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2026-07-12 22:51

Misurare il Metano: Perché l’OGMP 2.0 è Diventato il Riferimento del Regolamento UE

EMISSIONI CLIMALTERANTI

di: 
Carlotta Basili

Lo standard internazionale promosso da UNEP e IMEO è diventato il principale riferimento metodologico del Regolamento europeo sulle emissioni di metano. Dai livelli di reporting delle relazioni sulla quantificazione delle emissioni ex art. 12, il caso italiano mostra come l’OGMP 2.0 stia già influenzando concretamente le pratiche di monitoraggio e comunicazione degli operatori.

In Copertina: Immagine OGMP 2.0

 

Ridurre le emissioni di metano richiede innanzitutto una cosa: sapere dove si trovano, come vengono quantificate e quanto sono affidabili i dati disponibili. Ed è proprio su questo terreno, quello della qualità del dato, che si gioca una parte decisiva dell’attuazione del Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico.

Non è un caso che il nuovo quadro normativo europeo assuma come principale riferimento metodologico l’Oil & Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0), iniziativa volontaria promossa da UNEP e dall’International Methane Emissions Observatory (IMEO). Nato come framework internazionale per migliorare la misurazione e la comunicazione delle emissioni degli operatori nel settore oil & gas, OGMP 2.0 è progressivamente diventato lo standard di fatto su cui l’Unione europea costruisce i nuovi obblighi di monitoraggio, reporting e verifica.

Ciò merita attenzione anche sotto il profilo della governance regolatoria. L’Unione europea ha scelto di fondare la nuova disciplina su uno standard sviluppato in ambito internazionale, attraverso un processo che coinvolge istituzioni, imprese, comunità scientifica e organizzazioni della società civile. In questo senso, il passaggio dell’OGMP 2.0 da iniziativa volontaria a riferimento della regolazione europea rappresenta uno degli elementi più significativi della nuova politica UE sulle emissioni di metano.

Il nuovo quadro europeo, quindi, non si limita a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni, ma interviene direttamente sulle modalità con cui tali emissioni vengono definite, misurate e rese verificabili.

Tradizionalmente, la quantificazione delle emissioni di metano nel settore energetico si è basata in larga misura su stime aggregate e fattori emissivi generici. L’approccio OGMP 2.0 introduce invece una logica differente, orientata alla costruzione di inventari sempre più fondati su misurazioni dirette, dati source-level e maggiore trasparenza metodologica.

Il framework adotta un sistema di reporting fortemente strutturato, basato su template standardizzati e su guide metodologiche dedicate ai diversi segmenti della filiera, dall’upstream al downstream. Un elemento centrale è la definizione dell’asset come unità di rendicontazione: non necessariamente una singola installazione fisica, ma un’unità operativa coerente sotto una gestione comune, definita secondo criteri geografici, funzionali e organizzativi.

Le emissioni vengono poi costruite attraverso un approccio bottom-up, che parte dalla quantificazione delle singole fonti emissive. La qualità del dato è espressa attraverso cinque livelli di reporting, che riflettono il grado di robustezza dei criteri di quantificazione adottati.

Ai livelli iniziali prevalgono stime aggregate e fattori di emissione medi; ai livelli più avanzati entrano in gioco fattori emissivi specifici, metodologie measurement-based, misurazioni dirette e, nel caso del Level 5, la riconciliazione tra inventari bottom-up e misurazioni indipendenti a livello di sito, accompagnata dalla stima esplicita dell’incertezza.

L’impostazione dell’OGMP 2.0 non richiede tuttavia dati ottimali fin dall’adesione al framework. Piuttosto, costruisce un percorso di miglioramento progressivo, orientando gli sforzi verso le fonti emissive più rilevanti. In questo contesto assume particolare importanza la cosiddetta materiality analysis, utilizzata per individuare, a livello di singolo asset, le sorgenti che contribuiscono maggiormente al totale delle emissioni e che devono quindi essere prioritarie nell’applicazione di metodologie di quantificazione più avanzate. Si tratta di un approccio che migliora l’efficienza operativa e la qualità complessiva del dato, pur lasciando aperte alcune questioni di comparabilità tra operatori e asset differenti.

