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2020-08-05 13:06

I rifiuti speciali in Italia, rapporto dell’Ispra

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Nel 2014, la produzione nazionale di rifiuti speciali è stata pari a circa 130,6 milioni di tonnellate, compresi i quantitativi di rifiuti speciali provenienti dal trattamento di rifiuti urbani, pari a oltre 10,7 milioni di tonnellate. Tra il 2013 ed il 2014, si rileva un aumento nella produzione totale di rifiuti speciali pari al 5%, corrispondente a oltre 6,1 milioni di tonnellate, imputabile per la maggior parte ai rifiuti speciali non pericolosi. La produzione di rifiuti speciali pericolosi si è mantenuta, invece, sostanzialmente stabile (+0,3%), attestandosi a oltre 8,8 milioni di tonnellate, di cui circa 1,1 milioni di tonnellate relativi ai veicoli fuori uso.

E’ quanto viene riportato nel Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2016 dell’Ispra. Il dato complessivo tiene conto sia dei quantitativi derivanti dalle elaborazioni delle banche dati MUD che di quelli stimati dall’Ispra mediante l’applicazione di specifiche metodologie.

I rifiuti speciali, che sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani, sono tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende. Si differenziano in “non pericolosi” e “pericolosi”. I rifiuti speciali non pericolosi, che rappresentano circa il 93% del totale, derivano per il 42,3% dal settore delle costruzioni e demolizioni. Seguono le attività di trattamento di rifiuti e di risanamento (27,2%) e quelle manifatturiere (19,2%). Alle restanti attività, prese nel loro insieme, corrisponde l’11,3% del totale dei rifiuti non pericolosi.

Per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi, il 39% deriva dal settore manifatturiero, il 29,9% dalle attività di trattamento rifiuti e attività di risanamento, il 20,7% è attribuibile al settore dei servizi, del commercio e dei trasporti.

Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti speciali, il recupero di materia copre il 62,4%, lo smaltimento in discarica l’8,5%, il recupero di energia l’1,6%, l’incenerimento l’1%.

Tra il 2013 e il 2014, la quantità totale di rifiuti speciali esportata è diminuita del 4,7%, passando da 3,4 a 3,2 milioni di tonnellate. I rifiuti speciali importati in Italia nel 2014, circa 6,2 milioni di tonnellate, corrispondono invece ad un aumento del 7,6% rispetto al 2013.

I rifiuti speciali vengono esportati prevalentemente in Germania, Cina e Grecia. Degli oltre 3 milioni di tonnellate, 889.000 (27,7%) vanno in Germania e sono prevalentemente pericolosi: vengono dagli impianti di trattamento dei rifiuti, delle acque reflue, della potabilizzazione dell’acqua, dalle operazioni di costruzione e demolizione. Destinazione sono le miniere di sale e in particolare quella di Stetten in Baviera, nella quale i rifiuti vengono utilizzati per la messa in sicurezza delle cavità a seguito dell'attività estrattiva. Per quanto attiene la Cina, invece, nel 2014, come negli anni precedenti, l’importazione dall’Italia, pari a 278.000 tonnellate, è costituita dai soli rifiuti non pericolosi. Rispetto al 2013, si registra una diminuzione dell’11% (35.000 tonnellate). I rifiuti maggiormente esportati in Cina sono carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti (79.000 tonnellate). Significativa è anche l’esportazione dei rifiuti verso la Grecia, oltre 242.000 tonnellate, costituite per il 98% da “ceneri leggere di carbone” destinate ai cementifici, dove vengono utilizzate, al posto della sabbia, per creare materiali edili cementizi.

Una nota particolare viene dedicata dall'Ispra ai pneumatici fuori uso, di cui viene sottolineato l'eccessivo ricorso all'export, pari al 25%. Infatti, nel 2014, in Italia sono state prodotte circa 426.000 tonnellate di pneumatici fuori uso: circa 365.000 sono state gestite in Italia e oltre 125.000 sono state esportate in altri Paesi, principalmente Germania e Corea, che hanno ricevuto, rispettivamente, circa 32.000 tonnellate e oltre 23.000 tonnellate. La Germania recupera soprattutto materia dai pneumatici, mentre la Corea ne ricava energia. Le 365.000 tonnellate gestite in Italia vengono per il 70,4% avviate a recupero di materia, il 9,5% a recupero energetico, mentre il 16% rimane in giacenza.