Oggi:

2022-12-02 03:29

Mobilitarsi Contro il Terrorismo Climatico (ed Energetico)

SABOTAGGI DEI GASDOTTI

di: 
Monica Tommasi

Foto di Copertina: Ansa.it

Il 26 settembre scorso, i danni alle condotte Nord Stream 1 e 2 a largo dell’isola danese di Bornholm nel Mar Baltico hanno causato la più grande perdita di gas naturale della storia proveniente da un singolo sito. Tutti gli osservatori concordano si è trattato di un boicottaggio – causato, secondo Der Spiegel, da 500 kg di tritolo – in relazione alla guerra in Ucraina, alle sanzioni economiche a cui è sottoposto il paese aggressore, la Russia,  e alle conseguenti tensioni geopolitiche fra Russia da una parte e Europa e paesi membri della Nato dall’altra.  

Non sappiamo ancora se e quando il gasdotto sarà riparato o se questo incidente ha definitivamente chiuso l’epoca della dipendenza europea dal gas russo. E’ certo però che, mentre assistiamo alla più drammatica escalation militare in Europa dopo la seconda guerra mondiale, anche le politiche energetiche e climatiche europee sono messe in discussione e il fattore sicurezza ed indipendenza energetica torna ad essere considerato di importanza assoluta. Nel breve termine è il prezzo del gas a minacciare le economie europee e le stesse condizioni sociali e di vita dei cittadini.

 

E l’ambiente?  E il clima?

E’ importate chiarire che il metano non è tossico per gli esseri viventi e che gli esperti tendono ad escludere disastri a seguito della fuoruscita, grazie alla volatilità del gas che si disperderebbe velocemente in atmosfera. Tutti concordano, però, sull’impatto climatico che consegue al rilascio del gas in atmosfera. Infatti il metano ha un forte potere climalterante e, nel breve periodo, provoca un effetto serra 80 volte maggiore rispetto a quello prodotto dall’anidride carbonica.

Va premesso che una misurazione precisa del gas effettivamente rilasciato in atmosfera richiederà del tempo; le rilevazioni satellitari, peraltro, sembrano non aiutare, vista la nuvolosità dell’area al momento dell’incidente. In più c’è anche la sfida intrinseca del monitoraggio del metano nell'acqua: questa, infatti, assorbe la maggior parte della luce solare e maschera, in uno spettrometro, qualsiasi segnale proveniente dal metano.

 

La dimensione delle perdite e del danno

Per il momento, la quantificazione delle perdite differisce molto a seconda delle fonti.  Sembra che i gasdotti contenessero circa 778 milioni di m3 di gas naturale, di cui il metano rappresenta circa il 90%. Subito dopo l’incidente, la perdita di gas era stimata in 500 tonnellate l’ora, valore in discesa col passare del tempo, per la diminuzione di volume e pressione del gas. Valore non da poco, paragonabile alle emissioni climalteranti giornaliere, in termini di CO2 equivalente, dell’intera Italia.

Le osservazioni, da diverse stazioni di terra, della ICOS (Integrated Carbon Observation System), una infrastruttura di ricerca europea, fanno emergere un quadro allarmante, con un rilascio di una quantità enorme di metano in atmosfera. Le prime stime erano di 40 mila tonnellate; il Norwegian Institute for Air Research (NILU) ha stimato il rilascio in 80 mila tonnellate, facendolo corrispondere ad un aumento della concentrazione di metano nell’atmosfera di circa il 20%. Ancora: A. Baxter di EDF (Environmental Defense Fund) ha stimato in 115 mila tonnellate di metano la fuoriuscita dal Nord Stream 2, sulla base di calcoli relativi alle dimensioni dei tubi (diametro interno costante di 1,15 metri) e alla temperatura dell’acqua. Da qui la valutazione che l’impatto complessivo della perdita è equivalente alle emissioni annuali di carbonio di due milioni di automobili.

 

Una protesta inadeguata

Stante la gravità di questa situazione generale, vale la pena notare che, per una volta, l’opinione pubblica non è stata stressata in relazione al rischio climatico. Eppure l’incidente avviene nella fase ritenuta più critica per rallentare il cambiamento del clima e per contenere il riscaldamento globale entro quel grado e mezzo imposto dall’accordo di Parigi. Come si spiega?

Come spesso succede, il mondo politico, le istituzioni e le imprese, di fronte ad una emergenza di carattere economico e sociale abbandonano in fretta la retorica della salvezza del pianeta. Ma anche i movimenti di protesta organizzata che  agiscono sulla spinta di schieramenti ideologici - la catastrofe imminente, la febbre del pianeta, la decrescita felice -  quando succede un vero disastro, tardano a manifestare in modo adeguato e a indirizzare utilmente la protesta verso quello che si manifesta come un vero e proprio terrorismo climatico.

 

Servono politiche realistiche per ridurre davvero l’effetto serra

Non è così per gli Amici della Terra che si confrontano con i dati reali della transizione energetica, sono consapevoli del grande quantitativo di gas metano ancora indispensabile al nostro sistema economico e prendono atto che, dopo 20 anni di rilevanti investimenti nelle fonti rinnovabili elettriche intermittenti, l’80% dei consumi finali del nostro paese è ancora coperto dalle fonti fossili. Dunque la narrazione che solo con eolico e fotovoltaico si possano sostituire le fonti fossili è falso. La nostra è l’unica associazione ambientalista ad aver denunciato che la rinuncia agli investimenti nell’estrazione e nella ricerca del gas, anche nei nostri mari, ha accentuato una pericolosa dipendenza dal gas russo, un aumento del prezzo dell’energia insostenibile per la nostra società e peggiori condizioni ambientali dell’estrazione e trasporto della risorsa importata. Invece il gas, indispensabile nella transizione, va usato e usato bene perché le tecnologie ce lo consentono.

Di conseguenza, gli Amici della Terra, chiedono da tempo ogni intervento utile ad evitare ogni spreco e ogni danno gratuito all’atmosfera suscettibile di provocare ulteriori danni al clima. Da più di due anni hanno promosso una campagna per ridurre le emissioni dirette di gas naturale in atmosfera, in collaborazione con EDF. L’iniziativa ha riunito i maggiori operatori della filiera del gas intorno ad un Tavolo di lavoro finalizzato a definire una Strategia italiana condivisa che ha suscitato un notevole interesse del mondo industriale e ha favorito l’accelerazione di provvedimenti istituzionali sul tema. Al riguardo, il 15 dicembre 2021, la Commissione Europea ha presentato una bozza di regolamento sulla riduzione delle emissioni di metano dal settore energetico. Il Global Methane Pledge ed il RePowerEU costituiscono ulteriori atti di indirizzo introdotti a livello internazionale.  Purtroppo, come si è visto, senza una mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale, non sarà possibile isolare chi non esita a mettere in atto cinici atti di guerra contro l’umanità e il clima globale.