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2018-10-23 05:52

Fatti e interpretazioni

PECULIARITA’ DELLA GEOLOGIA

di: 
Leonello Serva

La geologia, com’è noto, studia la terra nelle sue origini, nelle sue forme, nei materiali che la costituiscono all’esterno e all’ interno e nei fenomeni che essa produce. La parte che riguarda la sua storia è del tutto simile a una classica ricostruzione storica di eventi che hanno interessato l’uomo. In particolare, per la ricostruzione della storia della Terra si utilizzano la natura e la giacitura delle rocce, il tipo e l’età dei fossili che esse contengono, l’analisi delle forme, ecc. Questa similitudine tra storia della Terra e storia dell’uomo fa sì che la geologia sia una scienza a cavallo tra le quelle pure e quelle umane.

Come affermava Regine Pernoud (Medioevo. Un Secolare Pregiudizio. Tascabili Bompiani, 2001), la storia dell’uomo non si comprende che in legame con la geologia e la geografia”. Estendendo, neanche la storia della terra può prescindere dall’individuazione degli elementi che possono raccontarla (ad esempio, come detto, i fossili, le sue forme) e soprattutto dal grado di completezza del complesso di tali elementi che possono descriverci le condizioni della terra passate.

E’ importante sottolineare che, come nella storia umana, è impossibile che si ripetano in modo identico le cose passate (i corsi e ricorsi storici di memoria scolastica possono essere considerati una sintetizzazione grossolana) in quanto il divenire, per definizione, rende differente il presente dal passato e dal futuro; così anche il principio dell’attualismo di James Hutton, che tanta importanza ha nello studio della geologia, quando si va molto indietro nel tempo può risultare anch’esso una semplificazione poco utile. Ad esempio, con l’inizio della fotosintesi clorofilliana vi è stato un forte impattato sulla composizione dell’atmosfera, sull’evoluzione della biomassa e sulla formazione dei suoli. Andando più indietro nel tempo, sappiamo che le leggi fisiche, o quanto meno i parametri che oggi governano il mondo sicuramente erano differenti miliardi di anni fa e saranno differenti quando la terra si sarà raffreddata.

Sempre sulla stessa linea, ancora non conosciamo appieno la storia dell’acqua sulla terra (si pensi all’importanza di tale elemento nei processi esogeni) in quanto le due teorie oggi esistenti sulla sua comparsa (endogena e/o cosmica) hanno entrambe impatti molto diversi sull’evoluzione del pianeta ed anche contraddizioni, cosicché può sembrare ancora attuale quanto diceva Sant’Agostino:

“Se poi nelle parole: creò il cielo e la terra, fossero comprese tutte le cose, che dire delle acque, sopra le quali era portato lo spirito di Dio? Se s’intendono comprese nel nome di terra, come ammettere ormai per il nome di terra la materia informe, quando la vista delle acque è tanto bella? O, se s’ammette, perché fu descritta la creazione dalla stessa materia informe del firmamento, che fu chiamato cielo, e non delle acque? Oggi non sono informi e invisibili queste acque che vediamo scorrere così armoniosamente belle. Che se poi ricevettero tanta bellezza allorché disse Dio: <Si raccolga l’acqua che sta sotto il firmamento>, e quindi raccogliendosi presero forma, cosa si risponderà per le acque che sono sopra il firmamento? Rimaste senza forma, non avrebbero meritato una sede tanto onorevole; d’altra parte non c’è scritta la parola con cui furono formate. Perciò, se di qualcosa la Genesi non riferisce la creazione ad opera di Dio, mentre non ne è dubbia per una fede sana e un’intelligenza salda la creazione ad opera di Dio, e qualsiasi dottrina seria non oserà sostenere la coeternità di queste acque con Dio per il fatto che nel libro della Genesi le vediamo, si menzionate, ma senza trovare il momento in cui furono create; perché non intendere, sotto la guida della verità, che anche la materia informe, definita da tale scrittura terra invisibile e confusa, e abisso tenebroso, fu da Dio creata dal nulla, e quindi non è coeterna con lui, sebbene il racconto scritturale abbia omesso di riferire quando fu creata?”.

