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2021-06-21 02:49

Il Dubbio in Parlamento Arriva dalla Campagna

MOZIONE DI FORZA ITALIA SUL FOTOVOLTAICO A TERRA

Nella seduta della Camera dei Deputati di lunedì 7 giugno 2021, il deputato di Forza Italia Dario Bond, col sostegno del suo gruppo, ha depositato una mozione parlamentare che ha come oggetto principale il problema dell’occupazione dei suoli agricoli da parte degli impianti fotovoltaici ma che si sofferma sulle potenziali contraddizioni delle politiche agricole, ambientali, paesaggistiche con gli obiettivi 2030 di energia e clima. Dunque, il Parlamento non è una fortezza del pensiero unico e c’è ancora qualcuno che ha voglia di discutere e di trovare soluzioni. Pubblichiamo il testo integrale della mozione.

In Copertina: Foto di Adrian Moss, impianto a Montalto di Castro 110 ettari
 

 

La Camera,

premesso che:

nel settore della generazione elettrica ottenuta tramite fanti rinnovabili, l'Unione europea ha da tempo provveduto a definire un ordinamento normativo sulla base dell'articolo 194 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La politica dell'Unione europea mira a promuovere lo sviluppo derivante da fonti non fossili per integrare gli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici nel nuovo assetto sociale e di mercato dell'Unione;

tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019, tale impostazione è stata implementata dal Winter package o Clean energy package, con il quale si è fissato il quadro regolatorio per il raggiungimento dei nuovi obiettivi europei al 2030 e per realizzare il percorso di decarbonizzazione del sistema produttivo e dell'economia entro il 2050. Il meccanismo di governance delineato in sede di Unione europea prevede che ciascuno Stato membro sia chiamato a contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target 2030. A tale fine, sono preordinati i Piani nazionali integrati per l'energia e il clima – Pniec –, che coprono periodi di dieci anni a partire dal decennio 2021-2030. Il Governo italiano ha inviato il proprio Pniec alle istituzioni europee nel gennaio 2020;

nel dicembre 2019, con la comunicazione sul Green New Deal (COM (2019)640) la Commissione europea ha delineato una roadmap volta a rafforzare l'ecosostenibilità dell'economia dell'Unione europea attraverso un ampio spettro di interventi che interessano prevalentemente l'energia, l'industria, la mobilità e l'agricoltura. Il Green Deal supera in ambizione quanto già stabilito dal Quadro 2030 per il clima e l'energia, in quanto con l'accordo raggiunto al Consiglio europeo del dicembre 2020, i leader dell'Unione europea si sono impegnati a ridurre di almeno il 55 per cento le emissioni già entro il 2030;

sull'implementazione del Green Deal europeo ha inciso la crisi pandemica, che ha determinato la necessità dell'Unione europea di predisporre un piano di ripresa dell'economia europea (Next Generation EU – NGEU) per far fronte ai danni economici e sociali che ne sono derivati. L'attuazione del Green Deal rientra nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr), con cui l'Italia ha pianificato l'utilizzo delle risorse Ngeu, costituendone una delle priorità: fornire sostegno alla transizione verde e digitale per promuovere una crescita sostenibile. I progetti e le iniziative nell'ambito dei Pnrr dovranno dunque essere conformi alle priorità di policy legate alle transizioni verde e digitale, oltre che coerenti con i contenuti del Piano energia e clima – Pniec;

quanto all'energia rinnovabile, la direttiva (UE) 2018/2001, che dovrà essere recepita entro il 30 giugno 2021, ha disposto che gli Stati membri provvedano a far sì che la quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia dell'Unione nel 2030 sia almeno pari al 32 per cento. Contestualmente, a decorrere dal 1° gennaio 2021, si è stabilito che nel consumo finale lordo la quota di energia derivata da fonti rinnovabili di ciascuno Stato non sia inferiore a determinati limiti fissati per ognuno di essi;

