QUEL CHE C'È DA SAPERE
Il 26 marzo il Parlamento europeo ha dato il via libera alle nuove norme sulla qualità delle acque, con standard più severi e un ampliamento delle sostanze da monitorare.
La revisione si inserisce nella strategia europea per l’“inquinamento zero” ed è stata proposta dalla Commissione nel 2022, alla luce del deterioramento delle risorse idriche: secondo i dati disponibili, una quota significativa delle acque europee non rispetta ancora gli standard ambientali.
Dopo l’adozione formale da parte del Consiglio, avvenuta lo scorso febbraio, il via libera del Parlamento completa l’iter legislativo.
Il provvedimento rafforza il quadro europeo per la tutela delle acque superficiali e sotterranee, aggiornando tre pilastri normativi: la direttiva quadro sulle acque, quella sulle acque sotterranee e gli standard di qualità ambientale.
Il cuore della riforma è l’aggiornamento delle liste di inquinanti. Tra le sostanze ora incluse figurano i PFAS (le cosiddette “sostanze eterne”), prodotti farmaceutici come gli antidolorifici, pesticidi e composti industriali, oltre ad altre sostanze come i bisfenoli.
Per gli inquinanti già monitorati vengono introdotti standard più rigorosi, mentre per la prima volta si tiene conto anche del rischio cumulativo derivante dalla presenza simultanea di più sostanze chimiche.
Particolare attenzione è rivolta anche agli inquinanti emergenti: microplastiche e indicatori di resistenza antimicrobica entrano infatti nelle liste di controllo, aprendo la strada a un monitoraggio più sistematico nei prossimi anni.
Le nuove regole rafforzano gli obblighi di monitoraggio e comunicazione per gli Stati membri, introducendo strumenti più sofisticati, tra cui il monitoraggio basato sugli effetti delle sostanze e l’uso di tecnologie di osservazione della Terra.
L’obiettivo è migliorare la qualità e la comparabilità dei dati a livello europeo, rendendo più efficace la valutazione dello stato dei corpi idrici.
Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE, la direttiva entrerà in vigore e gli Stati membri avranno tempo fino al 2027 per adeguare la normativa nazionale, mentre l’applicazione dei nuovi standard avverrà progressivamente nei prossimi anni.