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2024-06-16 11:05

Scenari e Politiche per le Pompe di Calore al 2030

RINNOVABILI TERMICHE NEL PNIEC

di: 
Monica Tommasi

Il 29 maggio 2024, presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, si è tenuto un Workshop promosso dagli Amici della Terra e da Assoclima sul ruolo delle pompe di calore nel Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC). Alla discussione hanno preso parte i rappresentanti delle associazioni d’impresa e dell’Enea, oltre ai dirigenti dei Ministeri competenti. Le presentazioni, i documenti e gli interventi sono consultabili qui. Di seguito pubblichiamo la relazione di Monica Tommasi con le proposte degli Amici della Terra per raggiungere gli obiettivi 2030 indicati dal PNIEC per le pompe di calore e per un deciso progresso nel campo dei consumi rinnovabili di calore.

In Copertina: Foto Amici della Terra

 

Gli Amici della Terra condividono la scelta della proposta di PNIEC che prevede una forte crescita della penetrazione delle pompe di calore per il riscaldamento e il raffrescamento e una maggiore elettrificazione dei consumi del civile.

Tuttavia, nell’ambito delle politiche di decarbonizzazione delineate dalla proposta di aggiornamento del PNIEC, si pone una doppia sfida: di verificare i motivi che non hanno consentito alle pompe di calore di conseguire gli obiettivi del PNIEC 2019, da una parte e, dall’altra, di porre basi solide per definire il contributo che questa tecnologia potrà dare ai nuovi obiettivi 2030 previsti dalla UE.

Infatti, la proposta di aggiornamento del PNIEC (2023) rivede al rialzo gli obiettivi di consumi di rinnovabili termiche da pompe di calore rispetto a quelli posti dal PNIEC 2019. Entro il 2030, questi consumi dovranno raggiungere i 6,7 Mtep.

 

Figura 1. Consumi di rinnovabili termiche da pompe di calore 2005 - 2023 e scenari obiettivo del Piano Nazionale Energia e Clima 2019 e 2023.

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati MASE, GSE e Eurostat. Dato 2023*: stima Amici della Terra

Oggi, le pompe di calore coprono il 26% dei consumi di rinnovabili termiche e dovrebbero raggiungere il 35% al 2030. Le fonti rinnovabili termiche, lo ricordiamo, sono le bioenergie come legna e pellet, il solare termico, gli usi diretti del calore geotermico, la geotermia e quelle prelevate con le pompe di calore dall’ambiente (aria, acqua o terreno).

Secondo le nostre stime, al 2023, i consumi di rinnovabili termiche da pompe di calore sono cresciuti di poco arrivando a quasi 2,8 Mtep, molto al di sotto del sentiero di crescita indicato da entrambi i Piani (vedi Figura 1).

Le pompe di calore, nel 2030, dovrebbero coprire 4 Mtep su 7,8 Mtep di FER termiche, cioè la metà, della crescita di rinnovabili prevista nel settore dei consumi termici.

 

Le nostre proposte: l’informazione

Per porre su basi solide la crescita del ruolo delle pompe di calore nel sistema energetico italiano saranno necessari interventi pubblici coerenti nella strategia di riqualificazione del parco edilizio italiano, nelle politiche industriali per la filiera delle pompe di calore, nello sviluppo dell’infrastruttura delle reti elettriche e con le valutazioni della sostenibilità economica e sociale degli obiettivi da definire. Secondo gli Amici della Terra per conseguire gli obiettivi di diffusione delle pompe calore saranno essenziali investimenti per realizzare:

- una campagna permanente di informazione e formazione sulle pompe di calore per la climatizzazione residenziale rivolta a progettisti e imprese di installazione;

- una campagna permanente di comunicazione e informazione sulle pompe di calore per la climatizzazione residenziale rivolta agli utenti per metterli condizioni di effettuare scelte informate e consapevoli.

 

La riforma del sistema delle detrazioni fiscali

Per conseguire il potenziale di diffusione delle pompe di calore sarà inoltre decisiva la riforma del sistema delle detrazioni fiscali. Riteniamo che il principale strumento di incentivazione sia costituito da questo sistema. A questo proposito si condividono le linee di indirizzo della proposta di PNIEC 2023 per il riordino delle detrazioni fiscali ma è necessaria, in tempi rapidi, una proposta normativa che possa essere oggetto di una adeguata consultazione pubblica.