la direttiva (UE) 2018/2001 definisce (articolo 2) «fonte energetica rinnovabile» (Fer) l'energia proveniente da fonti non fossili, vale a dire energia eolica, solare (solare termico e fotovoltaico) e geotermica, energia dell'ambiente (termica naturale o in ambienti confinati), energia mareomotrice, energia idraulica, biomassa, gas di discarica o residuati dai processi di depurazione e biogas;

dal recente Rapporto del Gse sull'energia sulla diffusione e sugli impieghi delle fonti rinnovabili di energia (Fer) risulta che in Italia la quota dei consumi energetici complessivi coperta da Fer si attesta al 18,2 per cento, al di sopra – per il sesto anno consecutivo – del target da raggiungere al 2020 fissato per l'Italia dalla direttiva 2009/28/CE (17 per cento);

per il 2030 il Pniec si prefigge una percentuale di energia da Fer nei consumi finali lordi di energia pari al 30 per cento, da perseguire principalmente attraverso il raddoppio della produzione da eolico, ma soprattutto la triplicazione della produzione da fotovoltaico. Ulteriori sforzi saranno necessari in considerazione del nuovo obiettivo di riduzione (stabilito dall'Unione europea nel dicembre 2020) di riduzione interna netta delle emissioni di gas serra di almeno il 55 per cento entro il 2030. La Relazione sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, allegata al Def 2021, conferma che il Pniec rappresenta uno scenario ormai superato. Peraltro, la Strategia nazionale climatica al 2050 inviata dal Governo dimissionario a fine gennaio 2021 a Bruxelles prevede una crescita esponenziale della capacità solare, che dovrebbe passare dagli attuali 21 Gigawatt a «200-300 Gigawatt» (pagina 7);

ove ci si riferisca alla sola previsione Pniec, l'obiettivo dichiarato di triplicare la produzione da fotovoltaico significa installare, oltre 45.000 Megawatt di nuova potenza FV al 2030, rispetto ai circa 21.000 già installati a fine 2019. Nel novembre 2020, in un position paper sul fotovoltaico in agricoltura sottoscritto da Cia, Confagricoltura, Italia Solare e Elettricità futura – nel quale peraltro si condivide la necessità di consentire il fotovoltaico in agricoltura ma senza sottrarre terreni, privilegiando l'installazione sugli edifici rurali e nelle aree agricole marginali – si afferma che il potenziale realisticamente installabile su coperture di tipo residenziale, industriale, commerciale, infrastrutturale entro il 2030 è pari a 15-20 Gigawatt. Peraltro, con costi da 2,5 a 4,5 superiori all'istallazione a terra. Questo significa che circa il 50 per cento della nuova capacità fotovoltaica da installare (circa 22.000 Megawatt) dovrà essere realizzata a terra. Considerata la produttività media 1 Megawatt ogni 2 ettari (fonte Italia Solare) con la tecnologia e l'efficienza oggi disponibili sul mercato, è potenzialmente necessaria una superficie di 44.000 ettari (pari a 440 chilometri quadrati) con impianti fotovoltaici utility scale, cioè di taglia sufficientemente grande da renderli competitivi senza il sostegno di incentivi (o con ridotte misure di sostegno) e in grado di garantire la bancabilità degli investimenti;

estendendo questo metro di misura alla previsione della Strategia nazionale climatica al 2050 (200-300 Gigawatt di capacità solare), pur ammettendo che si riesca ad arrivare a 100 Gigawatt sulle coperture, ne deriva che per raggiungere gli obiettivi a quella data è potenzialmente necessaria un'area tra 2.000 e 4.000 chilometri quadrati del territorio nazionale, che non potrà non impattare con l'agricoltura;

il fotovoltaico dovrà dunque affrontare seriamente il problema del consumo del suolo e, in particolare, del suolo agricolo, per non ripetere, moltiplicato per enne volte, a seconda delle ipotesi sopra delineate, quanto verificatosi prima del 2012. Prima di quell'anno, il settore agricolo ha conosciuto una diffusione rapida ed estesa degli impianti fotovoltaici a terra, con conseguente sottrazione di rilevanti aree a vocazione agricolo (145 chilometri quadrati a fine 2019 secondo la commissione Via). Gli impatti determinati sono stati rilevanti, ma distorsivi, sul mercato degli affitti dei terreni agricoli e sull'assetto paesaggistico-territoriale;

