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2018-04-20 22:40

Rischio transfrontaliero delle centrali nucleari, non c’è accordo tra gli Stati

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Convenzione di Espoo del 25 febbraio 1991 sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero e il Protocollo di Kiev del 23 febbraio 2003 sulla Valutazione Ambientale Strategico (VAS) sono i due accordi internazionali all’interno dei quali va affrontato il problema del rischio transfrontaliero delle centrali nucleari, comprese quelle che si trovano nella fase finale del loro ciclo di vita. Tuttavia, tra gli Stati aderenti ai due accordi non c’è intesa, come hanno dimostrato recentemente il VII Meeting delle Parti della Convenzione di Espoo sulla VIA in un contesto transfrontaliero e il III Meeting delle Parti del Protocollo VAS, tenutisi a Minsk dal 13 al 16 giugno 2017. Per questo, si è deciso di istituire un gruppo di lavoro, a cui l’Italia si è candidata a partecipare, sulle problematiche ambientali connesse alle centrali nucleari, sia a quelle di vecchia generazione sia ai nuovi impianti in corso di realizzazione, dove verranno valutate tutte le misure necessarie per garantire la piena attuazione della Convenzione di Espoo, al fine di assicurare la salute e la sicurezza dei cittadini. I risultati di questo gruppo di lavoro saranno portati a un Meeting delle Parti intermedio, previsto a Ginevra per fine 2018 - inizio 2019, “per poter pervenire ad un accordo tra le Parti che è stato impossibile raggiungere” a Minsk.

È quanto ha detto la sottosegretaria all’Ambiente, Barbara Degani, in commissione ambiente della Camera, rispondendo a un’interrogazione del M5S sulla procedura di valutazione di impatto ambientale in contesto transfrontaliero, in relazione ad alcuni paesi confinanti con l’Italia che ospitano installazioni nucleari.

Per quanto riguarda la Francia, attualmente sono in funzione 58 impianti e l’avvio all’esercizio della maggior parte, con una vita media di esercizio di 30 anni, è avvenuto nel periodo 1980-1990. La vita di progetto degli impianti francesi è di 40 anni ma, secondo la regolamentazione francese, non è previsto un limite di tempo per il fine vita degli impianti e lo stato di sicurezza viene periodicamente rivalutato ogni dieci anni. Per quanto riguarda la Svizzera, attualmente sono in funzione cinque centrali, entrate in esercizio tra il 1969 e il 1984. Anche in Svizzera, come in Francia, non è previsto un limite per il fine vita degli impianti ma ogni dieci anni viene condotta una rivalutazione dello stato di sicurezza. Per quanto riguarda gli impianti in esercizio da più di 40 anni, è stata svolta una specifica valutazione di sicurezza in relazione ai prossimi dieci anni di funzionamento, “non ravvisando elementi per un arresto definitivo di tali reattori, fermo restando le misure di valutazione dell’invecchiamento delle strutture, manutenzione e miglioramento della sicurezza”. Per quanto concerne la centrale svizzera di Muhleberg, tuttavia, è stato lo stesso esercente ad annunciare l’arresto definitivo dell’impianto alla data del 20 dicembre 2019. Per quanto riguarda l’impianto sloveno di Krsko, entrato in esercizio nel 1983, la vita di progetto è di 40 anni e nel 2015 è stata conclusa la procedura per l’estensione della vita di impianto per ulteriori 20 anni. Anche l’impianto sloveno è comunque soggetto alla revisione periodica della sicurezza ogni dieci anni.