aumentare i consumi, inoltre, renderebbe ancora più difficile raggiungere gli obiettivi di copertura di energia rinnovabile sui consumi totali. Questo non è certamente un passo verso l’uso razionale dell’energia ma un indice di idee confuse. L’efficienza vera è quella che si fa utilizzando tecnologie realmente efficienti, cioè che consumano meno energia totale per fornire il medesimo effetto utile!
Pertanto, se da un lato, rispetto all’ecodesign 2013, le caldaie vedono un deciso incremento del limite minimo di efficienza – fissato ad un valore sfidante ma tecnicamente sostenibile (es.: per caldaie domestiche innalzamento da 86% a 92%) – per le pompe di calore e gli ibridi si registra un abbassamento dei limiti, che può aprire la strada a tecnologie obsolete ed energivore (in proporzione, è come se l’attuale limite di 110% fosse abbassato a 84%, tenendo conto dei fattori di conversione dell’energia primaria PEF). Paradossalmente, apparecchi ibridi composti da caldaie a gas vietate da oltre 10 anni (caldaie a camera stagna non a condensazione) abbinate a pompe di calore anch’esse vietate da oltre dieci anni, grazie all’utilizzo del fattore di conversione dell’energia primaria che considera, a prescindere dal luogo e dallo Stato Membro, una importante quota di rinnovabile nella rete elettrica europea, potrebbero raggiungere il nuovo e poco sfidante limite di efficienza risultando in un’applicazione che annullerebbe tutti i benefici raggiunti nei 10 anni di applicazione del primo regolamento delegato (813/2013/UE) di cui alla prima direttiva eco-design.
Auspichiamo che nelle fasi di consultazione si recuperi completamente il buon senso e si adottino limiti di efficienza basati su criteri di valutazione scientifici, che tengano conto dei rischi reali di inefficienza anziché basarsi su calcoli che artificiosamente innalzano i rendimenti di apparecchi elettrici non efficienti.
La Commissione utilizza una giustificazione populista a questo abbassamento dei limiti di efficienza, legata al costo iniziale della tecnologia: abbassando i limiti di efficienza si abbassano i prezzi di mercato del prodotto; quindi, la tecnologia in pompa di calore penetrerà più facilmente il mercato. Ma a che prezzo? Come saranno le bollette degli sfortunati utenti che crederanno al mito dell’efficienza stagionale truccata con il PEF? Da quando in qua una motivazione di carattere commerciale entra nei “considerando” di un importante regolamento europeo per giustificare un deciso passo indietro in termini di efficienza?
“Caldaia a gas” è diverso da “caldaia unica alimentata da combustibili fossili”!
Per comprendere appieno la portata della revisione dell’Ecodesign e il suo rapporto con le altre direttive europee, è essenziale distinguere due definizioni che spesso vengono confuse:
Da dove nasce la seconda? Dalla EPBD-IV, che introduce formalmente la definizione “stand-alone fossil fuel boiler”. Questa definizione serve soprattutto a disciplinare l’uso dei fondi pubblici: dal 2025, gli Stati membri non possono incentivare (mediante il ricorso a fondi pubblici) apparecchi singoli cioè, non combinati con rinnovabili e alimentati soltanto da combustibili fossili. La stessa direttiva EPBD-IV parla, inoltre, più genericamente di “boilers powered by fossil fuels”, senza introdurre la qualificazione “stand-alone” dal 2040. Si tratta di una indicazione (quindi non un obbligo) agli Stati Membri affinché adottino piani per attuare il phase out di questi apparecchi a partire dal 2040. Ed è una differenza enorme.
Qual è la conseguenza pratica? Una caldaia certificata per gas rinnovabili (biometano, bio-GPL, miscele H₂-CH4) non è a priori un apparecchio alimentato da combustibile fossile perché potrebbe essere alimentato con miscele rinnovabili, quindi essere eleggibile per incentivi dopo il 2025 e per essere installato dopo il 2040. Dunque:
Il legislatore europeo, consapevolmente, non definisce il gas come “fossile per natura”, ma come vettore che può essere fossile o rinnovabile. È un’apertura strategica, che evita di precludere tecnologie pronte per la transizione.
Ecodesign ed EPBD-IV: due strumenti che devono parlarsi.
Esaminiamo ora i concetti di “messa in commercio” vs “messa in servizio” e il nodo (vero o presunto) del 2040. La revisione dell’Ecodesign riguarda la messa in commercio: definisce quali apparecchi possono essere venduti in Europa. La EPBD-IV, invece, disciplina la messa in servizio nell’edificio. Sono due piani diversi, ma complementari: una tecnologia che l’Ecodesign riconosce come efficiente, sicura e compatibile con i gas rinnovabili non può diventare inutilizzabile a causa di vincoli eccessivamente rigidi della EPBD-IV.
La EPBD-IV indica il 2040 come obiettivo politico per l’eliminazione delle caldaie alimentate da combustibili fossili. Ma deve farlo nel rispetto dei propri principi fondativi:
Un’interpretazione troppo rigida dell’obiettivo del 2040 rischierebbe di:
Bisogna evitare la “collisione normativa”.
L’Europa non può permettersi una transizione fatta di pezzi incoerenti:
Una direttiva edilizia non può — e non deve — impedire la sostituzione degli apparecchi più inquinanti, né imporre tecnologie non applicabili nella maggior parte degli edifici italiani ed europei.
Un passo nella direzione giusta. Ora serve coerenza!
La Commissione, con l’Ecodesign, non ha fatto marcia indietro: ha scelto una marcia più adatta alla strada reale che cittadini, imprese e amministrazioni dovranno percorrere. La transizione energetica si vince:
La neutralità tecnologica non è un compromesso al ribasso: è la condizione necessaria affinché la transizione sia democratica, inclusiva e credibile.
Se un approccio non funziona, cambiarlo non è un dietrofront: è capacità di leadership. L’Europa — almeno questa volta — ha scelto di guidare, non di comandare. Il prossimo passo è rendere davvero coerenti Ecodesign, EED ed EPBD-IV. Solo così la transizione potrà essere sostenibile per tutti.