con il decreto-legge n. 1 del 2012, è stato eliminato l'accesso agli incentivi statali nel caso di impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole. Il Governo ha fatto questa scelta «al fine di evitare la destinazione ad altro utilizzo di terreni comunque potenzialmente destinabili alla produzione alimentare» (Relazione al disegno di legge di conversione). Contestualmente, alcune regioni sono intervenute attraverso piani paesaggistici e linee guida, in attuazione di quelle nazionali del 2010, per individuare le aree non idonee;

a fronte dei nuovi obiettivi energetici, il Pniec del gennaio 2020 assicura che «si presterà la dovuta attenzione per assicurare la compatibilità tra gli obiettivi energetici e climatici e gli obiettivi di tutela del paesaggio... e di tutela del suolo» (pagina 5)... Se, per un verso, alcuni di tali impatti possono essere attenuati – ad esempio promuovendo la diffusione del fotovoltaico su superfici già costruite o comunque non idonee ad altri usi – per altro verso saranno necessarie, «...una serie di infrastrutture fisiche per la cui realizzazione occorrerà promuovere forme di dialogo e condivisione con i territori... Rimane tuttavia importante per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 la diffusione anche di grandi impianti fotovoltaici a terra, privilegiando però zone improduttive, non destinate ad altri usi, quali le superfici non utilizzabili a uso agricolo. In tale prospettiva vanno favorite le realizzazioni in aree già artificiali (con riferimento alla classificazione SNPA), siti contaminati, discariche e aree lungo il sistema infrastrutturale» (pagina 56);

viene anche auspicato un maggior utilizzo di piccoli impianti promuovendo l'installazione di impianti fotovoltaici su strutture agricole esistenti suggerendo di «introdurre premi per la realizzazione di impianti fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture contenenti amianto» (pagina 123);

la strategia europea «Dal produttore al consumatore», o Farm to fork strategy – F2F, introduce rilevanti elementi di sostenibilità ambientale nell'ambito della filiera agricola: sviluppo dell'agricoltura biologica, riduzione progressiva dell'uso di pesticidi, diserbanti e concimi chimici, rotazione delle colture, sviluppo delle proteine vegetali, misure per il benessere animale e di riduzione del grado di intensività degli allevamenti. Questa impostazione comporterà necessariamente la riduzione delle rese per ettaro e l'ampliamento delle aree messe a coltura. Una necessità confliggente con l'espansione del fotovoltaico su terreni agricoli. In tale quadro, correttamente, il parere favorevole della Commissione agricoltura della Camera osserva: «Gli interventi diretti a promuovere soluzioni per l'efficienza energetica (...), anche attraverso lo sviluppo del fotovoltaico, dovrebbero essere accompagnati da un'adeguata pianificazione a livello territoriale, diretta a preservare la sostenibilità delle attività agricole, nel rispetto degli obiettivi di riduzione del consumo di suolo»;

nel Pnrr la Missione 2 concerne, tra gli altri, i temi dell'agricoltura sostenibile e della tutela delle risorse idriche. Nella Componente C2 «Economia circolare e agricoltura sostenibile», sono previsti investimenti sui parchi agrisolari (1,5 miliardi) consistenti nell'installazione di pannelli ad energia solare su di una superficie complessiva pari a 4,3 milioni di metri quadrati (4,3 chilometri quadrati) senza consumo di suolo, con una potenza installata di circa 430 Megawatt, realizzando una riqualificazione delle strutture produttive agricole. Nella stessa componente è previsto lo sviluppo dell'agrivoltaico (sistemi ibridi agricoltura-produzione di energia senza compromissione dei terreni dedicati all'agricoltura (1,1 miliardi), con una produzione di circa 1.300 GWh annui. Non si rinvengono dati sugli spazi che saranno impegnati, né sono chiare le modalità con cui la commistione tra le due attività non si risolva in un aumento degli spazi necessari al fotovoltaico, ove si consideri che in presenza di colture questo andrebbe comunque diradato;

