Oggi:

2018-12-18 16:08

Se il rifiuto Plastico Non Va Più in Cina

RIFIUTI URBANI E SPECIALI

di: 
Giovanni Barca

Alla fine di gennaio del 2018, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, a seguito di numerose audizioni e sopralluoghi,  ha prodotto una relazione sul fenomeno degli incendi negli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti nella quale descrive  il fenomeno cercando di tracciare alcune raccomandazioni. La relazione è chiara, ben articolata e può offrire diversi punti di riflessione.

La Commissione registra 71 incendi nel 2015  e 65 nel 2016, con un vistoso incremento nell’anno 2017 con ben 72 incendi per i soli primi 8 mesi. In sostanza, nel periodo gennaio – agosto 2017, si sono verificati più di due incendi alla settimana.

La distribuzione territoriale di tali eventi vede una prevalenza nel Nord Italia. Circa la metà degli eventi ha dato luogo a procedimenti penali a carico di ignoti che sono rimasti tali sino all’archiviazione, nella quasi totalità dei casi. Ciò significa, tra l’altro, che le costose attività di bonifica che dovrebbero seguire alle condanne dei responsabili  restano, quasi sempre, a carico della collettività.

La commissione formula alcune ipotesi per spiegare il fenomeno:

- la fragilità degli impianti, spesso sprovvisti di adeguati sistemi di vigilanza e controllo;

- la rarefazione  (o l’assenza) di controlli da parte delle autorità competenti che consente ai gestori di sovraccaricare gli impianti, aumentando il pericolo d’incendio, senza temere sanzioni;

- la disomogeneità della risposta investigativa e giudiziaria che determina lo scarso rischio per i colpevoli  degli eventi delittuosi di  essere indagati e condannati ;

- la scarsa attenzione nel rilascio delle autorizzazioni che sono, spesso, frutto di istruttorie meramente documentali.  Il proliferare di impianti di semplice stoccaggio è un segnale che la natura del rifiuto viene modificata solo formalmente e non se ne garantisce la corretta gestione;

- la congiuntura internazionale legata alla chiusura  del mercato cinese  di taluni materiali , in particolare plastica, che ha determinato un sovraccarico di materia non gestibile e che ha dato luogo a incendi dolosi “liberatori”.  Nelle note a piè di pagina della relazione, la Commissione sottolinea che la nuova politica cinese è nota  sino dalla prima metà del 2017, quando si era venuti a conoscenza che il Ministero di Protezione Ambientale cinese  aveva chiuso oltre seicento aziende del settore e stava studiando la possibilità di vietare l’importazione di svariati materiali. Tale politica cinese è stata formalizzata alla World Trade Organization  (WTO) nel luglio del 2018 (“By the end of 2017, China will forbid the import of 4 classes, 24 kinds of solid wastes, including plastics waste from living sources, vanadium slag, unsorted waste paper and waste textile materials”).

Tra le raccomandazioni, la Commissione evidenzia giustamente la necessità di un potenziamento dei controlli attraverso il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale. Tuttavia, il Sistema, riformato nella legislatura appena conclusa, necessita di finanziamenti adeguati che permettano l’acquisizione di nuove risorse umane e strumentali; in caso contrario,  non ci sarà alcun potenziamento dei controlli.

Nell’introduzione delle proprie valutazioni conclusive, la Commissione accenna al tema  “dell’interdipendenza tra eventi incendiari e mancata corretta chiusura del ciclo dei rifiuti “, senza giungere però a conclusioni esplicite circa la pianificazione, realizzazione e gestione del sistema integrato dei rifiuti. Ed è proprio questa, a nostro avviso,  la carenza della relazione, che non innova rispetto alla consuetudine della politica nazionale di tacere sulla necessità di dotarsi di impianti adeguati alla chiusura del ciclo dei rifiuti.

