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2026-03-06 18:58

Producibilità Eolica in Costante e Inesorabile Declino

RAPPORTO MENSILE TERNA

di: 
Alberto Cuppini

L'ultimo rapporto Terna ribadisce una volta di più che, in Italia, l'installazione massiva di impianti eolici sempre più grandi - tutti sussidiati e con costi ancillari sempre crescenti - prosegue nonostante la producibilità eolica sia in calo tendenziale da alcuni anni. Dalla Rete della Resistenza sui Crinali, l’autore torna a mettere in evidenza la scarsa trasparenza dei dati relativi alla produzione e ai consumi di elettricità da fonte eolica.

In Copertina: Foto da universe.roboflow.com


Il cambiamento climatico è ovunque. Mentre piove anzi grandina sul bagnato dei costi della transizione ecologica dell'European Green Deal affidata alle sole rinnovabili non programmabili, si addensano nembi di tempesta sull'eolico.

Il mese scorso avevamo appreso con sgomento da una intervista del Corriere della Sera all'amministratore delegato del Gse Vigilante, intitolata "Gse, incentivi per 16 miliardi. Così attiviamo investimenti", che i già insostenibili oneri di sistema per sostenere le Fer negli ultimi anni hanno ripreso ad aumentare, annullando così l'effetto della fine delle sibaritiche incentivazioni concesse ai primi impianti eolici e fotovoltaici.

All'inizio dell'anno, l'aggiornamento trimestrale dell'Arera ci confermava che gli oneri di sistema saranno in aumento anche nel 2026.

Poi siamo venuti a sapere dal Sole 24 Ore che "solo in questo decennio, secondo le stime della Commissione, serviranno circa 584 miliardi di euro di investimenti nelle reti elettriche, vale a dire una quota molto significativa dello sforzo indispensabile per realizzare la transizione verso l’energia elettrica pulita". 584 miliardi entro il decennio e siamo già nel 2026!

A peggiorare le cose per la redditività della fonte eolica, la scorsa settimana è stato pubblicato il rapporto Terna per il mese di dicembre. Si segnala:

- A pag. 5 la tabella dei risultati della produzione elettrica per fonti da gennaio a dicembre 2025, dove risulta una diminuzione della produzione da eolico rispetto all'anno precedente del 3,3% (21,3 TWh contro i 22,0 TWh del 2024).

- A pag. 15 il grafico in basso, dove si evidenzia che nel 2025 sono stati attivati ulteriori 608 MW eolici rispetto alla fine del 2024, portando il totale di potenza eolica in esercizio a fine anno a 13,6 GW, rispetto ai 12,9 di fine 2024.

- A pag. 16 nel grafico in basso a destra, dedicato alla produzione eolica nei 12 mesi del 2025, si rileva che la maggior produzione eolica imputabile agli impianti installati nell'anno ammonta a 1.052 GWh, che è stata però più che annullata dalla diminuzione della "producibilità" degli impianti esistenti pari a 1.874 GWh. Si tratta di una débâcle clamorosa: 1.874 GWh rapportati ai 22.071 GWh prodotti nel 2024 significa una diminuzione della produzione degli impianti già operativi a fine 2024 dell' 8,5%!

- A pag. 19 nella tabella in alto si osserva che nel solo mese di dicembre 2025 la capacità eolica in esercizio ha - purtroppo per il paesaggio patrio - registrato un enorme aumento della capacità in esercizio di 111 MW, che pure è un dato al netto degli impianti scollegati dalla rete nello stesso periodo, come si deduce osservando, nella seconda tabella sempre a pag. 19, che in dicembre il numero degli impianti eolici, nonostante il rilevante aumento della capacità di 111 MW, risulta invariato.

La potenza eolica in esercizio alla fine del 2025 è dunque aumentata del 4,71% (608 MW / 12,9 GW) rispetto alla fine del 2024. Ci si sarebbe dovuti aspettare (a parità di condizioni meteo) un aumento analogo dell'energia elettrica prodotta. Al contrario, la produzione da fonte eolica, come abbiamo visto, è diminuita del 3,3%. La somma algebrica (4,7 + 3,3) è dunque dell' 8%, che conferma per deduzione il disastroso dato della diminuzione della "producibilità" eolica dell' 8,5% ricavato dal grafico a pagina 16.

Tutto questo ribadisce una volta di più che l'installazione massiva di impianti eolici (tutti riccamente sussidiati, si badi bene) prosegue nonostante la producibilità eolica sia in calo costante da alcuni anni. Già denunciavamo (inutilmente) questa aberrazione all'inizio del 2023. In seguito, la tendenza si è non solo confermata ma addirittura accentuata.

Allora (tre anni fa) scrivevamo, calcolando grossolanamente l'indice di efficienza ingegneristica dell'eolico nel 2022: "Le ore equivalenti alla produzione alla massima potenza teorica, perciò, sono scese a 1730 all'anno (20358 GWh prodotti secondo la Terna diviso 11764 MW installati secondo l'Anev). Un anno è composto da 8760 ore. L'indice di efficienza ingegneristica, di conseguenza, non è arrivato neppure al 20% (1730 / 8760 = 19,75%)".

