Oggi:

2021-10-22 20:11

Il Vento Che Tira Oltre la Manica

EOLICO E REGNO UNITO

di: 
Alberto Cuppini

Ma siamo solo noi, in tutta Europa, a restare sconcertati difronte alla prospettiva di affidare le sorti dell’intero approvvigionamento energetico alle fonti rinnovabili elettriche intermittenti e in particolare all’eolico? A seguire i media italiani si direbbe di sì. Ma non è così. Alberto Cuppini, animatore della Rete di Resistenza sui Crinali legge, traduce e raccoglie numerosi commenti sulla stampa di tutto il mondo. In questo articolo, riferisce di uno fra i più autorevoli, quello di Dominic Lawson sul The Sunday Times di dieci giorni fa.

Foto di Copertina: Reuters

Dopo averla (giustamente) schernita in passatoil premier Boris Johnson ha improvvisamente trasformato l'energia eolica nella pietra filosofale della traballante economia britannica. Sarà stata l'eccessiva esposizione ai forti venti, comuni nei mari settentrionali, ma che possono provocare gravi disturbi neurovegetativi. Oppure la rappresaglia dei cinesi che, sospendendo la collaborazione nella costruzione delle centrali nucleari inglesi, gli vogliono fare pagare l'ostilità della sua politica estera nei loro confronti lasciandolo in braghe di tela. Oppure ancora, e più probabilmente, sarà stato il desiderio di compiacere un'opinione pubblica britannica regredita, quasi come quella dell'Europa continentale, ad un livello infantile tale da subire acriticamente l'operazione mediatica "Piccola Greta". Fatto sta che il primo ministro inglese ha cambiato parere sull'eolico. Per fortuna l'idea di trasformare la Gran Bretagna nell'Arabia Saudita del vento è stato un boccone troppo grosso da mandare giù anche per i compassati sudditi di Sua Maestà britannica. Persino per l'autorevole quotidiano londinese The Times, simbolo stesso dell'understatement dell'old England. Nella sua edizione domenicale (The Sunday Times) del 10 gennaio, un articolo a firma Dominic Lawson, dal titolo "The energy answer is not blowin' in the wind", non solo sbeffeggia Boris Johnson (e l'incolpevole Bob Dylan), ma massacra senza pietà i sostenitori dell'eolico senza risparmiare nessuno né fare prigionieri. Ad ulteriore testimonianza che non siamo i soli a temere le ineluttabili, nefaste conseguenze di politiche energetiche basate su facilonerie, emotività ed infantilismo. Proponiamo di seguito la traduzione di un estratto dell'articolo di Lawson, rimandando al sito del Times riservato agli abbonati per leggerlo nella sua interezza in lingua originale. 

“Pensate che le politiche del governo sul Covid-19 siano state confuse e contraddittorie? Comparate a quelle che sta perseguendo nel campo dell'energia e dell'industria, queste politiche sono state un modello di buon senso e rigore intellettuale. Ma mentre le manchevolezze nelle prime vengono rilevate in poche settimane nelle cifre della mortalità, i difetti nella politica energetica impiegano anni ad emergere, quando ormai i politici responsabili si sono comodamente ritirati dalle scene.

“Eppure soffiano già venticelli premonitori. Per così dire. La scorsa settimana - come non è inusuale in un gennaio britannico - le temperature sono scese sotto lo zero, mentre anche la velocità dei venti è diminuita. Risultato? Per citare l'edizione di martedì del The Guardian: "I prezzi del mercato dell'elettricità sono decuplicati in un giorno, raggiungendo un livello record di 1.000 sterline al Megawattora... le turbine eoliche si sono virtualmente arrestate appena poche settimane dopo aver stabilito un nuovo record di produzione." Secondo un operatore di mercato citato nell'articolo, il Regno Unito "quest'inverno corre rischi di blackout molto superiori rispetto a quanto il gestore della rete elettrica nazionale abbia previsto".

“È l'energia eolica su cui il governo ha puntato per il futuro energetico di questo Paese. Boris Johnson ha millantato in modo assurdo che saremmo diventati “l'Arabia Saudita del vento", apparentemente ignaro del fatto che i sauditi si sono arricchiti perché erano in grado di esportare il loro petrolio globalmente e con ampi margini di profitto. L'effetto della nostra crescente dipendenza dal vento di casa nostra non farà che aumentare le probabilità di quella sorta di panico di Borsa (elettrica) - a cui abbiamo assistito la scorsa settimana - e di blackout.

“Tutto questo era stato esposto con dolorosa chiarezza dall'ex primo consigliere scientifico del governo, il Professor David McKay nel 2016, 11 giorni prima di morire: "Siccome il tempo a disposizione si sta assottigliando, devo dire pane al pane e vino al vino... C'è questa spaventosa illusione tra la gente che noi possiamo prendere tutta questa roba (le rinnovabili) e, semplicemente, aumentarla di numero, e, se c'è qualche piccolo problema di resa addizionale, possiamo, altrettanto semplicemente, limitarci a fare un po' di efficienza energetica. Il genere umano avrebbe davvero bisogno di prestare attenzione all'aritmetica e alle leggi della fisica."

“Ci sarebbero anche le leggi dell'economia. Lanciando il suo piano in dieci punti per una "rivoluzione industriale green" - ce ne sono sempre 10 perché i primi ministri pensano di essere Mosé - Johnson ha promesso una "ripresa green con lavori altamente qualificati e ben retribuiti", ed ha anche fornito numeri precisi: 60.000 nuovi posti di lavoro nell'eolico offshore, ad esempio. Come ha osservato Jonathan Ford del Financial Times: "Secondo il gestore della rete elettrica nazionale, il costo totale... per giungere alla decarbonizzazione integrale è nell'ordine schiacciante di 160 miliardi di sterline all'anno per i prossimi tre decenni. È difficile immaginare che ciò non creerebbe qualche posto di lavoro via via che si procede lungo questa strada... Ma da dove dovrebbero arrivare tutti questi lavoratori? Molto probabilmente distogliendo persone da altre attività più redditizie." Come quelle non sussidiate dal contribuente, o dagli utenti dell'energia sotto forma di bollette molto più alte, che sono una forma di impoverimento, non di arricchimento.

“Le persone che soffriranno di più da questo equivalente, per il nostro governo, dei piani quinquennali sovietici (che avevano suppergiù la stessa sensatezza economica) sono precisamente quelle stesse su cui l'attuale governo ha fatto affidamento per la sua vittoria alle elezioni del 2019 - e le cui antiche fortune si era impegnato a ripristinare. La scorsa settimana il think tank Onward, in un rapporto a firma di due ex ministri, uno laburista ed uno conservatore, ha evidenziato che dei "10 milioni di posti di lavoro" minacciati dall'impegno del governo di troncare le emissioni di anidride carbonica del Regno Unito entro il 2050, la maggiore concentrazione si trova di gran lunga nei collegi elettorali un tempo ad altissima composizione operaia che hanno dato fiducia a Johnson.

“Tale rapporto sosteneva il piano di decarbonizzazione integrale con sincera compartecipazione. Osservava semplicemente che il risultato sarebbe stato che "il cuore industriale e manifatturiero del Paese, nelle Midlands e nel Nord, è verosimilmente destinato a sperimentare molte e di gran lunga più gravi discontinuità economiche, durante la transizione verso la decarbonizzazione integrale, rispetto al Sud-est ed a Londra... Il fatto che molti di questi luoghi siano già stati più pesantemente colpiti dalla deindustrializzazione degli anni 80 e 90 accentua il problema." Eccome! Qui non si tratterebbe tanto di "farli salire allo stesso livello degli altri" quanto piuttosto di spingerli ancor di più verso il fondo e poi tener loro la testa sott'acqua.

“Le azioni condotte fino ad oggi dai governi britannici per aggiungere energia decarbonizzata più costosa alle bollette degli utenti industriali non ha solo proseguito lungo il percorso della nostra deindustrializzazione ma, in realtà, ha anche provocato l'aumento e non la diminuzione delle emissioni globali. La produzione manifatturiera è stata delocalizzata soprattutto in Cina, il cui utilizzo del carbone è più intenso che quello di un qualsiasi Paese europeo. Come sostiene Dieter Helm, professore di politica dell'energia a Oxford: "La storia degli ultimi 20 anni ci racconta che in Europa abbiamo deindustrializzato e che abbiamo scambiato la produzione interna con le importazioni, così che, anche se sembra il contrario, (le nostre politiche) hanno aumentato il riscaldamento globale." Meraviglioso. Continuate così, ragazzi! Ricordatevi solo di spegnere le luci quando andrete via. Sempre ammesso, in primo luogo, che abbiate potuto permettervi di tenerle ancora accese.

(…)

“Comunque, il governo sembra davvero seriamente intenzionato a spendere ben oltre mille miliardi di sterline per rendere il Paese meno produttivo e perciò più povero, pur senza nessun percettibile beneficio in termini di clima globale futuro. A parte ciò, tutto sembra molto sensato.”

dominic.lawson@sunday-times.co.uk