Oggi:

2019-11-17 09:01

Fuoco, Emergenza Cronica

AMAZZONIA

di: 
Roberto Smeraldi*

Nella storia e nell’esperienza degli Amici della Terra c’è anche un progetto di grande rilievo contro il fuoco in Amazzonia, realizzato a cavallo degli anni 2000. L’autore, che ideò e coordinò il progetto, ribadisce alcuni concetti maturati in 30 anni di esperienza ed esprime il suo parere sull’”emergenza” di questo agosto e sugli stanziamenti del G7

Le reazioni alle notizie in Amazzonia rivelano un'ignoranza impressionante sul tema degli incendi nelle aree tropicali.

Premetto che ho imparato qualcosa gestendo il più grande (e unico, fino ad oggi) progetto di mobilitazione della comunità amazzonica locale tra il 1998 e il 2004, negli stati di Pará, Mato Grosso e Acre. Si chiamava "Fogo: Chronic Emergency", era coordinato da Friends of The Earth – Amazonia Brasileira con la partecipazione di dozzine di comuni, associazioni e comunità locali di indigeni e piccoli coltivatori. Era stato ideato insieme agli Amici della Terra Italia che erano riusciti ad ottenere, per la sua realizzazione, un finanziamento dall’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana. Il Progetto portò importanti risultati e, fin dal primo anno di implementazione, il 2000, riuscì ad abbattere, nelle aree coinvolte, la media dei fuochi del 60 per cento. Furono molti i riconoscimenti internazionali, dal premio Ford al premio US AID per le attività di cooperazione in Brasile.

Ecco alcune cose che abbiamo imparato attraverso questa esperienza e che dovrebbero costituire dieci concetti di base che chiunque dovrebbe sapere prima di rilasciare dichiarazioni su questo tema.

- Non esiste un’emergenza dovuta ad “un’ondata di incendi”. Esiste “un’emergenza cronica” dovuta ad un uso sbagliato e perverso del fuoco come pratica agro-pastorile. Non bisogna confondere le “queimadas” (incendi programmati) con gli incendi della foresta. E fra le queimadas, l’incendio del pascolo è diverso dall’incendio della foresta abbattuta. Sono tre cose completamente diverse!

- La pratica dell’incendio dei pascoli è semplicemente un sistema di lavorazione del terreno per rinnovare l'erba in terreni poveri o degradati senza investimenti. È una forma primitiva, non produttiva e dannosa. Ma è quello che possono fare la maggior parte dei piccoli produttori. Fa parte dei costi esterni dell'allevamento del bestiame, in particolare dell'allevamento fatto dai poveri abusivi. È una delle principali cause della proliferazione di questo tipo di incendi insieme al funzionamento di PRONAF (il programma governativo di rafforzamento dell’agricoltura familiare). Ci sono anche grandi proprietari che usano ancora questo metodo ma in modo marginale. In generale, essi sanno che non è economicamente interessante.

- Le queimadas della foresta abbattuta sono una conseguenza della deforestazione che si è già verificata nei mesi di aprile-giugno. Servono per ripulire ciò che resta e che sarebbe costoso spostare utilizzando le macchine. Quest'anno abbiamo avuto molta deforestazione e quindi abbiamo una maggiore incidenza di incendi.

- È difficile sapere se è vero o no che quest’anno gli incendi sono raddoppiati o triplicati come estensione perché il satellite vede punti di calore e quindi è uguale una queimada a un incendio forestale, esistono altri strumenti di analisi più sofisticati per capire, ma ci vuole tempo. Sicuramente è superiore alla media degli ultimi anni. Di quanto, al momento, non credo nessuno lo possa dire.

- Gli incendi boschivi, nel caso dell'Amazzonia, possono verificarsi in due casi: o in anni di straordinaria siccità, o in foreste già degradate dal disboscamento. In condizioni normali, il fuoco non si diffonde nelle foreste sane dell'Amazzonia che mantengono un alto grado di umidità.

- Contrariamente a quanto si dice, quest'anno non c'è stata una siccità straordinaria, anzi, ha piovuto più della media e anche più tardi del solito. Pertanto, il fuoco è entrato solo nelle foreste in cui il disboscamento predatore ha aperto la strada (foreste a baldacchino, con poco volume al di sotto di esse). Prima di parlare e scrivere cose erronee sull'argomento, è meglio parlare con le persone nell'area interessata dal fuoco, che vivono con esso ogni anno e possono ben spiegare come funziona.

- Gli incendi boschivi possono verificarsi intenzionalmente (quasi esclusivamente per le ragioni spiegate) o accidentalmente, quando un incendio effettuato senza protezione e con vento favorevole raggiunge il margine di una foresta degradata o di una foresta in un anno di siccità.

- Il trasporto di fumo e ceneri derivanti dalla combustione a lungo raggio non è un fatto nuovo o isolato, ma si verifica spesso. Nel caso delle masse d'aria che sono arrivate a sud-est nelle settimane di agosto, non ha senso distinguere quanto di questo proviene dall'Amazzonia o da altri biomi come il Cerrado e il Chaco. In tutti loro ci sono pratiche di combustione e tutte danno origine al fumo trasportato, come dimostrano le immagini generate da vari sistemi di monitoraggio. Non ha nemmeno senso distinguere l'Amazzonia dalla Bolivia, poiché il bacino del Guaporé (dove, oggi, ci sono molte queimadas) copre la Bolivia occidentale e parte dell'Amazzonia.