Eseguendo lo stesso grossolano calcolo per il 2025, si ottiene che le ore equivalenti alla produzione alla massima potenza teorica sono scese lo scorso anno ad appena 1570 (21.363 GWh prodotti da fonte eolica diviso 13,6 GW di installato). Con buona pace di quelle 2000 / 2500 ore che i proponenti dei nuovi impianti eolici onshore promettono come standard in sede di progetto. Promettono sulla fiducia, naturalmente, perché i dati anemometrici non vengono rivelati con la scusa del segreto industriale e perché nessuno si perita di controllare ex post - e tantomeno di sanzionare - queste false promesse da marinaio. L'indice di efficienza ingegneristica è perciò ulteriormente sceso al 17,92% (1570 / 8760 = 17,92%).

Un'efficienza irrisoria, dunque, anche prescindendo dall'obiezione fondamentale che si tratta di energia non programmabile e sincrona, ovvero destinata sempre più spesso, all'aumentare del potenziale eolico installato, ad essere buttata via dopo averne incassati gli "incentivi" come se fosse stata immessa in rete.

Nessuno ha evidenziato un simile tracollo produttivo. A maggior ragione, le cause sono ignote. Quel che è peggio, a nessuno la faccenda sembra interessare. La spiegazione più plausibile è che gli aerogeneratori si stanno usurando più rapidamente del previsto, subiscono arresti sempre più frequenti e spesso, con la fine del periodo di "incentivazione" dell'energia prodotta, non conviene più ripararli.

Una spiegazione induttiva sarebbe possibile sulla base dei dati a disposizione della Terna e del Gse (ad esempio la producibilità ripartita per ciascun anno di installazione oppure l'elenco degli impianti che annualmente vengono scollegati dalla rete perché improduttivi), dati che però (finora) non sono mai stati pubblicizzati. Non a caso. L'analisi di questi dati disaggregati, qualora confermasse l'ipotesi di un ciclo di vita delle turbine più breve del previsto (e, di conseguenza, la necessità di un loro sussidio perpetuo) o rivelasse altri difetti sistemici (interferenze reciproche tra aerogeneratori sempre più colossali?), sarebbe comunque letale per questa tecnologia già insanabilmente afflitta, come il fotovoltaico, da costi marginali sempre crescenti: la legge dei rendimenti decrescenti non lascia mai scampo a nessuno.

E così, nell'interessata indifferenza generale, si persevera a sussidiare nuovi impianti eolici in rapida proliferazione (ed a sostenerne i costi ancillari in costante aumento) destinati ad essere altrettanto rapidamente abbandonati. Deus vult! Dio pardon, la Commissione UE lo vuole.

I Comuni possono chiedere i dati di produzione elettrica

Grazie per l’articolo, molto interessante.
È vero che i dati anemometrici non vengono rivelati con la motivazione del segreto industriale, ma esiste un altro modo per conoscere la produzione attesa.
Se nella zona interessata esistono altri impianti eolici già funzionanti, il Comune può chiedere via PEC a TERNA o al GSE o alla stessa azienda produttrice i dati annuali di produzione elettrica.
Mi spiego meglio: non chiedo i dati anemometrici (cioè la ventosità che la ditta proponente ha ricavato da una campagna anemometrica), ma chiedo quanta energia elettrica è stata immessa in rete nei vari anni, in proporzione alla quale il proprietario dell’impianto ha ricevuto incentivi pubblici.
Il GSE o TERNA non possono opporre un diniego per “privacy”, perché i dati di produzione di un impianto eolico o fotovoltaico non riguardano persone fisiche, né contengono informazioni personali. Sono dati tecnici, quindi non rientrano nel GDPR.
Il D.Lgs. 33/2013 obbliga le pubbliche amministrazioni a fornire qualsiasi informazione detenuta, senza necessità di motivazione, salvo casi eccezionali (sicurezza nazionale, segreto industriale qualificato, dati personali, ecc.). La produzione energetica di un impianto eolico o fotovoltaico non riguarda dati personali, non riguarda la sicurezza dello Stato, non rientra nel segreto industriale, perché i proprietari degli impianti rinnovabili che accedono agli incentivi GSE devono comunicare ufficialmente tali dati, che diventano parte delle statistiche nazionali. Pertanto, il GSE non può considerare “riservati” i dati di produzione e non può negare a un ente pubblico che lo richiede un dato tecnico su un impianto incentivato.
Aggiungo un altro aspetto: il GSE produce periodicamente un interessante rapporto statistico sul fotovoltaico (ultima edizione 2024) che presenta dati abbastanza dettagliati anche su scala regionale. Non esiste purtroppo un analogo rapporto del GSE sull’eolico. Il GSE dovrebbe farlo, e sarebbe molto utile, perché dispone di dati anche da questa fonte.

Vincenzo Delle Site