Oggi:

2020-12-05 15:55

Guarda un Po’ Chi è Che Danneggia Tanto il Clima….

METHANE STRATEGY EUROPEA

di: 
Di Lighea Speziale e Lorenzo Ceccherini

Se vogliamo ridurre le emissioni di gas climalteranti il più velocemente possibile, bisogna iniziare dalle opzioni ad alto rendimento e basso costo come minimizzare la quantità di rifiuto conferito nelle discariche europee che emettono un quantitativo di CO2 equivalente superiore a quello che emette l’intera Grecia in un anno.

Dallo scioglimento del permafrost  alle termiti – si, proprio i piccoli insetti che si nutrono del legno dei nostri mobili – dalle perdite dai gasdotti alle paludi, dagli allevamenti intensivi allo smaltimento dei rifiuti, sono moltissime le fonti naturali e antropiche  che liberano metano in atmosfera.

Il metano, sebbene abbia una durata di vita inferiore alla CO2, è considerato dall’IPPC un gas serra quasi 90 volte più potente della CO2 nei primi 20 anni dall’emissione, e 25 volte più potente nell’arco dei 100 anni.

Inoltre, dall’inizio del secolo scorso, i livelli di metano in aria sono aumentati di più del 100%, soprattutto a causa dell’aumento delle emissioni di natura antropogenica.

Figura 1 - livelli di metano nell'aria negli ultimi 5000 anni

Insieme ai comparti agricoli ed energetici, la gestione dei rifiuti è una delle principali fonti di emissioni di metano nel mondo, in particolare a causa delle emissioni fuggitive da discarica.

Secondo la banca mondiale, ogni anno vengono prodotti 2 miliardi di tonnellate di rifiuto urbano, del quale circa il 33% non viene smaltito in nessun modo, e viene lasciato in discariche a cielo aperto. Se si considera che il rifiuto urbano è solo una frazione del rifiuto totale prodotto (ad esempio in Europa ne rappresenta circa il 10% in massa), si può immaginare l’effetto che questo può avere in termini di effetto serra. Sempre la banca mondiale stima che da sole, le emissioni che vengono dalla gestione dei rifiuti siano 1.6 miliardi di tonnellate di CO2equivalenti all’anno, circa il 5% delle emissioni globali nel pianeta, e che se non gestite potrebbero diventare 2.38 miliardi entro il 2050. Il biodegradarsi del rifiuto organico in discarica genera da solo il 50% del metano complessivamente emesso nella gestione dei rifiuti.


Figura 2  - Trattamento e smaltimento dei rifiuti nel mondo (in percentuale)

In Europa (EU27), nonostante una gestione dei rifiuti virtuosa e un quadro normativo ben definito, nel 2018 sono stati mandati in discarica circa 163 milioni di tonnellate di rifiuti (escludendo dalla stima quelli di natura minerale), circa il 24% del totale dei rifiuti generati. E questo avviene in paesi in cui il rifiuto tal quale non può essere conferito in discarica da più di venti anni (la “EU landfill directive” risale infatti al 1999).

Nelle discariche europee vengono generati e rilasciati in atmosfera ogni anno circa 100 milioni di tonnellate di CO2equivalente, nonostante le misure prese per la cattura del metano. Solo il 38% del metano, media dell’UE, viene infatti catturato e mandato in turbina per produrre energia o semplicemente bruciato. 100 milioni di tonnellate di CO2equivalente è più di quanto emetta l’intera Grecia in un anno, in termini di emissioni di gas serra.

Ci capiamo allora quando diciamo che il re è nudo? Come può la Commissione sostenere iniziative come la strategia sull’idrogeno, la conversione del settore di produzione dell’acciaio e i mille pezzetti del puzzle Green Deal, senza poi affrontare un’ovvietà come quella delle emissioni fuggitive dalle discariche? Le discariche sono da decenni la spina nel fianco di tanti funzionari europei. Tutti le vogliono chiudere ma nessuno lo vuole veramente. Adesso con l’ambizione di portare a zero le emissioni climalteranti entro il 2050 diventa sempre più difficile girarsi dall’altra parte e ignorare la beata nudità del re.