Tra i vari tipi di detrazioni fiscali si ritiene che il modello di riferimento per il riordino dovrebbe essere costituito dall’ecobonus che negli ultimi anni ha avuto un utilizzo molto diffuso e un impatto positivo rilevante anche contestualmente alla presenza del Superbonus, come dimostrano i dati di ENEA degli ultimi anni sull’utilizzo dei diversi di tipi di detrazioni.

Il riordino delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, ancorato al modello dell’ecobonus dovrebbe prevedere una graduazione dell’intensità di incentivazione che potrebbe avere un range indicativo tra un minimo del 50% e un massimo dell’80%, con una premialità crescente per gruppi di tecnologie di impianti di climatizzazione in funzione del contributo che queste sono in grado di fornire ai diversi obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti, diffusione delle fonti rinnovabili, miglioramento dell’efficienza e riduzione delle emissioni inquinanti. Tra gli interventi incentivabili per la riqualificazione energetica degli impianti di climatizzazione devono essere inclusi anche gli impianti ibridi (factory made), quelli bivalenti (tailor made) e l’installazione di pompe di calore elettriche integrate con impianti termici esistenti (add on). Indicativamente, il livello massimo di incentivazione del nuovo sistema di detrazioni fiscali 80% dovrebbe essere invece riservato agli interventi sull’involucro e effettuati congiuntamente a quelli sugli impianti di climatizzazione.

 

Stabilità normativa e programmazione della spesa fiscale

È inoltre necessario che il nuovo sistema di detrazioni fiscali abbia un orizzonte minimo di stabilità normativa fino al 2030. Si ritiene inoltre necessaria una programmazione pluriennale della spesa fiscale prevedibile e sostenibile dal bilancio dello stato che costituisca anche un tetto o massimale di risorse disponibili annualmente. In questo quadro dovrebbe essere preso in considerazione l’uso mirato della cessione dei crediti fiscali generati dalle detrazioni per la riqualificazione energetica degli edifici superando la mancanza di programmazione e monitoraggio che ha caratterizzato negativamente l’esperienza del superbonus.

È necessario che il PNIEC indichi fin da ora gli indirizzi delle politiche di riqualificazione energetica nelle diverse tipologie di abitazioni esistenti, che potrà poi essere meglio definita nel Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dal nuovo testo della direttiva UE EPBD.

 

Strategie di intervento distinte per diverse casistiche

In Italia circa l’80% delle abitazioni occupate da residenti sono poste in edifici condominiali (plurifamiliari). Di queste, tre quarti sono costituite da abitazioni con impianto autonomo (pari al 60% del totale) mentre solo un quarto di queste sono abitazioni servite da impianti centralizzati (pari al 20% del totale). Per questi due casistiche sono indispensabili strategie di intervento distinte che tengano conto delle loro specificità a seconda che gli interventi siano necessariamente di carattere condominiale o che possano essere invece effettuati in modo indipendente a livello di singola unità immobiliare.

Per la diffusione delle pompe di calore nell’ambito delle abitazioni in edifici plurifamiliari con impianto autonomo, che costituiscono la più importante categoria, è possibile una significativa penetrazione anche delle tecnologie di pompe di calore aria-aria mono e multisplit. Tale tendenza è già in atto nelle abitazioni di piccole medie dimensioni ben isolate o localizzate nelle zone climatiche più calde e medie. Invece, con nuove politiche di riqualificazione energetica profonda degli edifici diventerebbe significativo anche il potenziale di penetrazione delle pompe di calore idroniche anche in questo segmento.

Nell’ambito delle abitazioni poste in edifici plurifamiliari con impianto centralizzato il potenziale di penetrazione coinvolge maggiormente le pompe di calore idroniche sia ad alte temperature con impianti di distribuzione tradizionali, che in abbinamento a interventi più significativi di ristrutturazione edilizia sull’impianto di distribuzione con l’utilizzo di pannelli radianti e/o con interventi di riqualificazione con isolamento degli involucri edilizi.

 

Un tavolo di filiera delle pompe di calore

Infine, è necessario un ruolo attivo del MASE di guida in un’azione continua di governance e verifica dello stato di attuazione di queste politiche, che coinvolga gli altri attori pubblici coinvolti (Mimit, MIT, GSE, Enea, ARERA, Regioni e comuni), e tutti gli stakeholder rilevanti (produttori, installatori, progettisti e gestori delle reti elettriche) tramite un apposito tavolo di filiera delle pompe di calore.