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2018-01-20 22:08

A proposito di dubbi sull’auto elettrica…

INTERPRETAZIONI DI PARTE

di: 
Raffaele Scialdoni

Uno studio norvegese di LCA mette in dubbio i benefici ambientali dell’auto elettrica, ma l’analisi del ciclo di vita non può tener conto del potenziale di miglioramento e della collocazione spazio-temporale degli impatti.

 

In queste settimane, molti media, in particolare quelli a diffusione popolare, hanno dato la notizia che l’auto elettrica inquinerebbe tanto quanto le vecchie auto a benzina. Alla base di questa affermazione i risultati di uno studio di LCA (Comparative Environmental Life Cycle Assessment of Conventional and Electric Vehicles) prodotto da un team di esperti che fanno riferimento alla “Norwegian University of science and technology”; lo studio compara l’impatto ambientale dei veicoli mettendo in dubbio i minori impatti ambientali delle auto elettriche rispetto ai veicoli a combustione interna.

Ritengo normale che, quando si parla di argomenti che possono cambiare in modo profondo le tecnologie che utilizziamo da sempre, si aprano spazi per dibattiti, divergenze di opinioni e ripensamenti. E’ questo il caso del passaggio all’auto elettrica (sostenuto anche dagli Amici della Terra) in sostituzione dei veicoli a combustione interna, utilizzati ormai da quasi 100 anni. Conviene sempre però acquisire un livello di conoscenza approfondito, sia da un punto di vista di sviluppo tecnologico che di implementazione di sistema, per dare il giusto peso ai contributi, anche scientifici, che supportano le soluzioni in competizione fra loro.

Uno studio di LCA, per come è strutturata la metodologia, fotografa gli impatti ambientali generati dal ciclo di vita di un prodotto calcolati sulla base delle assunzioni e degli obiettivi dichiarati nello studio, ma non considera come tali impatti possano variare nel tempo (a meno che non vengano fatte delle specifiche simulazioni di scenario, cosa che lo studio di LCA citato comunque non ha fatto). In pratica, fare una valutazione comparativa tra veicoli elettrici e veicoli a combustibili fossili, paragonando una tecnologia ormai consolidata (come quella delle auto attuali) con una in rapida evoluzione, può indurre a conclusioni troppo semplicistiche sulla opportunità del cambiamento.

Perciò la metodologia LCA, utilizzata anche come strumento di analisi per policy, marketing o miglioramento del prodotto, non costituisce mai l’unico strumento su cui ci si basa per supportare o meno una tesi; ma è sempre accompagnata da altri strumenti di analisi in grado di completare il quadro conoscitivo (dal punto di vista tecnologico, economico e anche sociale) affinché non sia la fotografia di un momento a condizionare le scelte future.

In estrema sintesi, di ogni contributo che viene dato all’incremento della conoscenza sul tema specifico dell’auto elettrica, è bene prendere ed utilizzare la parte più significativa e meglio rappresentabile dalla tipologia di analisi effettuata.

A nostro parere pertanto, i risultati dello studio in questione non portano alla conclusione che sia preferibile continuare ad adottare veicoli con motori a combustione interna (che hanno margini di miglioramento ormai ridotti), ma evidenziano, invece, che i veicoli elettrici hanno ampi margini di miglioramento intervenendo sulla tipologia e le performance delle batterie utilizzate e sul mix di fonti energetiche utilizzate per la produzione dell’energia elettrica di ricarica per le batterie stesse. Entrambi questi aspetti sono noti da tempo:

- le fonti energetiche utilizzate e l’efficientamento energetico ed ambientale degli impianti produttivi sono al centro del dibattito politico della UE e dell’Italia. Inoltre, un utilizzo appropriato delle fonti rinnovabili, in particolare dei sistemi fotovoltaici, per la ricarica diretta delle batterie rappresenta bene il potenziale  dei cambiamenti in atto;

- le prestazioni delle batterie utilizzate per le auto elettriche sono oggetto di programmi di ricerca in tutto il mondo; recenti studi di LCA (Contribution of Li-Ion batteries to the Environmental impact of electric Vehicles – Dominic A. Notter, Marcel Gauch, Rolf Widmer, Patrick Wager, Anna Stamp, Rainer Zah, Hans – Jorg Althaus – EMPA - 2010) indicano come l’utilizzo delle nuove tipologie di batterie tenda a rendere l’impatto delle stesse poco rilevante nell’ambito del ciclo di vita dell’auto elettrica.

Lo studio norvegese ha stimolato anche interventi autorevoli come quello del portavoce dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR (G. Gesano) che, nel suo intervento alla Trentesima Giornata dell’ambiente, presso l’Accademia dei Lincei, ha sottolineato che l’utilizzo delle auto private (a combustibili fossili o elettriche) va inquadrato nel contesto più ampio dello sviluppo delle politiche sulla mobilità e che l’auto elettrica è solo una delle componenti della razionalizzazione dei sistemi di trasporto, e forse neanche quello prioritaria.

Il giudizio è condivisibile: allo stesso tempo, però, poiché i mezzi di movimento privato, con funzioni e prestazioni equivalenti agli attuali autoveicoli che utilizzano combustibili fossili, saranno ancora per molto delle componenti fondamentali del sistema dei trasporti, è indispensabile pensare alla riduzione del loro impatto.

Per quanto riguarda poi il rilievo del CNR (intrinseco nel citato studio norvegese) che di fatto l’auto elettrica finisce con lo spostare l’inquinamento nei luoghi di produzione dell’energia elettrica, è opportuno rilevare come l’impatto dovuto al rilascio di particolato o di composti tossici ha effetti molto diversi a seconda che avvenga in centri abitati o in spazi aperti e poco abitati.

In conclusione, i contributi ad un dibattito importante, come quello sulla diffusione dell’utilizzo dell’auto elettrica, dovrebbero rispettare le specificità scientifiche e metodologiche proprie dello strumento di analisi su cui il contributo si basa.