nel parere espresso con riferimento alla relazione della Commissione bilancio sulla proposta di Pnrr trasmesso alla Camera il 15 gennaio 2021 la Commissione agricoltura ha precisato, rispetto alle installazioni di pannelli fotovoltaici, che essi «non potranno essere realizzati su terreni destinati alla produzione agricola o comunque a vocazione agricola; dovrebbero altresì essere definite, conseguentemente, le aree compatibili con tali tipologie di intervento...» (pagina 165). La Commissione attività produttive ha osservato che «occorrerebbe valutare l'analisi costi benefici per l'azione di investimento indicata; occorrerebbe, inoltre, riprendere con forza nel Piano il tema delle rinnovabili nel settore termico – ponendo attenzione anche alle bioenergie derivate dai sottoprodotti agricoli e forestali – che rappresentano da sole circa la metà di tutte le rinnovabili nazionali...». Quanto al fotovoltaico a terra «...sarebbe opportuno prevedere strumenti per il recupero di aree industriali dismesse o di aree agricole non utilizzabili a questo scopo...» (pagina 139);

il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, in fase di illustrazione delle linee programmatiche in Commissione agricoltura (marzo 2021), ha espresso la convinzione che «Si dovrà anche tutelare il patrimonio boschivo nazionale, con una corretta valorizzazione energetica delle biomasse da filiera corta e promuovere uno sviluppo del fotovoltaico sui tetti delle strutture agricole e dell'agro fotovoltaico, che consente di non sottrarre terreno alla produzione food e feed»;

quanto alla semplificazione dei procedimenti autorizzatori relativi all'installazione degli impianti a fonte rinnovabile, l'articolo 56 del decreto-legge n. 76 del 2020, cosiddetto «decreto-legge Semplificazioni», in riferimento alla promozione delle Fer e alla revisione delle sue forme di incentivazione, ha introdotto delle deroghe al divieto di fruizione degli incentivi statali per gli impianti solari fotovoltaici con moduli a terra in aree agricole. In tale ambito il Pnrr richiama la necessità di ulteriori semplificazioni, per quel che riguarda le procedure di impatto ambientale;

l'articolo 5 della legge n. 53 del 2021 (legge di delegazione europea 2019-2020) detta numerosi criteri per il recepimento della direttiva (UE) 2018/2001, tra i quali una disciplina, concertata con le regioni in Conferenza unificata, per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili nel rispetto delle esigenze di tutela, tra l'altro, delle aree agricole e forestali, e dei princìpi della minimizzazione degli impatti sull'ambiente, sul territorio e sul paesaggio;

la necessità di coordinare le esigenze dello sviluppo delle energie rinnovabili, dell'agricoltura, del paesaggio e del turismo è sempre più pressante, a fronte di impegni e obiettivi comunitari che possono risultare confliggenti. Nello stesso Pnrr sono previsti diversi interventi per la riqualificazione delle aree interne e la tutela delle aree protette, nonché per la valorizzazione dell'architettura e del paesaggio rurale. Il valore della natura identitaria del paesaggio italiano è stato recentemente sottolineato dalla più alta autorità nazionale;

dalle notizie che arrivano da più regioni si rileva una situazione di tensione crescente tra interessi contrapposti. Senza voler essere esaustivi, si elencano i conflitti emersi negli ultimi mesi tra esigenze del fotovoltaico a terra e quelle dell'agricoltura:

