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2017-12-13 14:03

Rinvio, tra le polemiche, del Piano per il lupo

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 2 febbraio, la Conferenza Stato-Regioni ha deciso di rinviare, su richiesta delle Regioni, l’esame del “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”, proposto dal ministero dell’Ambiente. “Vogliamo approfondire la discussione, dal momento che ci sono alcune misure che rischiano di non essere convincenti”, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

“Spero che il rinvio della discussione politica sul piano di conservazione del lupo serva a restituire la giusta serenità al dibattito e a far guardare tutti alla realtà dei fatti”, ha commentato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, secondo il quale “non c’è nessuna riapertura della caccia al lupo, ma ventidue misure di grande valore scientifico che salvano la specie. Oggi sono 300 i lupi uccisi ogni anno dal bracconaggio, su una popolazione totale di 1500 esemplari. Spero che di fronte a questo dato nessuno, ambientalisti e rappresentanti delle Regioni, voglia voltarsi dall’altra parte. Io non lo faccio”.

Il Piano prevede varie misure per favorire la convivenza fra lupi ed attività agricole. Si va dai recinti elettrificati a procedure più rapide per i rimborsi agli allevatori, alla lotta agli incroci tra cani e lupi. Ma la misura più controversa è quella che prevede, come estrema possibilità e in presenza di un piano regionale approvato dal ministero dell'Ambiente, che si possa abbattere un numero di animali fino al
5% della popolazione complessiva in Italia.

Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, esprime “contrarietà a misure di abbattimento di questa specie protetta. Si tratta semmai di assumere iniziative diverse a tutela degli allevatori”.

“Chiederemo al governo di eliminare il permesso di abbattimento dei lupi, non che i numeri fossero elevatissimi ma è il principio che non va: eventuali problemi di convivenza tra umani e animali non possono essere risolti solo con la tecnica dell'abbattimento”, afferma il governatore della Puglia, Michele Emiliano, sottolineando come il lupo sia “essenziale in molti luoghi a mantenere l'equilibrio dell'ecosistema nei confronti dei cinghiali. Quindi eliminarli incide sull'equilibrio dell'habitat in modo sbagliato”.

“Nel 2017 l'unica soluzione non può essere l'abbattimento dei lupi”, sostiene la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, secondo la quale bisogna “riflettere ancora e meglio prima di abbattere i lupi. Non passano certo sotto silenzio le ragioni degli allevatori né il complesso di provvedimenti per l'agricoltura ma bisogna anche tenere nel debito conto l'evoluzione della nostra sensibilità ambientale. Per decenni noi e i nostri figli siamo cresciuti nel timore che un animale nobile come il lupo sparisse definitivamente dall'Italia, e ora non è banale cominciare a ripensarlo come a un pericoloso invasore. In ogni caso sono sicura che il rinvio sarà utile a perfezionare una soluzione capace di tutelare con equilibrio l'economia dei territori e la difesa dell'ambiente e del lupo”.

“Si può operare mettendo in sicurezza il patrimonio agricolo senza strumenti estremi”, osserva il presidente della Liguria, Giovanni Toti, per il quale, “tra l'altro, non si tratta di numeri significativi e agire in altro modo è alla portata”.

”Sul territorio lombardo non sarà abbattuto alcun lupo”, assicura l’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Maria Terzi, in una lettera inviata alle associazioni animaliste, secondo le quali “il Piano contiene numerose misure di prevenzione di ogni possibile conflittualità tra attività umane e presenza del lupo, che non possono attendere oltre e devono essere applicate subito, comprese quelle relative al randagismo, che è causa della frequentissima e ingiusta attribuzione al lupo dei danni alla zootecnia, oltre a comportare le sofferenze dei cani in stato di abbandono”. Quel che Lav, Enpa, Lipu, Lac, Lndc e Animalisti italiani chiedono al ministro Galletti è di “eliminare dal testo il punto che prevede di riaprire la caccia ai lupi dopo 46 anni di tutela, consentendo così di approvare un piano di reale tutela del lupo e degli interessi umani”.

L'abbattimento di un massimo del 5% degli esemplari “non mette a rischio la presenza del lupo in Italia”, replica il ministro. “Se non facciamo questo, il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori. E allora davvero la sopravvivenza del lupo sarà a rischio”.

Galletti aggiunge che “se le Regioni si sfilano e non vogliono approvare questo piano, non lo facciano. La gestione del Lupo tocca a loro, io sto dando solo l'inquadramento legislativo”. In ogni caso, afferma il ministro, “complessivamente parliamo di 22 misure di tutela. Solo l'ultima contempla una deroga, del tutto «eccezionale» - così dice il testo - al divieto di «rimozione» di lupi dall'ambiente naturale. Questa deroga sarebbe attivabile solo su richiesta, regione per regione, e in compresenza di ben sette condizioni. La principale, ma che da sola non basta, è che non esista altra soluzione valida per mitigare gli specifici conflitti sociali ed economici originati dal fenomeno. Solo in questo malaugurato caso l'iter potrebbe esser avviato. A questo punto la Regione interessata dovrebbe chiedere un parere all'Ispra. Parere soggetto a ulteriori otto criteri, certo non vincolanti ma formalmente non eludibili. Quindi una volta che siano state fatte tutte le prescrizioni, come le recinzioni e le varie attività previste tra cui gli indennizzi, alla fine la Regione può chiedere al mio ministero di intervenire per prelevare dei capi in misura limitatissima e solo dopo che ho acquisito il parere dell'Ispra sul singolo caso. E' difficilissimo arrivarci”.