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2022-01-17 23:59

Per Fare il Nuovo Pnec, Partiamo dalla Realtà

XIII CONFERENZA PER L’EFFICIENZA ENERGETICA

Con la Conferenza del 23 e 24 novembre, gli Amici della Terra hanno riproposto la chiave dell’efficienza energetica che - come ha affermato la presidente Tommasi nella relazione iniziale - consente di conseguire una riduzione graduale, ma certa e progressiva, delle emissioni climalteranti in Italia e in tutto il mondo, basata su un’ampia gamma di soluzioni disponibili e sul trasferimento di tecnologie. La revisione del Pnec dovrebbe considerare la realtà dei dati dell’andamento dei consumi finali di energia per superare gli errori compiuti con l’incentivazione indiscriminata di pale eoliche e di fotovoltaico a terra e per investire, invece, nei miglioramenti dell’efficienza energetica per tutti i settori di utilizzo dell’energia in chiave di competitività del sistema Paese, in modo più forte e incisivo di quanto previsto nel PNRR.

Obiettivi di miglioramento dell’efficienza e consumi finali di energia 1990-2030

I consumi di energia vengono ancora considerati dalla UE il principale indicatore di efficienza energetica. Dopo un trend di crescita dal minimo del 2014 al 2019 (+4,4% in cinque anni), hanno subito il crollo (-8,4%) del 2020 causato dalla crisi pandemica. I dati disponibili consentono di prevedere un rimbalzo nel 2021 con una crescita di circa il 6%.

Nella figura 1, l’andamento effettivo dei consumi di energia, rispetto agli obiettivi di efficienza energetica espressi in termini di riduzione dei consumi, mostra che il valore eccezionale registrato nel 2020 sarebbe già allineato all’obiettivo 2030. Il sentiero di riduzione dei consumi nello scenario obiettivo del PNEC (rispetto a quelli indicati dallo scenario Base) approvato nel 2020 (PNEC 2020) è il risultato dell’impatto degli obiettivi di risparmio energetico richiesti dalla UE per il periodo 2021-2030.

Figura 1. Consumi finali di energia 1990-2030

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat, MITE e PNEC

Ancora una volta, la riduzione dei consumi mostra gli effetti di una crisi economica e non miglioramenti di efficienza energetica: l’andamento reale dei consumi di energia non è significativo come indicatore di miglioramento dell’efficienza energetica.

 

Obiettivi di risparmio energetico 2014-2020 e 2021-2030

L’altro indicatore ufficiale per valutare i miglioramenti di efficienza energetica sono le quantità di risparmi di energia contabilizzati con i criteri dell’articolo 7 della direttiva efficienza energetica, che definisce anche gli obiettivi obbligatori di risparmio energetico 2020 e 2021-2030 richiesti a ogni paese membro.

Negli scenari del PNEC questi risparmi cumulati annui, per il periodo 2021-2030, corrispondono alla riduzione dei consumi di energia considerata obiettivo di efficienza energetica.

Per il periodo 2021-2030, l’obiettivo obbligatorio di risparmio energetico cumulato che consentirebbe di raggiungere il livello obiettivo 2030 di consumi finali è di ulteriori 50 Mtep/a.

Utilizzando i criteri di contabilizzazione dei risparmi previsti dalla UE, che quantificano gli effetti delle misure adottate a questo fine, nel caso dell’Italia, si registra un ritardo rispetto agli obiettivi di risparmio 2014-2020: 17,6 Mtep/a di risparmi cumulati rispetto ai 19,1 previsti per il 2019 e, soprattutto verso i 25,6 Mtep/a richiesti come obiettivo obbligatorio per il 2020.

 

Intensità energetica primaria 2005-2030

L’intensità energetica primaria si è ridotta dal 2005 al 2019 del 17%.

Lo scenario obiettivo del PNEC 2020 prevede una significativa accelerazione di questo trend, che dovrebbe portare ad una riduzione del 21% in dieci anni dal 2020 al 2030.

Figura 2. Intensità energetica primaria 2005-2030

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat, MITE e PNEC

La riduzione dell’intensità energetica non è stata però adottata dal PNEC 2020 come obiettivo principale su cui basare in modo qualificato le politiche di miglioramento dell’efficienza energetica.

Gli Amici della Terra chiedono che, nella definizione del nuovo PNEC richiesto dallo European Green Deal, l’Italia superi l’attuale impostazione e assuma realmente il principio #Primalefficienza.

Per fare ciò, il nuovo PNEC dovrà ruotare su un obiettivo globale di riduzione dell’intensità energetica basato su obiettivi settoriali di miglioramento dell’efficienza energetica collegati a corrispondenti obiettivi di aumento della competitività e crescita economica. 

Consumi finali di energia settoriali

Per valutare la rilevanza degli obiettivi settoriali 2030 di miglioramento dell’efficienza energetica e di penetrazione % delle rinnovabili ai fini del processo di decarbonizzazione, è indispensabile avere presente che oggi (dati 2019) i consumi maggiori sono quelli dei trasporti con il 32% del totale (35,8 Mtep) a cui si sono molto avvicinati quelli del residenziale con il 28% (31,1 Mtep). Seguono i consumi dell’industria col 22% (25 Mtep) sempre più vicini a quelli del terziario che pesano per il 16% (18,2 Mtep)

Figura 3. Consumi finali di energia settoriali 1990-2019

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat

Consumi finali elettrici, termici e per trasporti

Ai fini degli obiettivi di efficienza energetica e dei tre obiettivi settoriali 2030 di penetrazione percentuale delle rinnovabili, è indispensabile aver presente che, ancora oggi, il principale macro comparto di consumi finali è quello termico che, nel 2019, pesava per il 46% (52,1 Mtep), seguito con il 32% dai consumi per trasporti (35,8 Mtep) e, infine, dai consumi di elettricità che pesano per il 22% (25,1 Mtep). Risalta che il livello di penetrazione delle rinnovabili più alto (attuale e atteso per il 2030) riguardi il comparto di consumi finali oggi più ridotto: quello elettrico.