nel Polesine è prevista l'installazione di un impianto fotovoltaico che consumerebbe oltre 50 ettari di coltivazioni a ridosso di una delle aree di maggior pregio del Veneto, nei pressi del Parco del delta del Po. Tale collocazione potenzialmente rappresenta un pericolo per la biodiversità che si vorrebbe proteggere. Peraltro nel Pnrr è previsto un investimento per la rinaturazione dell'area Po, con l'obiettivo di bilanciare i processi morfologici, attivi e contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione europea. L'impianto, autorizzato dal comune e dalla regione, incontra la fortissima opposizione della comunità locale (comune di Loreo). Giacciono negli uffici della regione richieste per altri 300 ettari di fotovoltaico a terra;

nella seconda metà del 2020 in soli tre mesi la regione Lazio ha autorizzato la realizzazione di otto impianti fotovoltaici a terra in provincia di Viterbo, per un totale di 686,33 ettari. Nello specifico, si tratta di pronunce favorevoli di valutazione di impatto ambientale (Via), rilasciate nonostante le criticità sottolineate dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (oggi Ministero della cultura), amministratori locali ed associazioni ambientaliste, preoccupati per il rischio di uno stravolgimento non solo ambientale di una zona storicamente a prevalenza agricola. Il 28 maggio il TAR Lazio ha annullato gli atti di diniego del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo all'installazione di 416 ettari di pannelli. Il Mic ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. Tra gli impianti uno è di 250 ettari, tra i 10 più grandi d'Europa. Il viterbese è interessato da progetti (tra installati e previsti) per circa 3.400 ettari;

in Basilicata (gennaio 2021) gli impianti fotovoltaici autorizzati sono 20 per complessivi 72,511 Megawatt, mentre le istanze di autorizzazione sono 71 per complessivi 950,89 Megawatt. Nel caso tutte le istanze venissero autorizzate la produzione complessiva sarebbe di 1023,401 Megawatt (cioè più di 20 chilometri quadrati). L'obiettivo del Piear – Piano di indirizzo energetico ambientale regionale è di 538,5 Megawatt;

a febbraio 2021 la protesta contro l'installazione di 7 impianti fotovoltaici, per un totale 194 ettari, in Puglia ha ricevuto l'appoggio di componenti del consiglio regionale, dopo l'allarme lanciato dai Consorzi vinicoli del Primitivo di Manduria e del Consorzio dei vini doc Brindisi e Squinzano, i cui presidenti hanno parlato di lobby delle finte energie pulite, che stanno approfittando del disastro Xylella per accaparrarsi i terreni. Per i Presidenti occorre smascherare la farsa dell'agro-fotovoltaico, perché i vigneti non possono produrre sotto le strutture fotovoltaiche. Ad aprile la provincia di Lecce ha espresso la propria contrarietà alla realizzazione di due mega impianti;

in Molise, denuncia Coldiretti (aprile 2021) sono oggetto di attenzione oltre 300 ettari di terreni agricoli, compresi tra i comuni di San Martino in Pensilis e Ururi, sui quali è prevista la realizzazione di parchi fotovoltaici che modificheranno radicalmente questi territori. Lo stesso destino, avverte inoltre Coldiretti Molise, potrebbe toccare anche ad altri campi fertili, considerando le numerose istanze relative a progetti simili, presentate all'assessorato all'ambiente della regione, che interessano centinaia di ettari per la realizzazione di parchi fotovoltaici;

in Abruzzo (aprile 2021) il consiglio regionale ha approvato una norma che sospende l'installazione di parchi eolici di qualsiasi tipologia, di grandi impianti fotovoltaici a terra e di impianti per il trattamento dei rifiuti, in tutte le zone agricole caratterizzate da produzioni agro-alimentari di qualità (produzioni biologiche e tradizionali, produzioni tutelate come Dop e Igp), e-o di particolare pregio paesaggistico e culturale;

col piano energetico scaduto dal 2012, in Sicilia, al netto di alcune prescrizioni sulle distanze, non c'è alcun ostacolo a un impianto fotovoltaico. Ci sono oltre 200 richieste sulle quali insistono 1,5 miliardi, di cui oltre 900 milioni puntati soltanto su sette impianti giganteschi (in media 300 Megawatt l'uno di potenza), localizzati su enormi distese sull'asse Catania-Enna-Ragusa, ma anche nel Trapanese e ad Agrigento;

