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2018-10-18 20:25

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Expo 2015 e la creazione di un nuovo ente per l’acqua

di: 
Beniamino Bonardi

All’inizio furono i no-global, ora sono Romano Prodi e il “Corriere della Sera”. La proposta di creare un’Autorità mondiale per l’acqua, in occasione dell’Expo 2015 di Milano, sembra ignorare che sono già 31 le agenzie dell’Onu che si occupano dei vari aspetti legati all’acqua, sotto il coordinamento di un’altra struttura Onu. E’ arduo sostenere che questa intricata struttura burocratica sia un sistema efficiente, i cui risultati corrispondono ai costi che assorbe. Basta guardare alla Fao, l’agenzia dell’Onu più affine al tema cui è formalmente dedicato l’Expo 2015. Per questo, l’idea di aggiungere una nuova Autorità, senza sfoltire e riformare l’esistente, appare irresponsabile.


La richiesta di istituzione di un’Autorità mondiale per l’acqua, sotto l’egida dell’Onu, fa parte da almeno un decennio delle rivendicazioni delle organizzazioni eredi della protesta di Seattle, che si riuniscono periodicamente nell’ambito dei Social Forum. A fine febbraio, la proposta è stata rilanciata da Romano Prodi in vista dell’Expo 2015, che aprirà i battenti fra tredici mesi a Milano sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Pochi giorni dopo la proposta è stata ripresa dal vicedirettore del Corriere della Sera, Giangiacomo Schiavi, ed è oggetto di una petizione via web promossa da Green Italia, insieme a Umberto Ambrosoli, ex-consigliere d’amministrazione di RCS e candidato del centro-sinistra alla presidenza della regione Lombardia nel 2013.

Secondo Prodi, l’Italia dovrebbe farsi promotrice della creazione di questa nuova Autorità mondiale, che dovrebbe occuparsi dell’acqua in tutti i suoi aspetti: giuridici, militari, di irrigazione e tecnologici. Di solito, simili proposte cadono nell’indifferenza generale, nessuno ha voglia di esporsi a contestarla e di apparire politicamente scorretto, ma nessuno fa neppure nulla per passare dalle parole ai fatti. Questa volta, però, è possibile che qualcuno cerchi di tradurla in pratica. L’occasione è proprio l’organizzazione di un Expo che, al di là del titolo ambizioso, ha un disperato bisogno di darsi una riverniciata, meglio se in chiave umanitaria e ambientale.

Magari Prodi e i social network non lo sanno, ma in ambito Onu le agenzie che si occupano dei vari aspetti legati all’acqua non mancano certo: per la precisione sono 31, dal 2003 coordinate dalla struttura Un-Water, a cui partecipano anche altre cinque iniziative dell’Onu e 29 organizzazioni che non fanno parte delle Nazioni Unite.

E’ arduo sostenere che questa intricata struttura burocratica sia un sistema efficiente, i cui risultati corrispondono ai costi che assorbe. Per questo, l’idea di aggiungere una nuova Autorità, senza sfoltire e riformare l’esistente, appare irresponsabile.

Per farsi un’idea dell’attuale sistema delle agenzie Onu, basta guardare alla Fao, agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che è la più corrispondente al tema cui è formalmente dedicato l’Expo 2015. La Fao, con sede centrale a Roma, ha 3.600 dipendenti e 7.200 consulenti e collaboratori sparsi per il mondo, 142 uffici nazionali, cinque regionali, nove subregionali e cinque di collegamento. Il suo bilancio per il biennio 2014-2015 ammonta a un miliardo e 28 milioni di dollari. Nel suo blog “Te la do io l’Onu”, pubblicato da Il Fatto Quotidiano, Enrico Muratore scrive di non essere riuscito a sapere dalla Fao “quali percentuali del proprio bilancio siano spese in stipendi e benefit del personale, quanto finisca in consulenze esterne, in conferenze, in viaggi e in altri costi di funzionamento, e quanto invece sia utilizzato per finanziare i programmi, e quanto costi la sede romana rispetto agli uffici nel campo”. La mancanza di trasparenza nel bilancio indusse, nel 2006, l’allora vice direttrice generale della Fao, l’olandese Louise Fresco a dimettersi, denunciando il malfunzionamento dell’Agenzia.

A che serve la Fao, che nel 2015 compirà 70 anni? La domanda è lecita, visto che il suo direttore generale, José Graziano Da Silva, si trova a certificare che in Africa il numero delle persone affamate è aumentato dal 1990. Evidentemente le burocrazie non servono a nutrire il pianeta.