EMISSIONI DIRETTE DI METANO
Gli Amici della Terra hanno realizzato il rapporto “L’attuazione in Italia del Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico”, un’analisi approfondita della prima fase di applicazione della nuova normativa europea sul metano. Ne pubblichiamo le considerazioni conclusive con le proposte.
Il testo integrale del Rapporto sarà presentato e discusso pubblicamente a Roma, nella mattinata di martedì 19 maggio, presso l’Istituto Don Sturzo, Palazzo Baldassini, Via delle Coppelle 35.
In Copertina: foto Wikipedia
Il Rapporto “L’attuazione in Italia del Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico” nasce con un duplice obiettivo. Da un lato, ricostruire lo stato di attuazione della normativa in Italia, analizzando il ruolo delle istituzioni e la risposta degli operatori lungo tutta la filiera del gas naturale e del petrolio. Dall’altro, offrire una valutazione critica delle principali sfide ancora aperte, sia a livello nazionale che europeo, con particolare riferimento al tema, cruciale per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni come l’Italia, delle emissioni associate ai combustibili fossili importati.
Il quadro che emerge è articolato: da un lato, l’Italia si colloca tra i Paesi più avanzati nell’applicazione del Regolamento; dall’altro, permangono criticità rilevanti, legate in particolare ai ritardi nel completamento del quadro normativo e, soprattutto, alla necessità di affrontare il nodo delle emissioni “importate”, che rappresentano una quota largamente prevalente dell’impatto complessivo.
Le Conclusioni del Rapporto sintetizzano i principali risultati dell’analisi e propongono alcune linee di intervento per rafforzare l’efficacia del Regolamento, in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Il tema è di attualità anche perchè, a marzo, il Governo ha inviato un Disegno di Legge al Senato (AS 1836) contenente le norme per la designazione formale del MASE come autorità nazionale competente per l'attuazione del Regolamento e del relativo regime sanzionatorio. Nel mese di aprile l'atto è stato assegnato alla 8a Commissione del Senato.
L’attuazione del Regolamento per le emissioni in Italia e nella UE
L’analisi dell’attuazione del Regolamento UE 1787/2024 per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico in Italia mostra che le scadenze previste nel 2025 per gli impianti delle filiere interessate e per gli importatori di petrolio gas naturale e carbone, sono state rispettate in modo significativo anche in assenza della designazione formale delle autorità competenti e del regime sanzionatorio. Questi due adempimenti sono oggetto di un disegno di legge governativo attualmente all’esame del Parlamento e il ritardo su di essi costituisce la principale criticità.
il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha esercitato un ruolo attivo, garantendo il rispetto delle principali scadenze. In questo ambito, si segnala la tempestiva pubblicazione dell’inventario nazionale dei pozzi inattivi, tappati e abbandonati (agosto 2025), che ha censito 1.614 siti e costituisce una base informativa rilevante per le attività di monitoraggio.
Molto rilevanti le relazioni ex art. 12 sulla quantificazione delle emissioni trasmesse dagli operatori entro il 5 maggio, che sono state pubblicate sul sito del MASE. L’analisi delle relazioni evidenzia una copertura pressoché completa delle filiere nazionali (99% della produzione di gas e petrolio, 94% della capacità di stoccaggio gas, 99% delle reti di trasporto gas e il 90% dei volumi di gas distribuiti), con l’unica eccezione del segmento della rigassificazione che risulta coperto solo al 31% dei volumi rigassificati. Significativa la risposta delle imprese anche alle scadenze 2025 su LDAR e importazioni.
Alcuni dei fattori che hanno reso possibili questi risultati sono: 1) l’impegno delle imprese italiane (di cui un gruppo significativo aderente all’iniziativa OGMP 2.0.) che hanno condiviso in modo proattivo gli obiettivi di riduzione delle emissioni di metano; 2) l’azione dell’autorità per l’energia (ARERA) che aveva già orientato il proprio intervento nei confronti degli operatori regolati verso la riduzione delle emissioni di metano; e 3) il ruolo del l’ente nazionale di normazione tecnica (CIG) già molto avanzato ai fini degli standard di sicurezza.
In Italia, i combustibili fossili pesano, nel 2024, per più dei tre quarti dei consumi di energia: 37% di petrolio e prodotti petroliferi, 36% di gas naturale e 3% di carbone.
La serie storica delle emissioni fuggitive di metano in Italia, provenienti dalle filiere del gas naturale e petrolio, mostra una riduzione del 72% dal 1990, passando da un valore iniziare di 358 kt di metano nel 1990 a circa 98 kt nel 2024.