è necessario sottolineare che, a fronte di un Pniec concentrato sulla generazione elettrica da eolico e fotovoltaico, il raggiungimento degli obiettivi, ambiziosi, ivi previsti non può prescindere dal sostegno di tutte le fonti rinnovabili e, quindi, da una maggiore libertà in merito alte scelte tecnologiche. Come chiarito dalla direttiva (UE) 2018/2001 limitandosi alle sole fonti che impattano e sono significative in ambito agricolo –, anche le biomasse, l'energia idraulica e i biogas, appartengono al novero delle fonti rinnovabili;

per quanto riguarda le biomasse la superficie boscata italiana si è triplicata dal 1951, raggiungendo 12 milioni di ettari, sui 30,1 milioni totali del Paese, ma si utilizza come fonte rinnovabile solo il 18 per cento dell'accrescimento, che corrisponde a 7,90 MTEP, e l'Italia è il primo importatore europeo di materia prima legnosa. Germania, Francia e Spagna prevedono al 2030 di produrre il 68 per cento dell'energia termica da biomassa. Se si utilizzasse il 67 per cento dell'accrescimento (media europea) se ne otterrebbero 30 MTEP, che coprirebbero il 70 per cento dei consumi termici da fonte fossile. La gestione sostenibile delle foreste migliora la capacità di assorbimento del carbonio. In Austria la capacità di assorbimento della CO2 è triplicata rispetto all'Italia che dispone di una insolazione molto superiore e ha grande disponibilità di acqua. La Commissione europea ha chiesto all'Italia una maggiore ambizione nella termica rinnovabile, il Pniec non ha raccolto l'invito mantenendo l'orientamento precedente;

per quanto riguarda l'energia idraulica secondo i dati contenuti nel Registro italiano dighe, le grandi dighe (volume d'invaso maggiore di 1.000.000 metri cubi, altezza maggiore di 15 m) sono in totale 532. Di queste 497 sono ancora in attività e sono date in concessione soprattutto per la produzione di energia idroelettrica (306) dighe cui seguono gli usi irriguo potabile e industriale. La capacità d'invaso è di circa 14 chilometri cubi. Con interventi di manutenzione degli invasi e di ammodernamento delle turbine secondo alcuni studi si potrebbe avere un incremento di produzione di 25 TWh annui al 2030 (circa il 40 per cento in più). In Italia piovono annualmente circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua, dei quali viene trattenuto solo l'11 per cento, mentre l'obiettivo raggiungibile è del 40 per cento. L'acqua è centrale per puntare all'autosufficienza alimentare e aumentare la resa produttiva per ettaro. Un progetto recentemente presentato da Coldiretti in connessione con il Recovery Plan prevede la realizzazione di 1.000 invasi ad un costo di 1,8 miliardi che potrebbe avere effetti moltiplicativi fino a 40 miliardi tra maggiori produzioni agricole infrastrutture, idroelettrico, rinnovabili e occupazione. Tuttavia il Pniec prevede una crescita contenuta della potenza idroelettrica (pagina 46);

nel settore del biogas l'Italia è leader in Europa con 1.600 impianti attivi, 1,7 miliardi di metri cubi di biometano (biogas depurato da CO2) prodotti e 12 mila occupati. La produzione di biogas si avvale oggi di tecnologie all'avanguardia, quali la digestione anaerobica dalla quale deriva un digestato considerato efficace fertilizzante. La produzione di biogas ha effetti a cascata sulla filiera agroalimentare, perché oltre all'energia e alla fertilizzazione, favorisce l'uso efficiente dell'acqua, accompagna tecniche di produzione basate sul precision farming e l'innovazione nella meccanica agraria, ma soprattutto accresce la competitività degli allevamenti preservando il futuro di una filiera fondamentale per il made in Italy. Oggi si trasforma in biogas il 15 per cento dei reflui zootecnici che possono arrivare entro il 2030 a una percentuale del 65 per cento con una produzione di 6,5 miliardi di metri cubi e la creazione di altri 25 mila posti di lavoro. Nel Pnrr la Missione 2 nella Componente C2 «Economia circolare e agricoltura sostenibile» è previsto lo sviluppo del biometano di origine agricola (1,92 miliardi di euro) da destinare al greening della rete gas pari a circa 2,3-2,5 miliardi metri cubi. Appaiono perseguibili obiettivi più ambiziosi;

