Oggi:

2021-11-30 19:30

C’è Ancora una Tutela per il Mare?

SCARICHI DELLE NAVI NEI PORTI

di: 
Simona Giovagnoni* e Monica Tommasi

La questione degli scarichi dei rifiuti nelle acque portuali, denunciata l’anno scorso da Ansep Unitam, l’associazione delle aziende che si occupano dei rifiuti nei porti, resa pubblica dagli Amici della Terra anche attraverso le pagine dell’Astrolabio e oggetto di atti di sindacato ispettivo in Parlamento da parte dell’on. Gariglio, è ancora lì che aspetta che il Ministro competente risponda.

Foto di Coperina: kinoki.foto@gmail.com 

A distanza di quasi due anni da quando abbiamo sollevato il problema, ci saremmo aspettati qualche risposta dal Ministero dell’Ambiente, ora divenuto Ministero della Transizione Ecologica, che nel frattempo ha cambiato Ministro ma che dovrebbe aver mantenuto le competenze in materia di tutela del mare, qualità delle acque e gestione dei rifiuti.  

L’argomento è quello della famosa “letterina” dell’11 giugno 2019 con cui un direttore generale del Ministero dell’Ambiente e uno del Ministero dei Trasporti esprimevano congiuntamente un loro parere assai discusso in tema di “Disciplina del sewage prodotto dalle navi” in risposta a un quesito posto dall’associazione degli armatori Confitarma.

La lettera fu utilizzata dal Ram (Reparto ambientale marino del Corpo delle Capitanerie di porto) come se fosse una circolare ministeriale e trasmessa con comunicazione n.1758/2/2019 del 24 giugno 2019 a tutte le Capitanerie di Porto per esortarle ad attuarne il contenuto, ovvero consentire lo scarico nello specchio acqueo portuale delle acque nere prodotte e “trattate” dalle navi. Testualmente la nota riportava: “codesti Comandi vorranno, pertanto, opportunamente valorizzare le superiori indicazioni ministeriali nei rispettivi sorgitori, anche adeguando laddove necessario ed eventualmente d’intesa con le AdSP le previsioni dei piani dei rifiuti nonché quelle ordinative già emanate”.

Un’interrogazione parlamentare, primo firmatario l’on. Davide Gariglio, denunciò che la nota congiunta dei direttori generali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non interpretava le norme vigenti, ma le derogava incredibilmente fino a produrre di fatto una licenza ad inquinare, contravvenendo alle normative nazionali e internazionali. Ma non ci fu alcuna risposta dei Ministri né alcuna reazione da parte delle istituzioni coinvolte, come quelle incaricate dei controlli ambientali nei porti e sulle acque di balneazione, dalle Agenzie regionali di protezione dell’ambiente, all’ISPRA, ai carabinieri dei NOE.

Solo a seguito della messa in onda di un’inchiesta della trasmissione Report su Rai 3, nel dicembre 2020, dal titolo Acque luride”, l’allora Ministro dell’Ambiente Costa fece pervenire alla redazione una nota contenente una dichiarazione di interessamento alla questione (sic!). Ci ritroviamo invece, ancora oggi, nel più totale silenzio istituzionale e con una circolare che consente, contra legem, lo scarico delle acque reflue sugli specchi acque portuali.

A tentare di interrompere nuovamente questo silenzio ci ha pensato ancora una volta l’On. Davide Gariglio che, lo scorso 17 settembre, ha deciso di presentare una risoluzione parlamentare contenente la richiesta di impegno da parte del Governo a:

- adottare iniziative di competenza per riformare la circolare Ram n. 10526 dell’11 giugno 2019 conformandola alle vigenti norme di legge;

- adottare iniziative per prevedere l’obbligo, secondo quanto previsto dalla Convenzione Marpol 73778 alla regola 12 dell’annesso IV e dalla normativa nazionale vigente in materia (decreto legislativo n.182 del 2003), di conferire ogni tipologia di rifiuti prodotti dalle navi agli impianti portuali di raccolta, prima che la nave lasci il porto, conformemente all’obiettivo indicato dall’articolo 1 della recente Direttiva (UE) 883/2019;

- adottare iniziative in sede di Unione europea e con i Paesi extra Unione Europea, affinché vengano emanate precise normative a maggior tutela dell’ecosistema marino del Mar Mediterraneo, essendo lo stesso un’area speciale ai sensi della Convenzione Marpol.

Nel frattempo, il primo porto (forse unico) a rendere esecutiva la circolare del RAM è stato il Porto di Civitavecchia per il tramite di un’ordinanza della locale Capitaneria di Porto, la n. 114 del 16/7/2019, consentendo alla nave Grandiosa della MSC Crociere di scaricare circa 300 metri cubi al giorno di reflui sullo specchio acqueo del porto, per piu di tre mesi, durante il periodo del primo lockdown, avendo a bordo circa 600 persone fra cui alcuni malati di Covid 19. In quell’occasione, anche se si suppone che i reflui fossero trattati dagli impianti di bordo, nessuno si pose il problema di verificare la qualità delle acque di scarico anche in relazione alle caratteristiche del bacino recettore.

Da allora, ci sono state conseguenze dannose per le acque del porto e all’ecosistema marino?

L’associazione di consumatori Codacons sostiene di aver ricevuto numerose segnalazioni in merito ad un’anomala assenza di pesci e/o animali acquatici, nelle acque del litorale laziale nei pressi di Civitavecchia, che potrebbe esser legata allo scarico dei liquami che, seppur trattati, potrebbero comunque contenere sostanze nocive per l’ambiente marino. Il Codacons ha chiesto l’intervento dei NOE.

Non sarà il caso che le autorità preposte diano finalmente delle risposte ufficiali ai quesiti posti nelle sedi istituzionali prima che i sospetti (giustificati dal silenzio opposto finora) finiscano per provocare il panico?

 

* Ansep Unitam