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2018-01-23 10:27

Preda e predoni

AGORA’. ANCORA SUL DECLINO DELL’ENEA

di: 
Giampaolo Valentini

“Al di là dell'impegno e dell'abnegazione di singoli, non esiste nel gruppo dirigente Enea una strategia che sappia guardare al di là del quotidiano e proiettare l'Agenzia in un'ottica di supporto al Paese a medio-lungo termine. Di chi la colpa? Sicuramente del Governo, come si dice nell'articolo, ma anche di una direzione ormai commissariata da tre anni e mezzo, miope e inamovibile. O no?”

 

A seguito dell’ormai famoso articolo di Gianantonio Stella sul Corriere del 26 aprile, relativo a come fermare il declino dell’Enea, Francesco Mauro ha proposto un lungo e articolato commento (“La magnifica preda”) sull’Astrolabio del 7 maggio.

Nulla da dire sulla rievocazione attenta della storia dell’Ente dal 1952 ai giorni nostri, sui molti errori commessi sia da parte del Governo che della dirigenza Enea, sul non aver saputo far fronte adeguatamente alla progressiva scomparsa del nucleare in Italia e sul progressivo deterioramento dell’immagine Enea, a torto o a ragione legata indissolubilmente, prima nell’immaginario collettivo e poi anche in quello governativo, a una forma di energia ormai demonizzata nel Bel Paese.

Ma Mauro conclude che il problema dell’Enea è innanzi tutto quello di stabilire con chiarezza cosa deve fare, quanta e quale ricerca, quanto e quale servizio scientifico, quanto e quale sforzo per l’integrazione di conoscenze diverse, per il trasferimento di know-how, per attività di consulenza. E allora, come si dice, la domanda sorge spontanea: chi deve stabilire tutto questo? Il Governo? I tre Ministeri “vigilanti” (Sviluppo economico, Ambiente, Ricerca scientifica)? Oppure semplicemente la direzione dell’Ente (ora Agenzia) che potrebbe raccogliere le competenze residue, aggregarle ed eventualmente reindirizzarle verso pochi e produttivi servizi nell’interesse primario dei cittadini e delle imprese a cui potrebbe essere offerto un aiuto tecnico competente, imparziale e di qualità in un momento in cui si parla tanto di ripresa del sistema produttivo del Paese?

Tutto questo sarebbe altamente auspicabile ma non sarà possibile se prima non si tenta un rilancio dell’immagine Enea. Ed allora anche a me sia consentito di presentare una possibile ricetta per la cura, dopo aver diagnosticato la malattia.

Le attività sul nucleare riguardano ormai una parte largamente minoritaria delle risorse Enea, umane e finanziarie. Prova ne sia che sebbene l'acronimo sia rimasto invariato, il pubblico non sa bene se sta per "Ente nazionale energia atomica" o "Ente nazionale energie alternative". In realtà, come ha già detto Mauro, la dicitura per esteso recita esattamente "Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile". Ogni riferimento, anche velato, al nucleare è stato opportunamente e pudicamente soppresso. Tanto che solo un votato alla disoccupazione potrebbe oggi iscriversi a un corso di laurea in ingegneria nucleare che difatti è scomparso anche dal "piano dell'offerta formativa" della più grande Università italiana: La Sapienza di Roma. E quindi prendiamone atto: il nucleare in Italia è morto e una sua riesumazione non è al momento all'orizzonte.

E allora di che cosa si occupa prevalentemente oggi l'Enea? Di tutto e di più, verrebbe da rispondere come del resto ha già osservato Stella. Ma la conseguenza è di disperdere le già scarse risorse finanziarie a disposizione in mille rivoli con scarsissimi ritorni scientifici e di immagine. Perché parliamoci chiaro: di che cosa avrebbe urgente bisogno oggi l'Enea per uscire dalle sabbie mobili in cui si trova? Proprio di vedere rilanciata la propria immagine nel Paese. E allora, dal momento che attualmente l'attività prevalente è quella di Agenzia e non di Ente di ricerca (come indicato in primis sul proprio nome) un buon "sentiment", una immagine di efficienza al servizio dei cittadini e del Paese si rifletterebbe inevitabilmente anche sulle attività di ricerca e non solo su quelle nucleari, al momento in Europa confinate utilmente solo in Francia. Ma la scelta su dove investire per rinverdire (è proprio il caso di dirlo!) il nome e le attività dell'Enea presso il grande pubblico – oltre che presso le aziende e gli addetti ai lavori - è di competenza esclusiva del gruppo dirigente Enea. E qui cominciano i guai.