è necessario, infine, tener conto delle evidenze geopolitiche internazionali: la Cina è attualmente superpotenza nel settore delle energie rinnovabili, acquisendo in sostanza una leadership tecnologica, industriale, commerciale nell'eolico e nel fotovoltaico, nella supply chain della mobilità elettrica (dalle materie prime alle batterie), nell'efficienza energetica e nella «finanza verde». Grazie ai massicci investimenti effettuati nelle rinnovabili (2012-2017: 478 miliardi dollari), l'industria cinese è quasi-monopolista nella produzione mondiale di pannelli solari e delle turbine eoliche, con una quota superiore ai due terzi. Se non adeguatamente sorretto da una industria europea, il mantra della transizione energetica al dopo-fossili affermatosi nei Paesi occidentali, rischia di trasformarsi in un auto-assoggettamento alle forniture cinesi e nella tomba di importanti catene di valore della meccanica europea;

viceversa, nelle tecnologie relative ai settori delle turbine (idrauliche e non), dello sfruttamento delle biomasse, della produzione di biogas l'Italia è all'avanguardia o comunque svolge un ruolo da protagonista. Quanto all'efficienza energetica il sistema produttivo del nostro Paese presenta valori d'intensità energetica primaria (definita dal rapporto tra il consumo interno lordo di energia e il prodotto interno lordo) inferiori alla media dei Paesi dell'Unione europea;

quanto alla sicurezza energetica, con le rinnovabili eoliche e fotovoltaiche muta la natura, ma non la sostanza della dipendenza dall'estero: dalla dipendenza fisica da un ampio spettro di fornitori nel caso del petrolio e del metano ad una dipendenza tecnologica da un quasi-monopolista per queste tipologie di generazione elettrica. Una dipendenza più problematica e rischiosa; la pandemia ha mostrato quanto siano fragili le «catene di approvvigionamento» dell'Unione europea;

nel corso del dibattito relativo all'approvazione del Ngeu è stato affrontato il tema dell'autosufficienza alimentare dell'Unione. Nel 2019 le importazioni di prodotti agroalimentari hanno raggiunto 108,6 miliardi di euro, le esportazioni sono state 1,5 volte superiori, attestandosi a 162,7 miliardi di euro. La Sovranità alimentare è uno dei punti di forza dell'Unione europea ed è necessario difenderla e rafforzarla. Uno dei punti di maggiore debolezza è la produzione di proteine vegetali, che peraltro sono azoto fissatrici, sia per alimentazione umana che animale: diversi Paesi dell'Unione europea hanno impegnato direttamente le risorse Ngeu in direzione di una estensione significativa di queste colture. In Italia questa opzione è tra gli indirizzi approvati dal Parlamento in merito al Pnrr;

da quanto sopra esposto riassuntivamente:

1) Il nostro Paese non è in ritardo sui target di produzione da Fer e questo consente un approccio più meditato al processo di transizione energetica, valutando un maggiore equilibrio tra le varie fonti;

2) l'applicazione dei principi del F2F (agricoltura meno intensiva e più sostenibile) e gli indirizzi del Ngeu (sicurezza alimentare) comportano la massiccia estensione delle aree agricole che dovranno esser messe a coltura. Ma anche lo stesso sviluppo del Made in Italy agroalimentare si muove nella stessa direzione: si consideri che è bastata la possibilità di scrivere «prodotta con grano italiano» sui pacchi della pasta, per incrementare di centinaia di ettari le terre messe a coltura con questo cereale. Ne consegue che l'osservazione delle associazioni degli industriali fotovoltaici che fa riferimento al «riutilizzo delle terre incolte», è priva di pregio se non collocata in un quadro di interessi contrapposti e di obiettivi condivisi;

