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2022-07-06 21:39

La Trasparenza Non è un Optional

LETTERA APERTA AL MINISTRO CINGOLANI

Dopo questa lettera della presidente degli Amici della Terra e altre autorevoli proteste, il nuovo decreto del Governo “Aiuti” ridefinisce le tempistiche dei procedimenti del MiTE alterate a causa dello sconcertante blocco – da un mese! - del portale VAS-VIA-AIA. Ma i problemi di trasparenza del Ministero verso il pubblico restano tutti. In particolare, per ciò che riguarda le cosiddette semplificazioni degli impianti rinnovabili. Pubblichiamo il testo integrale della lettera aperta che Monica Tommasi ha inviato al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani a proposito dell’impossibilità di interlocuzione dei cittadini e delle associazioni con gli uffici del MiTE.

Caro Ministro Cingolani,

gli Amici della Terra sono fra coloro che disapprovano fortemente l’accelerazione dell’installazione di pale eoliche ovunque e di pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli. Siamo convinti che, in nome dell’ambiente, si stiano compiendo grandi disastri ambientali e sociali

- sul territorio italiano con un consumo di suolo naturale o agricolo senza precedenti, in gran parte irreversibile a causa di nuove strade e fondamenta di cemento;

- sull’ambiente naturale europeo, a causa dei rilevanti danni alla biodiversità, alla fauna selvatica, in particolare alle specie di migratori;

- nei paesi più poveri del mondo a causa dell’estrazione mineraria dei metalli e delle terre rare in una misura oggi nemmeno concepibile;

- per l’intero pianeta e per il clima, visto che a sostegno di queste tecnologie, i paesi sviluppati e l’Italia in particolare hanno già speso e investito per il futuro grandi risorse economiche senza benefici visibili, né a breve né a lungo termine, sottraendole però alla ricerca scientifica e all’implementazione di soluzioni e tecnologie più efficaci ed efficienti.

 

Solo apparentemente le nostre posizioni sono di minoranza nel paese.

Siamo stati tacitati da anni da una lobby potente e disinvolta che si avvale degli incentivi fuorimisura incassati in questi anni e che agita l’emergenza climatica per condizionare l’opinione pubblica e il potere politico a proprio vantaggio.

Da qualche mese, dopo aver sconvolto la normativa ambientale faticosamente costruita negli ultimi trent’anni ed aver azzerato le prerogative costituzionali delle soprintendenze al paesaggio pur di ottenere il via libera a tutti i progetti, anche quelli palesemente inadeguati e speculativi, si sta tentando una spallata finale a qualsiasi opposizione sul territorio e a ogni tutela legale e amministrativa attraverso la istituzione di poteri speciali e commissariali.

Non si esita per questo a evocare la necessità di affrancarsi dalla dipendenza dal gas russo quando è proprio il bagno di realismo provocato da questo conflitto a rendere evidente che se queste tecnologie fossero realmente sostitutive dei combustibili fossili, l’investimento operato su di esse negli ultimi 15 anni avrebbe dovuto dare ben altri risultati sui nostri consumi di energia che non un misero 3, 5 %.

 

Il dissenso cresce nella popolazione dei territori coinvolti

Mano mano che si disvela l’enormità delle dimensioni e dei costi dei progetti eolici e di quelli fotovoltaici agricoli, anche in relazione all’esiguità dei risultati, sia dal punto di vista della produzione di energia utile che da quello delle emissioni dannose per il clima, le popolazioni residenti nei territori coinvolti si ribellano alle forzature legislative e cresce l’opposizione del mondo della cultura, della scienza, dell’economia e ad imposizioni inutili, costose e dannose.

Insieme alle altre associazioni riunite nella “Coalizione articolo 9” cerchiamo di operare un minimo di controllo sulla valanga di progetti che sta per abbattersi sui crinali dell’Appennino e sulle più belle aree naturali del Mezzogiorno d’Italia, affianchiamo il dissenso di molte comunità locali e contestiamo la nuova normativa di cosiddetta semplificazione.

