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2021-01-22 16:09

Efficienza in Rete

XII CONFERENZA NAZIONALE PER L’EFFICIENZA ENERGETICA

di: 
Redazione

Gli Amici della Terra propongono quest’anno quattro appuntamenti online in streaming sui canali social dell’associazione e in diretta sul sito di Radio Radicale su temi cardine della campagna #primalefficienza. Una “agenda ambientalista alternativa - l’ha definita la presidente dell’associazione Monica Tommasi – che propone politiche ambientali basate su analisi e su dati globali, che possono massimizzare l’efficacia contro il climate change, senza impoverire la società”. I prossimi appuntamenti il 30 novembre e il 3 dicembre.

Il tradizionale appuntamento annuale sull’efficienza energetica degli Amici della Terra è in corso quest’anno, completamente online, con 4 appuntamenti. I primi due, già tenuti il 19 e il 23 novembre scorsi sono stati dedicati alle emissioni fuggitive di metano nella filiera del gas naturale e al ruolo delle pompe di calore per gli obiettivi 2030. Il prossimo lunedì 30 novembre si terrà la terza sessione dedicata ad un auspicabile rilancio del meccanismo dei Certificati Bianchi. L’ultimo evento, giovedì 3 dicembre riguarderà modi e contenuti della possibile istituzione di una Carbon Border Tax europea.

“Si tratta, per noi di quattro temi di primaria importanza – ha detto Monica Tommasi in apertura dei lavori - non solo perché costituiscono i nostri impegni prevalenti ma perché rappresentano una vera e propria agenda ambientalista alternativa che ha il pregio della concretezza e della razionalità rispetto a tante parole d’ordine costose e inconcludenti che suggestionano spesso anche le istituzioni.

“Siamo infatti convinti che su queste azioni che hanno l’efficienza energetica al primo posto e che nascono da un’analisi dell’economia globale fondata sui dati e non sulle suggestioni ideologiche, possano dare il massimo risultato verso la riduzione delle emissioni climalteranti e la decarbonizzazione senza impoverire la società.”

Monica Tommasi ha anche espresso preoccupazione per l’enorme pressione che si avverte sui mezzi di informazione e sulle istituzioni da parte di quei soggetti economici che, approfittando di messaggi semplicistici sui cambiamenti climatici, stanno puntando al massimo profitto con il minimo sforzo. “Come nel caso dei megaimpianti di eolico e fotovoltaico – ha affermato - per i quali molti, anche ambientalisti, chiedono un’assoluta licenza di costruire in spregio alla normativa di protezione del paesaggio e della biodiversità, condizioni che non sono concesse a nessun’altra impresa e attività. Non dobbiamo dimenticare che questi tipi di impianti in Italia hanno già ottenuto, per gli obiettivi 2020, incentivi esorbitanti che rappresentano nella storia del Paese il più grosso investimento pubblico dal dopoguerra, superiore persino al sostegno al Mezzogiorno.

“Quell’enorme investimento ha dato risultati limitati e non risolutivi ai fini della riduzione delle emissioni climalteranti. Se quell’enorme massa di denaro fosse stata investita sugli strumenti di efficienza energetica, sull’integrazione del sistema energetico, sulla ricerca di tecnologie e per l’implementazione di nuove ed eque relazioni internazionali rivolte alla sostenibilità globale, oggi potremo guardare al futuro con maggiore serenità.

“Ora ci auguriamo che le nostre iniziative contribuiscano a definire le azioni per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni dannose per il clima al 2030 – ha affermato Monica Tommasi in conclusione - e, soprattutto, a capire il ruolo che il nostro paese potrà giocare per l’affermazione di azioni simili in tutto il mondo”.

 

Il ruolo dell’Italia per la riduzione delle emissioni di metano della filiera del gas naturale è stato il tema della prima sessione del 19 novembre che, dopo lo studio presentato dall’associazione lo scorso ottobre e la MethaneStrategy europea presentata proprio negli stessi giorni, ha rappresentato la prima occasione per una discussione del tema in Italia.