Eppure, anche dai dati forniti  dalla relazione, appare evidente che per  migliorare l’attuale sistema di gestione dei rifiuti dovrebbero essere realizzati  tutti gli impianti tecnicamente necessari in una pianificazione che tenga conto delle esigenze reali. In particolare, la chiusura del ciclo dei rifiuti deve essere realizzata secondo un principio di prossimità che non scarichi i nostri problemi su altri Paesi o altri  Continenti.  I rifiuti e le materie seconde devono avere destinazioni finali certe e a basso costo, anche per rendere più semplici le attività di controllo e combattere più efficacemente i fenomeni di illegalità.

In questi ultimi anni, si è tentato di giustificare l’invio in Cina dei materiali plastici con la convinzione un po’ superficiale che il mercato globale tutto risolva  e governi. L’affermazione non convince sia perché tradisce una furbizia  - gli impianti li facciano altri perché a noi scomodano -  sia perché, nei fatti, non è vero che su questo specifico argomento il mercato possa risolvere tutto. Infatti, sono in gioco valori come  la tutela dell’ambiente, la salute dell’uomo e l’etica ai quali ogni comunità deve dare  risposta secondo la propria cultura, tradizione e possibilità economica. In questo contesto, il mercato dei rifiuti non fa che evidenziare storture e ingiustizie del mondo globalizzato.  L’improvvisa chiusura del mercato cinese dei rifiuti plastici cui ci eravamo affidati con leggerezza, dovrebbe farci riflettere.

Esaminando il problema con maggiore senso della realtà, si deve convenire che la gestione dei rifiuti  in loco è  più conveniente anche sotto il profilo economico  perché si produce reddito e occupazione e viene data certezza ad aziende e cittadini di poter gestire i rifiuti a costi costanti e nella legalità. Inoltre, da un punto  di vista ambientale, le emissioni che si producono con il trasporto o a causa di incendi colposi o dolosi nei siti di stoccaggio sono ben maggiori di quelle prodotte in impianti di recupero di materia ed energia ben realizzato e controllato. Tale ragionamento vale anche per la tutela delle acque e del suolo.

Certo, è  difficile e complicato spiegarlo, acquisire il consenso e condividere le scelte.

Senza fare chiarezza sul tema complessivo dei rifiuti urbani e speciali, il nostro paese non uscirà mai completamente dalle emergenze croniche di alcune Regioni e dall’infiltrazione della criminalità. E’ un tema difficile per per ogni amministratore ma risolvibile se in altri paesi europei si sono trovate soluzioni ragionevoli. Ad esempio, occorre dire con chiarezza  che gli impianti di stoccaggio provvisorio e pretrattamento  sono esuberanti, mentre sono carenti gli impianti di effettivo recupero di materia e di energia e di smaltimento che andrebbero realizzati o ristrutturati in un numero congruo per ogni Regione; la corretta gestione di questi impianti sarebbe garantita dallo stretto controllo delle autorità ambientali.

La stessa divisione tra rifiuti urbani e speciali andrebbe forse ripensata, non è sempre congruente che la gestione dei primi sia oggetto di privativa mentre i secondi possano essere affidati al miglior offerente in un mercato non affidabile perché poco maturo sotto il profilo tecnologico. Inoltre, è poco ragionevole  concentrare tutto il dibattito sulle migliori soluzioni per la gestione dei rifiuti urbani  (circa 30 milioni di tonnellate l’anno) quando gli speciali sono, spesso, più pericolosi e, certamente, la loro produzione è più importante (circa 130 milioni di ton /anno ).

Gli strumenti per redigere  piani ed interventi, in completa trasparenza e nel rispetto delle norme ci sono già ed è utile ribadire la centralità  del contributo che possono fornire  Ispra e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, istituzioni ormai mature e ricche di competenze che andrebbero valorizzate e implementate.

Le direttive europee e i riferimenti per le migliori tecnologie che riguardano le varie tipologie di rifiuto sono consolidate da vari anni e non mancano di indicazioni e raccomandazioni. Sul piano tecnologico, l’impiantistica è molto progredita. Ciò detto,  la gestione dei rifiuti è un problema complesso e strategico per la crescita sostenibile di ogni economia moderna e, come ogni sistema complesso, non ammette semplificazioni  e tantomeno infingimenti.