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2024-07-15 22:00

Per l’Eolico a Mare c’è Spazio. Anzi No

RINNOVABILI

di: 
Fabio Modesti

L’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia UE per la mancata approvazione dei piani di gestione dello spazio marittimo. Il grande pericolo dell’anarchia nell’installazione di impianti eolici offshore

In copertina: la pianificazione tipo dello spazio marittimo in un grafico dell’Unione Europea

 

La decisione era attesa ed ora è arrivata. La Commissione UE ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia europea per la mancata approvazione dei piani di gestione dello spazio marittimo in base alla Direttiva (UE) 2014/89.

La pianificazione dello spazio marittimo, che ha l’obiettivo di organizzare le attività umane nelle zone marine per conseguire vari obiettivi ecologici, economici e sociali, doveva essere terminata, secondo quanto previsto dalla Direttiva, entro il 31 marzo 2021 e doveva essere presentata una sua copia alla Commissione e agli altri Stati membri interessati entro 3 mesi dalla pubblicazione. Nulla è accaduto, nonostante i richiami della Commissione UE.

 

Valutazione Ambientale Strategica (VAS)

I Piani predisposti anche con la partecipazione delle Regioni nel delineare obiettivi e scelte strategiche hanno concluso la fase di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) con l’adozione, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e del Ministero della Cultura, dei pareri motivati.

Nel caso della pianificazione dell'”area marittima Adriatico”, tra le osservazioni pervenute nel procedimento di VAS vi sono state anche quelle che hanno evidenziato come «si parla dell’importanza dell’eolico offshore senza chiarire dove poterlo sviluppare con l’indicazione di zone idonee e non […] Non sembra essere stato considerato l’impatto acustico potenziale dell’eolico offshore» (WWF Italia). Ed ancora «la mancata definizione nel piano delle aree idonee in cui sviluppare i progetti di eolico offshore sta facendo emergere alcuni potenziali conflitti tra le proposte in corso di elaborazione e il Piano SPM stesso» (Regione Emilia-Romagna).

Per quanto riguarda la Puglia, la valutazione condotta dai ministeri competenti mette in evidenza che nella «sub-area A/6 Acque territoriali Puglia orientale risultano essere presenti importanti progetti di produzione energetica da fonti rinnovabili in corso di autorizzazione, in UP (Unità di Pianificazione n.d.r.) in cui l’uso energetico non sembra previsto».

La proposta della Regione Puglia di organizzazione dell’area marittima Adriatico

 

Le raccomandazioni

La valutazione finale non è molto positiva per i piani di gestione dello spazio marittimo nelle varie articolazioni territoriali. Infatti, come si legge nel parere motivato finale relativo all’area marittima Adriatico, «il presente piano manca della capacità di individuare una vera strategia di sviluppo sostenibile, integrato e olistico dell’area Adriatica. Molte aree sono ancora di uso multiplo o generico, ovvero prive di una vera identificazione di scopo o utilizzo. Attualmente il piano riflette esclusivamente non solo le conoscenze limitate disponibili, ma anche lo stato di fatto di utilizzo del territorio marino. Si tratta di una sorta di fotografia dell’esistente; necessaria ma insufficiente poiché non indica una prospettiva di sviluppo o un orientamento strategico».

Di conseguenza, «si invita il Proponente a introdurre nel Piano la zonizzazione delle aree idonee agli impianti FER offshore ricordando quanto stabilito dall’art. 5 del D.Lgs. 201/2016 e in particolare il comma 1 dello stesso che recita “La pianificazione dello spazio marittimo è attuata attraverso l’elaborazione di piani di gestione, che individuano la distribuzione spaziale e temporale delle pertinenti attività e dei pertinenti usi delle acque marine, presenti e futuri” e ricordando altresì che, nello spirito di urgenza e a fronte della necessità di accelerare i procedimenti autorizzativi di nuovi impianti FER, il Regolamento 2022/2577 prevede all’articolo 6 che, a fronte di un quadro pianificatorio sottoposto a VAS che ha individuato zone dedicate alle energie rinnovabili, è possibile esentare i progetti di energia rinnovabile dalla valutazione di impatto ambientale in esse rientranti».

 

Nel frattempo, l’anarchia dell’eolico offshore

Nel frattempo che le carte vengano corrette, se lo verranno, integrando la proposta di piano con le, tuttavia, scarne richieste dei pareri motivati VAS, la diffusione di impianti eolici offshore rischia di essere totalmente fuori controllo. Come già abbiamo scritto, l’aggiornamento del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) fissa per l’Italia a 2,1 GW di potenza da impianti off-shore l’obiettivo di decarbonizzazione al 2030. Ma nel periodo 2021-2024 sono stati presentati al Ministero dell’Ambiente 82 progetti di eolico off-shore nei mari italiani e le proposte di impianti di fronte alle coste pugliesi raggiungono una potenza complessiva di circa 27,5 GW, oltre 10 volte l’obiettivo nazionale. Un progetto previsto al largo di Otranto occuperebbe da solo 175 kmq di mare Adriatico. Non è quindi il vento dell’anarchia che soffia ma l’anarchia degli impianti di energia dal vento a mare.