Prendiamo, ad esempio, il comparto oggi emergente e cioè quello delle energie alternative e dell'efficienza energetica. Nel 2007 il Governo varò un'importante misura per diffondere la cultura dell'efficienza energetica presso tutti i cittadini italiani e cioè la detrazione fiscale del 55% riservata a coloro che realizzavano interventi di efficientamento energetico all'interno delle loro abitazioni. Tale misura, ancora in vigore, scadrà definitivamente, salvo proroghe dell'ultimo minuto, il prossimo 30 giugno sostituita da un sistema di incentivi, molto meno favorevole dal punto di vista economico e più oneroso dal punto di vista degli adempimenti, per i cittadini.

Ebbene, la gestione dell'assistenza agli utenti, della raccolta delle domande per accedere agli incentivi e della rendicontazione allo Stato sui risultati della campagna di detrazioni era stata affidata all'Enea. Poteva essere una formidabile occasione di rilancio dell'immagine dell'Agenzia nei confronti di tutti quei tecnici più sensibili alle tematiche dell'efficienza energetica e ambientale ma soprattutto verso una platea sterminata di oltre un milione di cittadini/utenti da cui potevano trarsi ricadute positive di efficienza anche sulle attività di ricerca vere e proprie e invece....

E invece l'Enea ha messo a disposizione - mediamente - per questo enorme compito solo tre ricercatori a tempo pieno e altri due tecnici part time dedicati prevalentemente agli aspetti informatici. Nonostante i salti mortali che questo team ha saputo fare per confrontarsi giornalmente con centinaia di persone, i risultati finali non devono essere stati del tutto soddisfacenti se la gestione dei nuovi incentivi 2013 è stata sottratta dal Ministero all'Enea per essere assegnata al GSE con tanti saluti all'immagine di efficienza e di competenza di cui oggi l'Agenzia ha bisogno come il pane. Si dirà: ma l'Enea è chiamata a fornire supporto tecnico al GSE. Si, ma il successo o meno della nuova campagna sarà d'ora in poi ad esclusivo appannaggio del GSE che difatti ha cominciato da un anno a strutturarsi opportunamente per far fronte all'impegno nel migliore dei modi.

Conclusione: al di là dell'impegno e dell'abnegazione di singoli, non esiste nel gruppo dirigente Enea una strategia che sappia guardare al di là del quotidiano e proiettare l'Agenzia in un'ottica di supporto al Paese a medio-lungo termine. Di chi la colpa? Sicuramente del Governo, come si dice nell'articolo, ma anche di una direzione ormai commissariata da tre anni e mezzo, miope e inamovibile. O no?

11 maggio 2013

Commento inviato da Giampaolo Valentini il 23 maggio 2013

Caro Nino,
non pensavo che nella mia penna ci fosse tanto livore, come dici tu, anzi mi sembrava di aver dato pacatamente – nel mio piccolo – un modestissimo contributo a come fermare il declino dell’Enea, tema originale del dibattito. Che io poi nel far questo “mi prenda rivincite spacciandole per diritto di critica disonesta” è solo una tua personale opinione.

Forse non te ne sei accorto perché hai incentrato l’attenzione solo sugli ultimi paragrafi che hai voluto evidenziare ma nell’articolo era accennata anche una semplice proposta, ovviamente personale, per il rilancio dell’Enea: evitare di disperdere le scarse risorse finanziarie a disposizione in mille rivoli con scarsissimi ritorni scientifici e di immagine e concentrare le attività in iniziative di grande impatto sul pubblico, non solo quello scientifico, stante la natura prevalente di Agenzia dell’Enea, pubblico che poi possa supportare o almeno accettare lo stanziamento, diretto o indiretto, di nuove risorse per l’Enea se impiegate al servizio diretto del Paese. Se poi questa è una “semplice, sterile, inopportuna, ecc. ecc. denuncia” lo lascerei decidere ai lettori dell’Astrolabio. E, per tua informazione, questa proposta di valorizzare il 55% che ha coinvolto e ancora coinvolge il maggior numero di persone con cui l’Enea si è mai confrontata, io l’ho fatta più di una volta anche quando “stavo dentro”, anche formalmente, naturalmente indirizzata ai miei capi dell’epoca e senza la pretesa di impartire lezioni a chicchessia, come dici tu, ma solo per cercare di risolvere un problema che a me pareva evidente e pressante.
E’ stata forse recepita?

E infine mi tocca contraddire anche Ludovico il Moro, ma forse il problema dell’Enea è che per molto tempo troppi hanno taciuto per disinteresse o, al contrario, per interesse diretto. E non credo che sia un male se ogni tanto qualcuno si sveglia (non sono stato io, ma Stella), denuncia un problema e dà il via a un dibattito per trovare soluzioni. Poi bisognerebbe mettere in pratica la teoria. Perché, come diceva Einstein, la teoria è quando si sa tutto e niente funziona mentre la pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perchè.