Proprio Stefano Grassi, Capo di Gabinetto del commissario europeo all’energia, ha sottolineato nel suo intervento come, nella visione della Methane Strategy, la responsabilità della riduzione delle emissioni di metano non sia solo dei paesi produttori ma anche del settore mid e downstream e dei paesi importatori, il cui cambio di atteggiamento sul mercato può far cambiare il comportamento anche degli attori della filiera. Manfredi Caltagirone ha presentato il lavoro dell’UNEP per rinnovare l’iniziativa volontaria multi stakeholder OGMP 2.0 definendola “un importante passo in avanti rispetto alla partnership lanciata nel 2014, alla quale hanno aderito ora oltre 50 nuove aziende, tra le quali molte italiane che riconosciamo come leader in questo settore”. Poppy Kalesi, direttore Energy Program dell’Environmental Defence Fund, la ONG che conduce la campagna contro le emissioni fuggitive di metano a livello internazionale, ha detto: “Tra i Paesi dell'UE, l'Italia ricopre un ruolo chiave della riduzione delle emissioni di metano: innanzitutto per essere il secondo mercato dell'UE27 dopo la Germania e, in secondo luogo, perchè il gas naturale ha un ruolo di primo piano nella generazione elettrica e nella produzione industriale". Clara Poletti, del collegio ARERA, ha sottolineato come dal punto di vista regolatorio “sia un errore fare interventi settoriali, serve invece un disegno ampio e misure che traguardino tutti i settori”.

Nel dibattito sono intervenuti anche i rappresentati degli operatori (Eni, Snam, Italgas, InRete Distribuzione, Unareti, Picarro) e delle associazioni (Anigas con il direttore generale Marta Bucci e Utilitalia con il vicepresidente Francesco Macrì) che hanno portato il punto di vista del mercato e illustrato buone pratiche di monitoraggio e gestione. Infine sono intervenuti l’europarlamentare Patrizia Toia ha sottolineato l’importanza di una leadership europea a livello tecnologico e normativo su un tema strategico per la transizione energetica, e il Senatore Paolo Arrigoni, secondo cui “le politiche di efficienza sono la prima chiave per ridurre il cambiamento climatico, senza fare finta che il gas naturale non ricoprirà un ruolo importante anche dopo il 2030”.

 

La seconda sessione della 12esima Conferenza nazionale per l’efficienza energetica si è tenuta il 23 novembre ed è stata dedicata al superbonus 110%, al ruolo delle pompe di calore per conseguire gli obiettivi 2030 e agli auspicabili investimenti per dotare almeno gli ambienti collettivi di impianti per il ricambio dell’aria contro l’inquinamento indoor.

Tommaso Franci della Direzione degli Amici della Terra, Fernando Pettorossi, presidente del Gruppo italiano delle pompe di calore e Ilaria Bertini del Dipartimento efficienza energetica dell’Enea hanno illustrato come il Piano Nazionale Energia e Clima affidi un ruolo importante per gli obiettivi 2030 di decarbonizzazione dell’Italia alla tecnologia delle pompe di calore: passare dai 33 GW termici attuali a 65 GWt. Quasi un raddoppio della capacità installata, fino a rappresentare un quarto dell’incremento previsto per tutte le rinnovabili termiche e, in generale, una capacità pari a quella del fotovoltaico.

Lo stesso incremento di produzione di rinnovabile elettrica previsto negli scenari al 2030 diventa un volano per la rinnovabile termica prodotta dalle pompe di calore, trasformando questa tecnologia in un moltiplicatore di energia rinnovabile che riduce fortemente le emissioni climalteranti e i particolati nocivi. Pertanto, grazie all’introduzione del superbonus al 110%, è necessario già da oggi individuare più puntualmente quali siano le azioni politiche principali su cui porre l’attenzione per conseguire gli obiettivi della diffusione delle pompe di calore, vale a dire il superamento delle progressività delle tariffe elettriche, il monitoraggio dell’uso del superbonus per le pompe di calore e la sua coerenza con l’aggiornamento del PNIEC, la riforma dei certificati bianchi e la realizzazione di campagne di formazione rivolte a progettisti e imprese e di comunicazione e informazione rivolte agli utenti.

“Il superbonus – per Rosa Filippini che ha condotto i lavori - può avviare una stagione di riqualificazione degli edifici che migliori in modo consistente l’efficienza energetica, la sicurezza e il comfort delle abitazioni, anche grazie alla diffusione della climatizzazione efficiente. L’esperienza della pandemia deve spingerci però a investire subito a tutela della salute pubblica per adeguare col ricambio dell’aria gli impianti di climatizzazione degli ambienti collettivi, utilizzando senza indugio i fondi europei dedicati alla sanità.”