3) il fotovoltaico industriale è un'attività economica come le altre, come è giusto che sia, quindi necessità di economie di scala, accesso al credito e massimizzazione del profitto. Il fotovoltaico a terra costa molto meno di quello sulle coperture. Così come sono oggi concepiti, gli impianti fotovoltaici devono essere utility scale, cioè di taglia sufficientemente grande da renderli competitivi e bancabili. Inoltre, è preferibile che siano collocati in aree facilmente raggiungibili e facilmente collegabili alla rete. Ne consegue il gigantismo e la tendenza ad occupare i terreni migliori,

impegna il Governo:

1) a dare attuazione al disposto dell'articolo 5 della legge 22 aprile 2021, n. 53, per la parte relativa all'individuazione delle aree idonee e non idonee all'installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, limitando gli interventi alle superfici non utilizzabili a uso agricolo o alle aree agricole marginali, come previsto dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), e nel rispetto degli indirizzi espressi dal Parlamento;

2) a dare piena attuazione alla possibilità delle comunità locali di intervenire nel procedimento di individuazione delle aree idonee e non idonee all'installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, come previsto dal Pniec, con riferimento alle decisioni che riguardano il futuro del proprio territorio, assicurando il pieno rispetto della Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998, ratificata con legge 16 marzo 2001, n. 108;

3) a rivedere il Pniec, tenendo conto delle potenzialità dell'apporto al raggiungimento degli obiettivi climatici dell'energia rinnovabile derivante dall'uso delle biomasse, potenzialità che sono state evidenziate in premessa, tenendo conto altresì degli indirizzi espressi in materia dell'Unione europea nei quali si prevede centralità per questa forma di produzione di energia rinnovabile nel settore termico;

4) a rivedere il Pniec, tenendo conto delle potenzialità dell'apporto al raggiungimento degli obiettivi climatici dell'energia rinnovabile derivanti dall'uso dell'energia idraulica, potenzialità che sono state evidenziate in premessa, in considerazione degli evidenti benefici, anche in termini di stabilità della rete, derivanti dalla programmabilità della produzione di energia idroelettrica e della necessità, a fronte della estremizzazione degli eventi climatici, di incrementare lo stoccaggio della risorsa «acqua»;

5) ad adottare iniziative per prevedere risorse aggiuntive per l'implementazione delle potenzialità dell'apporto al raggiungimento degli obiettivi climatici dell'energia rinnovabile derivante dall'uso del biogas, implementando gli obiettivi già previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), anche al fine ridurre gli impatti e accrescere la multifunzionalità e competitività della filiera zootecnica nazionale;

6) a tener conto, in tale ambito, della valenza paesaggistica delle aree rurali, soprattutto nelle aree interne, anche con riferimento ad aree non oggetto di specifica tutela, per le quali sono previste specifiche misure nel Pnrr sia per quel che riguarda gli interventi afferenti alla Strategia nazionale per le aree interne (Snai), sia con riferimento allo sviluppo del turismo dei borghi, del quale occorre sottolineare la natura culturale ed esperienziale, emanando a tal fine apposite linee guida, concordate con le regioni, nelle quali siano coordinate, nel rispetto dell'articolo 9 della Costituzione, le esigenze del Pniec con le citate azioni del Pnrr;

7) ad adottare iniziative per rafforzare le azioni del Pniec e del Pnrr che favoriscano l'applicazione di tecnologie destinate alla produzione di energia da fonti rinnovabili sviluppate all'interno dell'Unione europea, al fine di perseguire l'obiettivo unionale di ridurre la dipendenza energetica e di riportare all'interno dall'Unione europea le catene di approvvigionamento (supply chain).

(1-00492) «Bond, Squeri, Barelli, Nevi, Porchietto, Torromino, Polidori, Anna Lisa Baroni, Paolo Russo, Spena, Caon, Sandra Savino».