 

Rispettiamo tuttavia le leggi vigenti, anche quando non le condividiamo.

Come associazione ambientalista fra le più longeve in Italia, avendo nella nostra storia e nella nostra visione un atteggiamento di convinto rispetto delle istituzioni, intendiamo continuare a far valere il ruolo di partecipazione attiva che la Costituzione e le leggi (in particolare quelle per il governo e la tutela dell’ambiente) ci riconoscono.

Abbiamo cercato in ogni modo di portare un contributo utile e costruttivo alla soluzione dei problemi connessi con i ritardi burocratici delle autorizzazioni. Abbiamo, per esempio, lungamente (e inutilmente) richiesto che fossero almeno anticipate le linee guida ministeriali per l’identificazione delle aree idonee e di quelle non idonee alle nuove installazioni.

 

La trasparenza delle istituzioni non è un optional

In questa ottica però è indispensabile che anche le istituzioni rispettino scrupolosamente le leggi e, in particolare, il senso stesso e lo spirito delle leggi che nell’ultimo quarto del secolo scorso abbiamo contribuito a proporre e ad approvare, ovvero quelle che prevedono trasparenza, accesso agli atti della pubblica amministrazione, facilità di interlocuzione attiva con la pubblica amministrazione.

Si tratta di buone tendenze, consuetudini e, anche, di vere e proprie garanzie stabilite per legge che, purtroppo, in questa fase storica, vengono disattese dal ministero che lei dirige.

In particolare:

Il portale VAS – VIA - AIA non funziona dal 7 aprile, data in cui il sito web del MITE avrebbe subito un attacco hacker, con la conseguenza di rendere impossibile, con particolare riferimento ai progetti di impianti ad energia rinnovabile, la consultazione del pubblico e la pubblicazione dell’avviso al pubblico come prescritto dall’art. 24 del D. Lgs. 152/2006,

queste fasi sono fondamentali del procedimento di VIA. La loro assenza determina il conseguente blocco dei termini per l’adozione del provvedimento finale di VIA, che decorrono per l’appunto dalla data di pubblicazione dell’avviso stesso come stabilito dalla legge, ma nessuna informativa in tal senso è stata pubblicata sulla home page del sito per rassicurare gli utenti che tutte le procedure siano ferme da quella data.

gli uffici della Direzione generale VIA non rispondono al telefono. Questa disfunzione risulta particolarmente grave perché contribuisce a determinare un clima di sfiducia e alimenta sospetti di parzialità verso i rappresentanti della Pubblica Amministrazione: il telefono dell’ufficio squilla a vuoto ma è sempre possibile -per chi abbia coltivato un rapporto personale con i funzionari addetti -raggiungerli attraverso i telefoni mobili personali, usufruendo così di un rapporto facilitato ed esclusivo.

 

Le nostre richieste

Infine, signor Ministro, anche qualora venissero superati questi inconvenienti, manteniamo i nostri dubbi sul funzionamento delle cosiddette norme di semplificazione stante la perdurante omessa definizione, con Decreto a Sua firma, della disciplina per la individuazione di superfici ed aree a terra idonee e non idonee all’installazione di impianti di rinnovabili come previsto dall’art. 20 del D. Lgs. 199/2022 di recepimento della Direttiva europea RED II e, per le aree marine, la mancata approvazione ad oggi dei piani di gestione dello spazio marittimo come previsto dall’art. 23 dello stesso Decreto Legislativo.

Le chiediamo pertanto, oltre che di correggere le anomalie funzionali del sito web del MITE sopra evidenziate e di fornire la doverosa informativa sul necessario slittamento dei termini delle fasi di consultazione pubblica relative a tutti i nuovi progetti sottoposti a VIA, di adottare senza indugio tutti gli atti di sua competenza in grado di eliminare l’anarchia che regna nel settore e di consentire uno sviluppo delle energie rinnovabili che sia almeno rispettoso delle logiche di pianificazione e salvaguardia del territorio e delle attività economiche che sulle sue risorse si basano.

Roma, Lunedì 2 maggio 2022
Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra