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2021-01-22 16:56

Le Catastrofi Sono Già Abbastanza Gravi Senza Catastrofisti

THE HUMAN COST OF DISASTERS 2000-2019

di: 
Gianluca Alimonti* e Luigi Mariani**

Il messaggio diramato dall’ONU per divulgare il rapporto sui Disastri Naturali usa toni catastrofisti che non corrispondono al contenuto scientifico elaborato dal Centro di Ricerche sull’Epidemiologia e i Disastri – CRED. Ma per affrontare utilmente le catastrofi l’allarmismo è dannoso. Occorrono invece più trasparenza sui dati e consapevolezza.

Il 13 ottobre, in occasione della giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi, è uscito il report ONU (ONU2020) “Human cost of disasters - An overview of the last 20 years 2000-2019”, fondato su dati che provengono dal dataset EM-DAT del CRED (Center for Research on the Epidemiology of Disasters) dell’Università cattolica di Lovanio in Belgio.

La conclusione riportata nel report è che tali eventi sono quasi raddoppiati, passando da 4212 nel ventennio 1980-1999 a 7348 nel periodo 2000-2019, arrivando a parlare di “aumento impressionante dei disastri legati al clima negli ultimi vent'anni” sino al punto di sostenere che “stiamo trasformando la nostra unica casa in un inferno inabitabile per milioni di persone”.

Nel report si parla anche di decessi e perdite economiche, argomenti già analizzati in un precedente lavoro: in questo scritto si prenderanno in considerazione solo il numero dei disastri e si cercherà di analizzarne la consistenza.

Osservando il grafico dei disastri naturali a partire dal 1900, presentato in un report del CRED del 2004 (CRED2004), se ne osserva un numero ridottissimo sin verso la metà del secolo scorso, periodo in cui inizia una repentina crescita sin verso la fine del XX secolo. Tale andamento è assai strano: possibile che i disastri naturali siano in sostanza “iniziati” verso la metà del XX secolo con una apparente drammatica crescita sino alla fine del secolo? Peraltro un tale andamento è a prima vista “coerente” con la crescita della temperatura globale del nostro pianeta.

In precedenti report però il CRED ha sempre messo in guardia su un’interpretazione esclusivamente climatologica dell’aumento degli eventi osservato sino alla fine del XX secolo: nel 2004 ad esempio scriveva (CRED2004) Figure 2 (quella sopra riportata) might lead one to believe that disasters occur more frequently today than in the beginning of the century. However, reaching such a conclusion based only on this graph would be incorrect. In fact, what the figure is really showing is the evolution of the registration of natural disaster events over time”. (La figura potrebbe indurre a credere che i disastri si verifichino più frequentemente oggi che all'inizio del secolo. Tuttavia, giungere a una tale conclusione basandosi solo su questo grafico non sarebbe corretto. Quello che il dato mostra, infatti, è l'evoluzione nel tempo della registrazione dei disastri naturali).

Ed ancora nel 2007 (CRED2007) “Indeed, justifying the upward trend in hydro-meteorological disaster occurrence and impacts essentially through climate change would be misleading. … one major contributor to the increase in disasters occurrence over the last decades is the constantly improving diffusion and accuracy of disaster related information“. (In effetti, giustificare la tendenza al rialzo del verificarsi di disastri idro-meteorologici e degli impatti essenzialmente attraverso il cambiamento climatico sarebbe fuorviante. ... uno dei principali fattori che contribuiscono all'aumento del verificarsi di disastri negli ultimi decenni è il costante miglioramento della diffusione e dell'accuratezza delle informazioni relative ai disastri).

A supporto di questa lettura vi è anche la crescita dei terremoti, che nulla dovrebbe avere a che fare con il global warming e che presenta un andamento temporale analogo a quello di tutti gli altri disastri naturali, il che conferma che alla radice di un tale andamento sta il miglior reporting. 

Anche nel report ONU in questione (ONU2020) l’avvertimento al lettore è presente, ma in versione  addolcita, al punto da far prevalere l’interpretazione clima-catastrofista oggi dominante “While better recording and reporting may partly explain some of the increase in events, much of it is due to a significant rise in the number of climate-related disasters “ (Sebbene una migliore registrazione e reporting possa parzialmente spiegare una parte dell'aumento degli eventi, gran parte di ciò è dovuto a un aumento significativo del numero di disastri legati al clima).

A cosa è dovuta questa nuova chiave di lettura assai più clima-centrica rispetto alla precedente? Forse ad una revisione dei dati che erano precedenti il 2000?

Per valutare la fondatezza di tale ipotesi torniamo al report del CRED 2004 (CRED2004) e facciamo un confronto tra i disastri naturali totali per il periodo 1973-2003 riporti in quella sede con quelli estratti oggi dal database pubblico del CRED.

Disastri naturali  totali (1974-2003)

 

Riportati nel 2004

Riportati nel 2020

Siccità

583

397

Terremoti

638

649

Temperature estreme       

253

232

Inondazioni

2162

2216

Smottamenti secchi

--

29

Frane

378

380

Tempeste

1958

2069

Vulcani

123

123

Ondate

19

--

Incendi

256

258

TOTAL

6370

6353

Dalla tabella non si evidenzia alcun significativo incremento, eventualmente una leggera diminuzione, e i dati sono sostanzialmente in accordo.

Un confronto più dettagliato si ricava dalla figura sottostante, dalla quale si evidenzia il sostanziale accordo tra i dati riportati nel report del CRED del 2004 e quelli attualmente presenti nel database del CRED stesso.

La figura mostra come i disastri nel periodo 1974-2003 riportati nel 2004 e presenti oggi nel database CRED-EMDAT, siano sostanzialmente in accordo.

In conclusione i confronti, sia per il numero totale di disastri naturali nel periodo, sia anno per anno, mostrano che i dati non sono significativamente cambiati. Addirittura l’andamento dei disastri naturali, da quando il reporting degli stessi può considerarsi affidabile a detta degli stessi ricercatori del CRED, mostra una certa stabilità, se non addirittura una diminuzione, come emerge dalla figura sotto riportata, tratta dal recente report e relativa al periodo dal 2000 ad oggi (ONU2020).

La figura, tratta dal recente rapporto (ONU 2020) mostra una stazionarietà, se non addirittura una diminuzione, dei disastri naturali negli ultimi 20 anni.

Come mai allora il messaggio diramato dall’ONU (ONU2020) parla di un «aumento impressionante dei disastri legati al clima negli ultimi vent'anni» e del fatto che "stiamo trasformando la nostra unica casa in un inferno inabitabile per milioni di persone", ignorando con ciò gli inviti alla cautela nell’interpretazione dei dati CRED espressa a più riprese dal CRED stesso?

La vicenda che abbiamo descritto ci preoccupa in quanto organismi internazionali dovrebbero mantenere un approccio non per forza tranquillizzante ma quantomeno realistico rispetto al cruciale tema delle catastrofi naturali. Una lettura realistica dei trend temporali delle catastrofi naturali serve infatti non solo a favorire la presa di coscienza dei cittadini ma anche a motivare coloro che sono impegnati in attività di prevenzione e mitigazione del danno. Nello specifico, il fatto che nonostante la crescita della popolazione globale e dei beni esposti le catastrofi naturali sono stazionarie o in lieve declino dal 2000, sarebbe un’informazione importantissima da comunicare. In tal senso il 13 ottobre di quest’anno è stata purtroppo un’occasione mancata e non possiamo che augurarci che la cosa non abbia a ripetersi nel 2021.

 

*Università degli studi di Milano, facoltà di scienze e tecnologie

**Università degli studi di Milano, facoltà di agraria

 

Bibliografia

  • (ONU2020) Human cost of disasters - An overview of the last 20 years 2000-2019
  • (CRED2004) Thirty Years Of Natural Disasters 1974-2003: The Numbers, CRED 2004
  • (GRED2007) Annual Disaster Statistical Review, CRED 2007