- Come in alcune malattie, il fuoco (e il fumo) rappresentano emergenze croniche, nel senso che causano danni alla sicurezza, al traffico aereo, alla salute, all’ambiente ma, allo stesso tempo, riflettono un'incapacità cronica di promuovere lo sviluppo in armonia le caratteristiche della regione. Ogni ettaro di foresta trasformato in non-foresta significa condannare più gente alla povertà e quindi al circolo vizioso della distruzione per incapacità di usare il patrimonio. Se hai una tela di Van Gogh e in quel momento stai morendo di freddo e non passa nessuno che te la compri, magari la bruci per scaldarti. Quindi, si tratta di non usare il fuoco come meccanismo di fertilizzazione provvisoria di pascolo, perché non ha logica economica per chi abbia accesso ad un minimo di tecnologia semplice.

Si è molto parlato dello stanziamento di 20 milioni di euro, da parte dei paesi del G7, per sostenere i Paesi dell'Amazzonia nel contrastare gli incendi. La maggior parte dei fondi verranno usati per inviare Canadair, ha fatto sapere una fonte dell'Eliseo.

È bene considerare che gli aeroplani possono essere utilizzati dai vigili del fuoco solo in modo molto circoscritto e puntuale, ma non rappresentano una forma di controllo delle queimadas in Amazzonia, meno che mai degli incendi. Il fuoco dell’Amazzonia non si combatte con gli aerei, anzi non si combatte proprio con attività di “spegnimento”, sia per le sue dimensioni, sia per le sue caratteristiche. Per cui gli aerei sono davvero inutili…

Gli incendi possono essere ridotti solo attraverso investimenti in prevenzione (anche nel momento della crisi, per evitare il suo aggravamento). In particolare, occorre diffondere sistemi di gestione dei pascoli, il credito intelligente e mirato, attuare attività agroforestali, dare attuazione e applicazione alle norme dei codici forestali, prevenire la deforestazione, mobilitare le comunità locali comprese quelle residenti nelle aree urbane. Gli incendi non si riducono a posteriori: né pregando per l'Amazzonia, né con operazioni di propaganda.

Quanto alla politica, la deforestazione e il fuoco chiamano in causa responsabilità storiche accumulate, su un modello di “espansione della frontiera” come Bertha Becker spiegava così bene nei suoi libri. Ma non serve fare, delle rozze espressioni di un Bolsonaro di turno, un alibi per l’ipocrisia di affrontare come incidente qualcosa che è strutturale. Se qualcuno mostrasse a Bolsonaro opportunità serie di sviluppo dell’economia forestale in Amazzonia, e quanto questo può significare per il Brasile, magari quello diventa ambientalista in due ore. Ma qui non si parla di milioncini di elemosina, si parla di miliardi, e di investimenti strategici, con industria e impiego di tecnologie.

L’Amazzonia avrebbe bisogno dello sviluppo economico del suo grande attivo, che è l’economia forestale, ossia la gestione sostenibile della foresta (che comprende le acque dei suoi grandi fiumi) con tecnologia e aggregazione di valore. Alimenti di tutti i tipi, legname, farmaci, cosmetici, energia, turismo, genetica, biomimetica... e questo non esclude l’agricoltura, sia chiaro: in Amazzonia ho l’equivalente naturale di dieci pianure padane di aree allagate annualmente e iperfertilizzate per fare agricoltura eccezionale (“várzeas”) senza tagliare un albero.

In trent’anni di attività abbiamo capito e testato cosa può funzionare. Ora che lo sappiamo, o si fà, o si gioca... ed ogni 5 anni si “scopre” che l’Amazzonia brucia (ogni anno). Il tempo sufficiente per scordarsi che non è una novità.

 

 

*Roberto Smeraldi è giornalista e gastronomo. È stato dirigente degli Amici della Terra Italia negli anni ’80. È stato direttore di Amigos da Terra - Amazonia brasileira per oltre 25 anni e oggi è vicepresidente dell'istituto Atá. Autore di The New Sustainable Business Handbook (2009)

food from forest

Ritengo che oggi vi siano tecnologie che possono essere in alcuni casi sostitutive della pratica tradizionale di usare il fuoco per ottenere pascolo o far spazio a pratiche agricole.
Ma la tecnologia da sola non è una soluzione.
Quel che penso è che se s'innesca un processo di "interesse" nell'uso sostenibile delle foreste è questo stesso interesse che le protegge da scempi e incendi.
Un campo di grano arde meglio assai di una foresta ma non va a fuoco per l'interesse del contadino.
Nello specifico le foreste, anche grazie a tecnologie consolidate tra le quali la gogenerazione di energie elettrica e termica dai residui di una sostenibile cura delle foreste, possono contribuire alla produzione di foraggi cellulosici per ruminanti.
Con questo riducendo la necessità di disboscamento finalizzato a lasciare spazio a coltivazioni (soia in primis e cereali) destinata "del tutto impropriamente" a mangimi per bestiame come i ruminanti che sono "naturalmente" vocati a nutrirsi di alimenti cellulosici che non sono concorrenziali con quelli cerealicoli e proteici appetibili dai monogastrici.
L'uomo in primis.mi piacerebbe un confornto costruttivo con l'esperienza di Gagliardi