I temi dell’inquinamento indoor, della diffusione della pandemia di Sars Cov2 attraverso gli aerosol dispersi nell’aria degli ambienti chiusi, dei sistemi di ventilazione meccanica controllata che possono rivelarsi indispensabili a prevenire e a combattere la diffusione di virus e batteri sono stati introdotti efficacemente nel dibattito da Angelo Spena, professore ordinario dell’Università di Tor Vergata e da Gaetano Settimo, responsabile della ricerca sull’inquinamento indoor dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sullo stesso argomento, Claudio Carano di Clivet ha comunicato che “la Germania ha stanziato 500 milioni di euro per il miglioramento dei sistemi di ventilazione negli edifici pubblici e in particolare nelle scuole”: Per Luigi Zucchi di Aermec ”sarebbe importante soprattutto da un punto di vista sanitario includere nel superbonus interventi per impianti di ventilazione o filtrazione che permettono un efficace rinnovo dell’aria, con effetti diluitivi degli inquinanti, come abbiamo testato in laboratorio con risultati positivi anche su COVID19.” 

Stefano Battista di Enel X ha sottolineato l’importanza del Superbonus “al fine di rendere le abitazioni più efficienti e sicure, ma anche per la volontà di creare un impatto positivo sul Sistema Paese in termini di aumento dei posti di lavoro, riduzione dell’evasione fiscale e rilancio dell’intero settore edilizio e relativo indotto”.

Stefano Barbera, di A2A, ha rilevato come per i cittadini il bonus fiscale al 110%, con la possibilità dello sconto in fattura e della cessione del credito, rappresenti “la spinta decisiva che sposta per la prima volta il paradigma decisionale dal prezzo più basso o dalla comprovata necessità di sostituzione tecnologica/normativa verso un intervento tecnologicamente efficace ed efficiente, sia sul piano energetico che di difesa della salute. Per la prima volta abbiamo assemblee di condominio dove si delibera per l’intervento più sfidante in luogo dell’intervento meno costoso”. Dedicati ai vantaggi economici anche i casi presentati da Gaetano Parisi di Mitsubishi Electric, che ha illustrato le diverse soluzioni con cui le pompe di calore possono facilmente portare al doppio cambio di classe energetica per un edificio, e da Davide Raccagni di Olimpia Splendid, che ha illustrato, attraverso casi studio, l’importanza per i risultati energetici e ambientali di realizzare impianti tecnologicamente adatti al clima e al tipo di involucro dell’edificio.

Peraltro, la manovra del Superbonus al 110% è in linea con la Renovation Wave, la strategia promossa dalla Commissione Europea che mira, entro il 2030, a ridurre del 60% le emissioni dei gas serra degli edifici, ristrutturare 35 milioni di edifici e creare 160.000 posti di lavoro verdi nel settore edilizio.

Il vicepresidente di Assoclima Stefano Bellò, a cui sono state affidate le conclusioni della giornata, ha indicato i temi della lotta all’inquinamento indoor e gli obiettivi energia e clima come i driver principali per lo sviluppo della tecnologia e il rinnovamento degli impianti, sottolineando che il superbonus è una grande opportunità ma che è necessaria una semplificazione normativa e una gestione della misura che rassicuri gli utenti e i progettisti.

Tutte le presentazioni e i materiali saranno disponibili a breve sul sito degli Amici della Terra .

 

Lunedì 30 novembre 2020 dalle 14,30 alle 17,30 si terrà la terza sessione della Conferenza sul tema dei Certificati Bianchi. Nell’annunciare l’appuntamento, gli Amici della Terra rilevano che, in 14 anni di esperienza, il meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica si è affermato come lo strumento con il miglior rapporto fra costo dell’incentivo e risultati misurabili di risparmio energetico e di mancate emissioni di CO2. Per questi motivi è indispensabile superare le criticità che ne hanno depresso il funzionamento nel corso degli ultimi anni. 

Giovedì 3 dicembre 2020 dalle 14,30 alle 17,30 è convocata l’ultima sessione della Conferenza dal titolo “Carbon Border Adjustment Mechanism: tassare il contenuto di carbonio e non le imprese” dedicata agli strumenti innovativi di politica fiscale che l’Unione europea potrebbe adottare per valorizzare la qualità ambientale delle imprese europee e promuovere la decarbonizzazione a livello globale. 

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