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2018-10-16 01:30

Le assicurazioni chiamate a collaborare alla lotta contro la pesca illegale

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La lotta alla pesca illegale potrebbe essere più efficace se le società assicurative collaborassero, rifiutando di assicurare i pescherecci già noti alle organizzazioni internazionali per pratiche di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Una ricerca della canadese University of British Columbia, pubblicata dalla rivista Frontiers in Ecology and the Environment, ha raccolto informazioni su 94 navi che praticano pesca INN e 837 pescherecci legali che sono obbligati, dal diritto internazionale, ad avere un’assicurazione a causa delle loro dimensioni. I ricercatori hanno identificato gli assicuratori per il 48% delle navi illegali e per il 58% di quelle legali. Spesso le stesse compagnie forniscono l’assicurazione a entrambe le tipologie di imbarcazioni. Tra i pescherecci illegali con copertura assicurativa ci sono anche quelli della nota "Bandit 6", flotta di 6 navi che per almeno un decennio ha praticato pesca illegale del merluzzo dell'Antartico e che è da tempo nella lista nera dell'Ue.

La pesca illegale è un problema che costa all'economia mondiale dai 10 ai 20 miliardi di dollari all'anno, causando la scomparsa di milioni di tonnellate di pesci dagli oceani. Una pratica, aggiungono i ricercatori canadesi, che danneggia gli habitat naturali e che rende la pesca difficile anche per coloro che rispettano la legge.

Sinora, il settore assicurativo è stato per lo più lasciato fuori dalla discussione, anche se il rifiuto di assicurare le navi illegali potrebbe avere un impatto significativo. Secondo uno degli autori della ricerca, Rashid Sumaila, questo approccio rappresenterebbe un modo molto meno costoso per prevenire la pesca illegale rispetto ai metodi tradizionali, che si concentrano sul monitoraggio e la sorveglianza, attraverso l’utilizzo di localizzazioni satellitari e ispezioni.