Nel 2025, OGMP 2.0 coinvolge 153 imprese attive in 90 Paesi, coprendo circa il 42% della produzione globale di petrolio e gas. Il rapporto An Eye on Methane 2025 evidenzia inoltre la crescita delle aziende che hanno raggiunto, o stanno seguendo un percorso formalmente riconosciuto per raggiungere, il Gold Standard, lo status associato ai livelli più avanzati del framework.

Il collegamento tra OGMP 2.0 e Regolamento europeo emerge con particolare evidenza anche nel caso italiano. Già nel primo ciclo di attuazione del Regolamento, numerose relazioni sulla quantificazione delle emissioni di metano presentate dagli operatori ai sensi dell’articolo 12 presentano elementi chiaramente riconducibili ai template, alle categorie emissive e alla logica metodologica del framework OGMP 2.0.

Si tratta di un elemento rilevante, perché mostra come il riferimento all’OGMP non operi soltanto sul piano formale del quadro normativo europeo, ma stia già influenzando concretamente le pratiche di reporting adottate dagli operatori. L’uso di classificazioni emissive, livelli di robustezza metodologica e approcci measurement-based riconducibili al framework suggerisce inoltre che, almeno per una parte significativa delle imprese, il processo di adattamento ai nuovi requisiti regolatori fosse già in corso prima della piena definizione degli strumenti attuativi europei.

L’Italia è caratterizzata da una produzione domestica relativamente limitata, ma da una filiera del gas fortemente infrastrutturata, con un ruolo rilevante dei segmenti del trasporto, dello stoccaggio, della rigassificazione e della distribuzione. L’adesione delle imprese italiane all’OGMP 2.0 costituisce quindi un primo indicatore utile per valutare il grado di preparazione del sistema industriale nazionale rispetto ai nuovi obblighi europei in materia di monitoraggio, comunicazione e riduzione delle emissioni di metano.

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati e informazioni OGMP 2.0. “Gold Standard Reporting” indica imprese che soddisfano i criteri OGMP 2.0 per il livello più elevato di reporting; “Gold Standard Pathway” indica imprese che hanno presentato un piano di miglioramento formalmente riconosciuto per il raggiungimento del Gold Standard entro le tempistiche previste.


Le imprese italiane aderenti coinvolgono diversi segmenti della filiera. Nel segmento upstream, ENI partecipa al framework dal 2020 con livelli medi di reporting elevati per gli asset operati e con lo status di Gold Standard Reporting. Nel midstream, Snam presenta livelli medi prossimi al Level 5 per gli asset operati, affiancata da operatori come Adriatic LNG e Retragas, caratterizzati da profili metodologici differenti e da livelli intermedi di maturità del dato. Anche nel downstream la partecipazione appare significativa, con la presenza di operatori della distribuzione come Italgas, 2i Rete Gas, Unareti, Adrigas e GEI, diversi dei quali hanno raggiunto il Gold Standard o risultano inseriti nel relativo percorso di miglioramento.

Naturalmente, l’adesione al framework non coincide automaticamente con la conformità al Regolamento europeo. Tuttavia, nel contesto della nuova disciplina europea, OGMP 2.0 rappresenta oggi molto più di un’iniziativa volontaria: costituisce il principale riferimento metodologico attraverso cui leggere la qualità dei dati comunicati dagli operatori e uno dei principali strumenti con cui il settore energetico sta affrontando la transizione verso un sistema di rendicontazione delle emissioni sempre più basato su misurazioni, verificabilità e trasparenza.

Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di gas naturale e petrolio ma al tempo stesso dotato di una rete gas complessa e articolata, il grado di diffusione degli standard OGMP 2.0 tra operatori nazionali e internazionali è destinato ad assumere un peso crescente non solo nella valutazione della conformità regolatoria, ma anche nell’efficacia complessiva della strategia europea sul metano.