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2018-10-18 00:34

Il nuovo rapporto dell’Ispra sui pesticidi nelle acque

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Ispra ha presentato l’edizione 2016 del Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, che contiene i dati relativi al biennio 2013-2014 forniti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Dal Rapporto risulta che in Italia, in agricoltura si utilizzano ogni anno circa 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari. Ci sono poi i biocidi impiegati in tanti settori di attività, di cui però non si hanno informazioni sulle quantità, perché manca un’adeguata conoscenza degli scenari d’uso e della distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio.

Nel biennio 2013-2014 sono stati analizzati 29.220 campioni per un totale di 1.351.718 misure analitiche, con un aumento rispettivamente del 4,3% e dell’11,8% rispetto al biennio precedente. La copertura del territorio nazionale, però, non è completa né omogenea, soprattutto per quanto riguarda le regioni centro-meridionali: Molise e Calabria non hanno fornito informazioni e mancano i dati relativi a cinque Regioni per quanto riguarda le acque sotterranee

Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era 56,9). Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di µg/L (parti per miliardo), ma l’Ispra sottolinea che gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse. Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde profonde, pur essendo protette naturalmente da strati geologici poco permeabili.

In alcune Regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria.

Nelle acque sotterrane la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia (50% dei punti), in Friuli (68,6%), in Sicilia (76%). Sono state trovate 224 sostanze diverse, un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012). Indice, questo, nota l’Ispra, soprattutto di una maggiore efficacia complessiva delle indagini. Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Rispetto al passato è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi, soprattutto perché è aumentato il numero di sostanze cercate e la loro scelta è più mirata agli usi su territorio.

Nel complesso, la contaminazione è più diffusa nella pianura padano-veneta ma questo dipende largamente dal fatto che le indagini sono generalmente più rappresentative nelle regioni del nord. Nelle cinque regioni dell’area, infatti, si concentra poco meno del 60% dei punti di monitoraggio dell’intera rete nazionale. Nel resto del paese la situazione è ancora abbastanza disomogenea, con Regioni che hanno una copertura territoriale limitata o del tutto assente, specialmente per le acque sotterranee, così come è limitato il numero delle sostanze cercate.

Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: glifosate e il suo metabolita AMPA, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale metabolita, desetil-terbutilazina. Nelle acque sotterranee, 170 punti (6,9% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti. Le sostanze più frequentemente rinvenute sopra il limite sono: bentazone, metalaxil, terbutilazina e desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil, oxadixil, imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6- diclorobenzammide, metolaclor.

L’Ispra evidenzia che nel biennio 2013-2014, ancora più che in passato, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, con un numero medio di quattro sostanze e un massimo di 48 sostanze in un singolo campione. La tossicità di una miscela è sempre più alta di quella del suo componente più tossico. Si deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso esposti a miscele di sostanze chimiche, di cui a priori non si conosce la composizione, e che lo schema di valutazione basato sulla singola sostanza non è adeguato. Secondo l’Ispra, è necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, con un approccio più cautelativo in fase di autorizzazione.