Figura 4. Consumi finali elettrici, termici e trasporti 2019

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat

 

Penetrazione elettrica nei consumi settoriali di energia

Si può evidenziare che, da quasi 30 anni, il maggior livello di penetrazione elettrica si registra nel terziario che, nel 2019, è al 42%. A questo valore è arrivata molto vicina la penetrazione elettrica nel settore industria che, con una crescita costante, è passata dal 28% del 1990 al 41% del 2019.

È sostanzialmente costante, con valori attorno al 18%, la penetrazione elettrica nel residenziale dal 1990 al 2019.  Nello stesso periodo, la penetrazione elettrica nei trasporti è passata dall1,1 all’1,4%.

Dato l’attuale livello globale di penetrazione elettrica che è fermo da quasi un decennio al 22%, diventa cruciale considerare l’evidente squilibrio degli attuali obiettivi 2030 di penetrazione delle fonti rinnovabili verso il settore elettrico.

Figura 5.  Penetrazione elettrica nei consumi settoriali di energia 1990-2019

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat

Fonti rinnovabili 2010-2030

Nel quinquennio 2015-2019 il livello di penetrazione percentuale delle fonti rinnovabili in Italia è oscillato su valori attorno al 18%, portandosi al 20% nel 2020. La crescita della penetrazione percentuale delle rinnovabili nel 2020 è dovuta al crollo dei consumi finali (-8,4%) di energia dello scorso anno. I consumi complessivi di energia da fonti rinnovabili dal 2017 al 2020 sono fermi attorno a 22 Mtep.

Figura 6. Fonti rinnovabili in Italia 2010-2030

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati GSE

Fonti rinnovabili nei consumi elettrici, termici e per trasporti

La penetrazione percentuale delle rinnovabili, per il quinquennio 2015-2019, mostra nei principali comparti di consumo energetico una leggera crescita nel settore elettrico dal 33 al 35%, una stabilità attorno al 20% nei consumi termici e al 6% in quelli per trasporti. Gli obiettivi 2030 del PNEC 2020 sono 55% per le rinnovabili elettriche, 34% per le termiche e 22% per quelle nei trasporti.

Figura 7. Fonti rinnovabili nei consumi elettrici, termici e per trasporti

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati GSE

Emissioni di gas serra: settori e usi energetici

In base ai dati 2019, l’81% delle emissioni di gas serra proviene da usi energetici, l’8% da processi industriali, il 7% dalla gestione dall’agricoltura e il 4% dalla gestione dei rifiuti. Nel caso delle emissioni dalla gestione dei rifiuti e dell’agricoltura, è molto rilevante il peso delle emissioni di metano, un gas serra molto sottostimato per i suoi effetti nel breve - medio periodo nelle statistiche degli inventari delle emissioni.

Figura 8. Emissioni di gas serra: settori e usi energetici 2019

Emissioni di gas serra da usi energetici settoriali

Tra le emissioni di gas serra provenienti da usi energetici, quelle derivanti da trasporti sono rimaste stabili negli ultimi 5 anni ma sono diventate prime per importanza (32%) e hanno superato quelle delle industrie energetiche (28%) che, nello stesso periodo, hanno proseguito un trend di calo. Da un quinquennio, le emissioni dell’industria, dopo un decennio di forte calo, sono stabili e appaiate (15% ciascuna) a quelle del settore residenziale. Sono rilevanti infine le emissioni del terziario, sostanzialmente stabili da un decennio con un peso dell’8%.

Figura 9. Emissioni di gas serra da usi energetici settoriali 1990 - 2019

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat

Emissioni di gas serra totali 1990-2030

Considerati i livelli già significativi raggiunti dall’Italia in termini di penetrazione delle rinnovabili, efficienza energetica e intensità carbonica dell’economia, l’ulteriore salto di riduzione dei gas serra previsto dallo European Green Deal per il 2030 (-55% rispetto al 1990) è molto impegnativo.

Diventa essenziale legare le politiche di decarbonizzazione a un percorso che non acceleri il processo di deindustrializzazione, perdita di competitività e impoverimento del Paese.

Politiche che non tengano conto della realtà italiana privilegiando solo le rinnovabili elettriche intermittenti, presumendo percorsi velleitari di elettrificazione dei consumi e rinunciando a gestire al meglio il ruolo del gas naturale nella transizione rischiano di avere effetti controproducenti sul conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

Ciò può avvenire anche per i costi economici e sociali indotti che rischiano di generare difficoltà nella capacità di reperire con continuità fino al 2030 le risorse pubbliche necessarie, e per la perdita di consenso alle politiche di transizione energetica.

Figura 10.  Emissioni di gas serra totali 1990-2030

Fonte: elaborazione e stime Amici della Terra su dati Eurostat