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2021-07-28 23:34

Per il Clima S‘impongono Misure di Mitigazione ma, Soprattutto, di Adattamento

THE HUMAN COST OF DISASTERS 2000-2019

di: 
Mario Pileggi *

Le variazioni del clima hanno sempre avuto un impatto importante sugli ecosistemi e sulla vita dell’umanità. Oggi, possiamo affrontarli con interventi di mitigazione che siano anche migliorativi delle condizioni di vita sul pianeta. Ma, soprattutto, sono urgenti misure di adattamento e di messa in sicurezza di territori troppo a lungo trascurati e, anzi, aggrediti da opere che ne hanno aggravato l’instabilità.

I tempi e modi delle misure di adattamento ai cambiamenti climatici, incideranno sempre di più sulla salute e sulla qualità della vita di gran parte delle popolazioni dei vari continenti.   La rilevanza della questioni ambientali emerge dal recente rapporto delle Nazioni Unite "The Human Cost of Disasters 2000-2019", redatto dal “Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (CRED) e da ”United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNDRR), nel quale sono riportati i dati sui numeri dei morti e sull’entità dei danni provocati da  eventi disastrosi legati al clima.

Dal Rapporto emerge che dal 2000 al 2019 ci sono stati 7.348 eventi disastrosi che hanno causato la perdita di 1,23 milioni di vite umane, colpito una popolazione di 4,2 miliardi di persone e causato danni economici per circa 2,97 trilioni di dollari.

Molti dei disastri sono dovuti proprio ad eventi legati al clima che hanno colpito 3,9 miliardi di persone, circa il 95% del totale dei danneggiati, e provocato danni economici per circa 2,2 trilioni di dollari, circa il 74% delle perdite economiche complessive. Dal Rapporto emergerebbe anche un forte aumento nell’ultimo ventennio, rispetto al precedente, del numero dei disastri legati al clima che, dal 2000 al 2019, arrivano a 6.681 mentre nel precedente, dal 1980 al 1999, ne risultano registrati 3.656. Questi dati emergono dal database degli eventi di emergenza (EM-DAT) gestito dal  Center for Research on the Epidemiology of Disasters  (CRED) che registra i disastri che hanno provocato la morte di dieci o più persone; colpito 100 o più persone; provocato uno stato di emergenza dichiarato; o una richiesta di assistenza internazionale.

La rilevanza degli effetti dei cambiamenti climatici sulla Terra e sull’umanità appare ancor più evidente se si considerano gli eventi nel corso della storia della Terra e degli Uomini. Va ricordato che dall’origine della Terra e dalla comparsa dell’Uomo non c’è mai stato un “equilibrio climatico” in nessun luogo del Pianeta. Sono invece sempre più numerose e dettagliate le conferme scientifiche sulle variazioni e oscillazioni climatiche con l’alternarsi di periodi più caldi a periodi più freddi.

Dunque, nel corso della storia della Terra si sono alternate ere “Glaciali” della durata di milioni di anni come l’attuale Neozoica caratterizzate dalla presenza delle calotte glaciali e dei ghiacciai sulle vette delle catene montuose. E altre ere geologiche con temperature medie globali molto più alte rispetto all’attuale senza la presenza di calotte glaciali e ghiacciai sulla superficie terrestre, dette epoche “Interglaciali”.

Nel corso dell’attuale era glaciale, denominata Neozoica, si sono alternati periodi più freddi della durata di circa 100 mila anni caratterizzati dalla crescita ed avanzamento dei ghiacciai e periodi meno freddi della durata variabile con riduzione e arretramento dei ghiacciai.

La durata in milioni di anni delle epoche più calde, in colore rosso, e di quelle più fredde in azzurro è riportata nello schema in alto della Figura 4; in basso, nella stessa figura, è schematizzata la durata e l’alternarsi dei periodi più freddi con la crescita ed avanzamento dei ghiacciai evidenziati in colore blu scuro e quella dei periodi meno freddi, come l’attuale, in azzurro.

Le continue oscillazioni climatiche sulla Terra sono state ben evidenziate trent’anni fa nel primo rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), allora appena istituito dalla World Meteorological Organization (WMO) e dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) per effettuare valutazioni periodiche della scienza, degli impatti e degli aspetti socio-economici del cambiamento climatico e delle opzioni di adattamento e mitigazione per affrontarlo. Nel capitolo dedicato al “Observed Climate Variations and Change” del Rapporto IPPC del 1990, redatto da centinaia di scienziati di tutti i continenti, sono riportati molti dati e grafici come quelli che mostrano le oscillazioni climatiche con gli aumenti e diminuzioni delle temperature rispetto a quella media terrestre del periodo 1961-1990 (linea tratteggiata delle Figg.5-6-7) rispettivamente nell’ultimo milione di anni, negli ultimi 12 mila anni e negli ultimi mille anni.

La storia recente documenta cambiamenti climatici naturali a scala pluridecennale e secolare senza i gas climalteranti di origine antropica.

Approfonditi studi e ricerche storico-geografiche e geoarcheologiche effettuate nell’area mediterranea e in particolare nelle regioni meridionali del Bel Paese evidenziano che negli ultimi 3.000 anni le condizioni climatico-ambientali sono variate alternando periodi più freddo-umidi e periodi più caldo-aridi caratterizzati da notevoli implicazioni sugli assetti idrogemorfologici e sulla vita di tutti gli esseri viventi.

