QUEL CHE C'È DA SAPERE
Il 21 settembre scorso l’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) ha pubblicato il rapporto “Stato della qualità dell’aria in Europa, 2021” che fornisce lo stato delle concentrazioni di inquinanti nell'aria nel 2019 e nel 2020, in relazione sia agli standard di qualità dell'aria dell'UE che ai livelli delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
I dati, raccolti in oltre 4.500 stazioni di monitoraggio in 40 Paesi europei, mostrano che, nonostante i miglioramenti, l'inquinamento atmosferico costituisce ancora una delle preoccupazioni per la salute degli europei. Il rapporto evidenzia le differenze dei livelli di esposizione tra contesti e regioni diverse: nelle città più grandi, a causa delle emissioni del traffico, si riscontrano concentrazioni più elevate di biossido di azoto, nell'Europa centrale e orientale, l’utilizzo di combustibili solidi per il riscaldamento domestico e nell'industria determina concentrazioni più alte di particolato e benzo[a]pirene (cancerogeno), mentre nell'Europa meridionale gli abitanti sono esposti alle più alte concentrazioni di ozono.
I dati provvisori del 2020, che il rapporto anticipa, mostrano un apparente miglioramento della qualità dell'aria che l’Agenzia attribuisce alle condizioni metereologiche più favorevoli e all'impatto delle misure restrittive legate alla pandemia di COVID-19.
Sul tema della qualità dell’aria, inoltre, è stata lanciata dalla Commissione UE il 23 settembre scorso una consultazione aperta fino al 16 dicembre. La consultazione ha lo scopo di revisionare l’attuale direttiva pesentando una proposta legislativa incentrata su tre settori chiave: l’allineamento degli standard di qualità dell'aria dell'UE alle raccomandazioni dell'OMS (aggiornate nel 2021), il miglioramento del quadro legislativo sull'informazione pubblica, le sanzioni e l'accesso a mezzi di ricorso effettivi e il rafforzamento del monitoraggio della qualità dell'aria, della modellizzazione e dei piani per la qualità dell'aria.