In questa prima fase di attuazione del Regolamento in Italia un ruolo rilevante è stato svolto delle iniziative di dialogo e collaborazione tra imprese, associazioni di categoria e organizzazioni ambientaliste. In particolare, il Tavolo sulla riduzione delle emissioni di metano promosso da Amici della Terra, in collaborazione con Environmental Defense Fund Europe, che si configura come un’esperienza unica a livello europeo, ha favorito il confronto strutturato tra istituzioni, operatori, stakeholder e ambientalisti contribuendo anche alla definizione di indirizzi condivisi. Parallelamente, il lavoro tecnico del Comitato Italiano Gas (CIG) e delle associazioni di settore (Proxigas, Assogas, Utilitalia e Assorisorse) ha consentito di sviluppare linee guida operative, strumenti applicativi e momenti di coordinamento fondamentali per accompagnare gli operatori in questa prima fase di attuazione del Regolamento.
Tra i paesi UE (come confermato anche dall’analisi del Methane Regulation Implementation Tracker del CSO-M), l’Italia si colloca tra i Paesi più avanzati nell’attuazione del Regolamento, grazie alla trasparenza dei dati resi disponibili dal MASE e al livello di coinvolgimento degli operatori.
Importanti sono anche i compiti attribuiti alla Commissione nella prima fase di attuazione del Regolamento: la costituzione della rete europea delle autorità competenti a livello nazionale, la definizione di norme e prescrizioni tecniche per le imprese interessate che operano nella UE, la predisposizione di un template per le comunicazioni da parte delle imprese, l’attivazione di strumenti di trasparenza e informazione e le linee guida per l’applicazione delle norme in materia di import. Ad oggi, la Commissione ha costituito la rete delle autorità competenti e attivato una pagina web con chiarimenti sull’attuazione del regolamento in materia di import. Mancano ancora: l’emanazione di norme e prescrizioni tecniche (in materia di LDAR e MRV), la definizione di template per le comunicazioni delle imprese, l’attivazione degli strumenti di trasparenza e l’emanazione di linee guida in materia di import. La mancanza di questi strumenti previsti dal Regolamento costituisce una forte criticità per le attività richieste alle imprese e alle autorità competenti. Da questo quadro emerge una sottovalutazione del ruolo di governance della Commissione nell’attuazione del Regolamento.
L’attuazione del Regolamento per le emissioni connesse alle importazioni
L’obiettivo più impegnativo del Regolamento prevede che il gas naturale, petrolio e carbone importati nella UE siano prodotti nei paesi di origine con standard ambientali, in termini di emissioni di metano, allineati a quelli previsti per stesse attività nella UE (MRV equivalence). Per conseguire questo obiettivo il Regolamento definisce un percorso a tappe dal 2025 al 2030.
Oggi il processo strutturale di iniziative già in atto a livello globale per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico si deve confrontare anche con la criticità costituita dagli effetti della nuova crisi mediorientale. Questa nuova criticità rischia di compromettere in modo significativo alcune delle catene di approvvigionamento di combustibili fossili più rilevanti per la sicurezza energetica dell’UE e per le prospettive di attuazione del Regolamento in materia di import.
L’elevato grado di dipendenza europeo dalle importazioni di gas naturale (84,9%), di petrolio (96,9%) e carbone (34,2%)[1] è all’origine del problema. Nel caso dell’Italia (2024), il grado di dipendenza è particolarmente elevato (95 % per il gas naturale, 91% per il petrolio e 100% per il carbone). Nel caso del gas (2024) oltre tre quarti delle importazioni provengono da quattro paesi: Algeria (39%), Azerbaijan 17%, Qatar (12%) e Russia (10%). Il petrolio importato in Italia proviene per oltre tre quarti da 7 paesi: Libia (21%), Azerbaijan (16%), Kazakistan (15%), Iraq (9%), USA (9%), Arabia Saudita (7%) e Nigeria (7%).
Da questo quadro emerge che le emissioni di metano legate alla produzione del gas naturale e del petrolio importati in Italia possono essere stimate, sulla base dei dati IEA, tra 769 e 875 kt di CH4, un valore di un ordine di grandezza superiore alle circa 93 kt di emissioni di metano delle filiere oil&gas in Italia secondo i dati ISPRA del NID.
Va evidenziato che l’obiettivo del Regolamento per le emissioni da import dei combustibili fossili formulato nel 2024 è basato sul processo che in questi anni ha visto crescere concretamente l’impegno della comunità internazionale per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico con una serie di iniziative ad adesione volontaria di stati e imprese come: il Global Methane Pledge (GMP); l’Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0); e l’Oil and Gas Decarbonization Charter (OGDC). Tutte iniziative a cui hanno aderito il Governo italiano o i principali operatori italiani del settore interessati.
Per l’attuazione del Regolamento in materia di import è oggi decisivo il fatto che gli standard di MRV dell’OGMP 2.0 (iniziativa ad adesione volontaria delle imprese) siano già stati riconosciuti come conformi rispetto a quanto richiesto agli importatori a partire dal 2027. I dati più recenti mostrano un processo di crescita significativa sia degli operatori che aderiscono all’iniziativa, che delle quantità di produzione di gas naturale e petrolio immessi nei mercati internazionali che raggiungono i livelli necessari negli standard di MRV richiesti dal Regolamento.