Ed ecco la nuova strategia sul metano (methane strategy, 14 ottobre 2020), con cui la Commissione bussa alle porte dei settori agricoli, di produzione di energia e della gestione dei rifiuti. “Cominciate a prepararvi, perché in futuro arriveranno azioni di policy, vincolanti e non, per ridurre le emissioni di metano in Europa”.

Figura 3 - Emissioni di gas serra del settore rifiuti in EU-28, 1990-2017 (milioni di tonnellate di CO2 equivalente)

Secondo le stime della Commissione i rifiuti generano circa il 26% delle emissioni antropogeniche di CO2equivalenti, e le principali fonti di metano sono discariche e il trattamento dei fanghi. Sempre secondo le analisi, che vengono effettuate annualmente dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), le emissioni di metano da discarica sono diminuite del 47% negli ultimi 27 anni, principalmente grazie al dirottamento dei flussi a favore di compostaggio, digestione anaerobica e termovalorizzazione. Questo trend mostra chiaramente quanto già detto prima: se vogliamo ridurre le emissioni di gas climalteranti il più velocemente possibile, bisogna iniziare dalle opzioni ad alto rendimento e basso costo come minimizzare la quantità di rifiuto conferito in discarica.

Le recenti modifiche alla legislazione dell'UE sui rifiuti (2018) hanno introdotto l'obbligo di raccogliere i rifiuti biodegradabili separatamente entro il 2024 e hanno fissato un nuovo obiettivo di un massimo del 10% di rifiuti urbani in discarica entro il 2035. Come risultato di questi cambiamenti, si prevede che le emissioni di metano dalle discariche diminuiranno ulteriormente. La strategia sul metano propone di aggiungere altre misure come:

  • Contrastare pratiche illegali come discariche a cielo aperto o al di sotto degli standard ambientali e fornire assistenza tecnica agli Stati membri per affrontare adeguatamente la questione.
  • Prendere in considerazione ulteriori azioni per la gestione del gas di discarica nella revisione della direttiva sulle discariche prevista per il 2024.
  • Ricerca mirata sulle tecnologie per la produzione di biometano da rifiuti nel prossimo piano strategico (2021-2024) di Horizon Europe.

Le iniziative elencate, soprattutto il tetto del 10% di rifiuto urbano in discarica, richiedono uno sforzo che in alcuni paesi dell’UE significa un cambiamento radicale del sistema di gestione dei rifiuti.

L’Italia ne è un perfetto esempio: parliamo del primo paese in Europa secondo L’EEA per emissioni di metano da discarica, e nonostante abbia raggiunto un buon livello di raccolta differenziata, continua a mandare in discarica quasi il 20% dei suoi rifiuti urbani. È possibile agire cercando di migliorare ulteriormente la raccolta differenziata e il riciclaggio, ma allo stesso tempo è necessario creare delle alternative sostenibili per quel rifiuto che non può essere riciclato (o è appunto uno scarto diretto dagli impianti di riciclo). Ora va di moda il concetto di rifiuti zero: questa filosofia ha un gran potenziale se ci si concentra su aspetti comportamentali, individuali o di comunità, ma è chiaro che non può essere sposata da chi legifera e pianifica la filiera del trattamento rifiuti. Chiudere le discariche è un gesto coraggioso e ambizioso, ma se non è seguito da un adeguato piano industriale di trattamenti alternativi comporta dei rischi altissimi di inquinamento ambientale e danni alla salute umana. La Commissione traccia le strade da seguire ma è compito degli stati membri garantire una corretta implementazione delle direttive. Speriamo che l’Italia decida di appartenere a quel gruppo di stati che valorizzano le scelte europee invece di combatterle.