Apertis verbis.
Giampaolo

Commento inviato dall'Ing. Nino Di Franco il 23 maggio 2013

Caro mio,
mi dispiace vedere nelle tue parole e nella tua penna un simile livore, la cui energia propulsiva - tra persone mature - dovrebbe essere orientata alla risoluzione dei problemi, invece che alla loro semplice, sterile, inopportuna, infantile, inutile, controproducente - per tutti - denuncia.
Mi dispiace che tu trovi soddisfazione nel prenderti rivincite dalla comoda posizione di colui che tanto "ne sta fuori", spacciandole per diritto di critica.
La critica, sempre benedetta quando onesta, dovrebbe essere accompagnata da proposte, fattive, realistiche, realizzabili.
Non ne possiamo più di sentirci dire come andrebbero fatte le cose. Lo sappiamo pure noi come dovrebbero essere fatte, ma nel mondo reale, fatto da persone reali, e da condizioni al contorno sempre più problematiche per tagli di risorse e futuro impredicibile, ci dobbiamo attrezzare per fare quello che si può fare con le risorse disponibili.
Con i pochi colleghi che hanno lavorato sul 55% mi sembra che casini non ne abbiamo combinati, e non ho letto da nessuna parte che il cittadino tale o l'associazione talaltro si siano lamentati dell'operato dell'ENEA (nell'articolo ti riferisci al 55%, è inutile negarlo; parli di milioni di cittadini e l'ENEA che mette solo pochi ricercatori: è il 55%, è vano arrampicarsi sugli specchi. Come scrisse Ludovico il Moro "Sempre ti pentirai di aver parlato (in questo caso 'scritto'), mai di aver taciuto).
E allora?
Sarebbe stato molto più coerente se la lettera la scrivevi quando eri dentro, che dici?
Magari indirizzata direttamente al commissario, o al ministro, per impartirgli lezioni su quello che avrebbero dovuto fare, che dici?
Non ci servono bacchettatori imbabagiati, ci serve chi dà una mano.

Ad maiora
Nino

Commento inviato da Giampaolo Valentini il 22 maggio 2013

Caro Nino,
grazie innanzitutto della pubblicità che hai voluto dare alla mia replica sull’Astrolabio all’articolo di Gianantonio Stella sul Corriere della Sera, segno evidente che tieni in notevole considerazione quanto scrivo. Ma non mi pare che la gestione dell’Enea non possa essere criticata finché tu e gli altri ne fate ancora parte. L’Enea non sei tu, non è Carderi né individualmente altri. L’Enea è un’Agenzia di qualche migliaio di persone che viene gestita e diretta in un certo modo, che privilegia alcune azioni e iniziative rispetto ad altre. E questa è una libera scelta di chi è tenuto a farlo ma che non implica necessariamente che tutti la condividano (il discorso della mensa e del bus esula ovviamente dalle considerazioni che ho fatto e anzi me ne dispiaccio per voi). Non solo, ma mi sembra anche di aver dato esplicitamente atto che i singoli dipendenti hanno dato e danno prova di impegno e abnegazione.
O no?

So perfettamente che la gestione del 55% è ancora dell’Enea, per ora fino al 30 giugno salvo proroghe. E so anche perfettamente che il GSE gestisce il conto termico che però, allo stato e a maggior ragione dopo il 30 giugno, rappresenta appunto “i nuovi incentivi 2013”, come ho scritto. A mio personalissimo parere anche la gestione del conto termico poteva essere affidata all’Enea, non foss’altro per l’esperienza maturata con il 55% nell’incentivare gli stessi interventi se l’Enea si fosse strutturato come si è strutturato il GSE per l’occasione. Così non è stato e ci sarà sicuramente un motivo che sarà magari politico, economico, di opportunità, ecc. ma che all’uomo della strada, quale ora io mi considero, appare quello che ho indicato.

Quindi, se vogliamo incrementare la polemica, invia pure una lettera di rettifica a chi vuoi. Poi magari invierò io una rettifica della rettifica e così via. Se poi farò una gran figura o una piccola figura lo decideranno i lettori della rivista oppure, più semplicemente, non fregherà loro assolutamente nulla. Una cosa è certa: in Italia ancora abbiamo la libertà di parola e il diritto di critica. E io intendo esercitarli entrambi se se ne presenta l’opportunità.

Ti saluto e ti faccio i migliori auguri per la tua carriera.

Giampaolo

Commento inviato dall'Ing. Nino Di Franco il 22 maggio 2013

Caro Gianpaolo,

a parte la non eccessiva eleganza di sparare sull'ENEA sapendo che noi ancora ci siamo dentro, e quindi grazie per l'aiuto in questo momento di spending review che ci stanno togliendo mensa e bus, ma il 55% è ancora nostro. E' IL CONTO TERMICO CHE GESTISCE IL GSE!!! MANDA SUBITO UNA RETTIFICA AGLI AMICI DELLA TERRA!!! Per non fare brutta figura tu, soprattutto, e gli amici della terra poi.
Ora ci toccherà scrivere una lettera di rettifica. Non farai una gran figura, che dici?
Perché prima non consultarci???

Nino