 

In particolare nelle regioni meridionali del Bel Paese sono stati individuati periodi caldo-aridi come quello Medioevale che va dall’anno 1000 al 1300 e quello dell’età romana compreso tra il 100 e il 300 d.C. circa. Periodi caratterizzati da un clima più freddo-umido sono documentati:

- tra il 520 a.C. e il 350 a.C. denominato “Piccola Età Glaciale Arcaica”;

- tra il 500 d.C. e il 750 d.C. denominato “Piccola Età Glaciale Alto medievale”;

- tra il 1500 d.C. e il 1850 d.C. denominato della “Piccola Età Glaciale”.

Durante quest‘ultimo periodo di raffreddamento globale noto come "The Little Ice Age” sono documentati sia una ridotta attività solare, il "Maunder Minimum", sia numerose eruzioni vulcaniche che, con la rilevantissima diffusione di cenere e polveri, hanno accentuato il raffreddamento. Particolarmente rilevanti le eruzioni del 1800 del Krakatoa e del 1815 del Tambora. L’enorme quantità di materiale eruttato tra il 10 e l’11 aprile del 1815 dal Tambora, stimato in più di 40 chilometri cubi, provocò il noto “Freddo del Tambora” e un abbassamento della temperatura mondiale di circa 3-4 °C.  In Europa e Nord-America l’anno successivo all’eruzione è ricordato come “l’anno senza estate”. Sono ampiamente documentati anche i rilevantissimi e disastrosi impatti socio-economici sull’ambiente e ogni forma di vita.

Sulle variazioni climatiche più recenti, è interessante ricordare che negli anni sessanta del secolo scorso i climatologi, in considerazione dell’accertata crescita dei ghiacciai in tutto il mondo e dei risultati di altre ricerche, erano ossessionati dall’idea che una nuova glaciazione fosse imminente. Della fine dell’attuale periodo Interglaciale ed inizio di una nuova glaciazione discussero glaciologi e climatologi nel 1972, nella Brown University. Molti degli esperti presenti, anche in considerazione del fatto che il raffreddamento riguardava le Regioni Polari, concordarono nell’affermare che i periodi Interglaciali sono di breve durata e finiscono bruscamente. In particolare, basandosi sui cicli di Milankovitch, affermarono che: “senza alcun dubbio la fine naturale del nostro Periodo Interglaciale è alle porte”.

Anche allora c’era chi sosteneva che il raffreddamento globale era causato principalmente dall’uomo perché gli effetti dell’industrializzazione, della rilevante crescita della popolazione mondiale e della rapida crescita urbana nelle metropoli avevano sul clima una rilevanza pari a quella dei processi naturali. Si consideravano determinanti le notevolissime quantità di carbone e petrolio bruciate nell’aria e dei gas di scarico che venivano rilasciati nell’ambiente senza essere filtrati in alcun modo. In pratica, a causa della maggiore torbidità dell’aria legata all’aumento di smog, nebbia e nubi ci sarebbe stata una riduzione dell’insolazione e, quindi, il raffreddamento.

Addirittura, sempre negli anni ’60, per regolare il clima mondiale, negli Usa venne ideato un progetto di diga per sbarrare lo stretto di Bering tra Alaska e Siberia. Favorevole a questo progetto si dichiarò anche John F. Kennedy durante la campagna elettorale del 1960. Il progetto della diga di Bering fu approfondito durante la presidenza di Richard M. Nixon e, come ricordato nella “Storia culturale del clima” di W. Behringer, costituì il tema centrale del vertice USA-URSS di Vladivostok del 1974 tra i Presidenti Gerald Ford e Leonid Brežnev. Sulla rilevanza data al rischio di un raffreddamento globale va ricordato che nel 1978, per fronteggiare il temuto raffreddamento globale (Global Cooling), il Congresso degli Stati Uniti lanciò un programma nazionale sul clima da realizzare tra 1980 e 2000. Per contrastare il temuto raffreddamento globale, “esperti” climatologi e militari avanzarono proposte di interventi che oggi appaiono grotteschi come ad esempio:

- aumentare le emissioni di CO2 in modo da rafforzare l’effetto serra;
- ricoprire le calotte polari di una pellicola nera per diminuire l’effetto albedo;
- costruire una diga in cemento tra Groenlandia e Norvegia;
- riscaldare la Groenlandia con reattori nucleari o, in alternativa, sciogliere il ghiaccio dei poli con bombe all’idrogeno;
- far esplodere delle bombe atomiche per abbattere le montagne sottomarine a Sud-Ovest delle isole Fær Øer per prolungare gli effetti delle correnti marine calde dell’Artico.
- far orbitare intorno alla Terra degli enormi specchi per accrescere effetto del Sole o costruire una specie di “anello di Saturno” di potassio.

Questi episodi di storia recente consigliano di migliorare in modo continuo e costante il monitoraggio e l‘analisi scientifica dei dati sulle reali cause delle evoluzioni climatiche e dei conseguenti interventi da adottare nell’interesse comune.

Ai fini della mitigazione dei cambiamenti climatici è indispensabile – e ragionevole – incrementare le politiche di promozione dell’efficienza energetica, e di decarbonizzazione dell’economia come raccomanda lo European Green Deal, e come proposto anche quest’anno dalla XII Conferenza Nazionale per l'Efficienza Energetica.

Ma la gravità e il crescente numero dei disastri provocati da eventi meteorologici estremi evidenziati nel Rapporto delle Nazioni Unite e sopra richiamati impongono alle istituzioni, alle classi dirigenti e ad ogni cittadino di prevedere ed attuare misure di adattamento per ridurre gli impatti e i rischi per la salute umana, per gli ecosistemi, la biodiversità e i mezzi di sussistenza.

 

*Geologo, esponente degli Amici della Terra in Calabria