Analizzando in particolare i dati 2024 dell’OGMP 2.0, per i paesi da cui importa l’Italia, emerge che produttori rilevanti di gas naturale in USA, Qatar, Azerbaijan e Norvegia, e di petrolio in Azerbaijan, Kazakistan e USA, hanno raggiunto o avviato il percorso di raggiungimento degli standard di MRV dell’OGMP 2.0, compatibili con quanto richiesto dal Regolamento. Da questo quadro emergono anche una serie di criticità come nel caso dell’import dell’Italia di petrolio dalla Libia e di gas naturale dall’Algeria. Per questo secondo caso sono in corso iniziative di cooperazione sia a livello governativo che degli operatori interessati, finalizzate ad individuare percorsi di introduzione di standard MRV coerenti con quanto richiesto dal Regolamento nelle attività upstream in Algeria.
Proposte e linee di intervento
Alla luce dei punti di forza e delle criticità che stanno caratterizzando il processo di attuazione del Regolamento (1787/2024) si possono individuare una serie di indicazioni di intervento per favorire il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di metano del settore energetico nella UE e a livello globale.
L’esperienza italiana mostra che l’attuazione della norma agli impianti presenti nel territorio dell’UE è possibile. Nel caso italiano, questo processo costituisce anche un’opportunità per valorizzare sia il know how delle imprese italiane del settore nella riduzione delle proprie emissioni di metano, che quello degli operatori che hanno sviluppato e offrono tecnologie e servizi per questo tipo di intervento.
Per l’Italia, è urgente l’approvazione della proposta di legge che individua formalmente il MASE come autorità competente e che lo renderà pienamente operativo, a partire dal coinvolgimento dei soggetti istituzionali da attivare a supporto delle nuove attività previste dal Regolamento come quelle di ispezioni e controlli ambientali che dovranno essere svolte dal (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) SNPA.
Insieme alla attivazione delle autorità è necessario che l’Italia valorizzi la propria esperienza, svolgendo un ruolo più incisivo e proattivo nei confronti della Commissione UE, spingendola ad assumere un ruolo guida più forte nel processo di attuazione del Regolamento. Questa iniziativa dovrà avere innanzitutto come oggetto la richiesta del Governo italiano di una maggiore funzionalità della rete delle autorità competenti.
Il Governo deve considerare prioritarie le iniziative di cooperazione con paesi produttori di petrolio e gas naturale per la riduzione delle emissioni di metano come una parte essenziale delle proprie politiche.
La Commissione Europea deve fare in tempi rapidi un salto di qualità nel ruolo che gli è attribuito per consentire una efficace attuazione del Regolamento 1787/2024.
Sono urgenti: 1) l’emanazione delle Norme tecniche richieste che dovrà elaborare il CEN; 2) L‘atto di esecuzione della Commissione con le prescrizioni tecniche per le attività LDAR richieste dal Regolamento; 3) L’atto di esecuzione con i template per le comunicazioni richieste alle imprese, 4) l’attivazione della Banca dati europea per la trasparenza sulle emissioni di metano, e 5) le linee guida per l’attuazione delle norme in materia di import. Il ritardo della Commissione su questi adempimenti sta compromettendo la possibilità di un’efficace attuazione del Regolamento.
È necessario che venga rilanciato dalla Commissione il programma “you collect we buy” di sostegno alle iniziative di cooperazione con paesi produttori di idrocarburi finalizzate alla valorizzazione del gas naturale recuperato tramite le azioni di riduzione delle emissioni di metano negli impianti upstream.
È indispensabile che la Commissione, tramite linee guida per l’attuazione delle norme in materia di import, indichi i criteri di flessibilità che i paesi membri potranno utilizzare nell’attuale fase di emergenza per gestire le criticità di sicurezza energetica derivanti dalla crisi mediorientale, a partire dal regime sanzionatorio
Un altro intervento decisivo a livello della UE e il rafforzamento della rete delle autorità competenti come motore della governance necessaria al processo di attuazione del Regolamento.
L’esperienza dell’Italia e la crescente partecipazione a iniziative ad adesione volontaria del settore oil&gas globale costituiscono una realtà che conferma le politiche per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico come una delle forme più efficaci ed efficienti per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti nel breve e medio periodo.
Oggi la principale sfida della UE nella gestione del processo di attuazione del Regolamento 1787/2024 è quella di dare risposte pragmatiche alla nuova crisi nella sicurezza degli approvvigionamenti energetici senza compromettere gli sforzi per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico sia a livello interno che a livello internazionale. Una sfida in cui saranno decisivi sia la flessibilità nell’attuazione delle misure del Regolamento in materia di import rispetto agli impatti della crisi mediorientale, sia il supporto alla costruzione di iniziative di cooperazione rivolte ai paesi da cui oggi la UE importa petrolio e gas naturale.
[1] Fonte: dati Eurostat - UE27 Energy imports dependency, 2024