Anche l’età della terra popolata dal mondo biologico (milioni e milioni di anni concentrati in alcune decine o centinaia o poche migliaia di metri di roccia) non ci è nota per tanti aspetti; ad esempio l’inizio e le (forse apparenti) esplosioni della vita e le estinzioni.

Sintetizzando quanto sopra, possiamo affermare che, come per la storia, la ricostruzione del passato è una ricostruzione parziale, e lo diventa sempre di più allontanandosi dal presente.

A titolo esemplificativo, si riporta quanto della storia umana scrive Jacques Le Goff (Tempo della Chiesa e Tempo del Mercante. Saggi sul Lavoro e la Cultura del Medioevo. Einaudi Paperbacks, 1978): “E’ un’unità che nasce soprattutto dall’età che ho scelto come campo delle mie ricerche e delle mie riflessioni, forse senza individuare chiaramente le ragioni che ad essa mi spingevano, circa un quarto di secolo fa. Oggi posso dire che il Medioevo mi ha attratto per due motivi. Per considerazioni di mestiere, in un primo momento: deciso a diventare uno storico, mi sentivo turbato per ragioni inverse dall’Antichità e dall’Età moderna. La storia si fa con i documenti e con le idee, con le fonti e con l’immaginazione. Ora, lo storico dell’Antichità (e mi ingannavo, naturalmente, quanto meno per esagerazione) mi sembrava condannato ad un’alternativa scoraggiante: o attenersi al magro bottino ereditato da un passato male attrezzato per perpetuarsi, ad essere quindi spinto ad abbandonarsi alle seduzioni castranti della pura erudizione, oppure lasciarsi sedurre da ricostruzioni azzardate. Invece la storia recente (ed in qualche caso il mio punto di vista era esagerato, se non sbagliato) mi pareva che schiacciasse lo studioso sotto il peso di una documentazione che egli poteva padroneggiare solo assoggettandosi ad una storia statistica e quantificativa, anch’essa riduttiva (perché se è necessario calcolare tutto ciò che può essere quantificato, come fare storia di ciò che sfugge al numero e che non di rado è l’essenziale?), oppure rinunciando ad una visione d’insieme. Da una parte una storia parziale, dall’altra una storia lacunosa. Fra queste due stava il Medioevo, l’età che gli umanisti avevano considerato come un momento di transizione e di passaggio, un intermezzo scadente, un intervallo della grande storia, un vuoto nel fluire del tempo: a me, questo Medioevo appariva come il campo necessario di elezione dell’unione necessaria tra erudizione (la storia scientifica non era forse nata, fra la metà del secolo XVII e la metà del secolo XIX, dallo studio delle antiche carte e delle strutture medioevali?) e l’immaginazione fondata su basi che ne legittimavano lo slancio senza togliergli le ali”.

Volendo fare la stessa cosa per la geologia, la storia antica parte dalla formazione della Terra ed arriva sino al Pliocene (circa 2,5 milioni di anni fa); quella moderna è rappresentata dal Pleistocene sino alla fine dell’ultima glaciazione (circa 11.000 anni fa) e quella contemporanea da questa data sino al presente (Olocene). In quest’ottica, il Medioevo storico corrisponde al Pleistocene geologico. Infatti, già dal Pliocene i dati sui quali ricostruire la storia del pianeta iniziano ad essere limitati ed a titolo esemplificativo basta citare le glaciazioni riconosciute che si perdono nel Pliocene. Nello stesso tempo, pur con tutti i dati strumentali e non, oggi disponibili, è ancora impresa molto ardua riuscire a comprendere appieno quello che accade oggi nella Terra; infatti mentre sappiamo perché i terremoti ed i vulcani si concentrano in certe sue aree, ancora non riusciamo a prevedere i terremoti e le eruzioni vulcaniche.

Tutto ciò, ad ogni modo, come per la storia, nulla toglie al fascino ed alla grande utilità  dello studio di ogni tipo di geologia: sia essa “antica”, “medioevale” o “moderna”.