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2024-06-16 11:57

Interconnessi. Ma Intermittenti e Inadeguati

RETE ELETTRICA

di: 
Giovanni Brussato

L’autore approfondisce gli indici di adeguatezza che possono garantire una relativa sicurezza della rete elettrica. L’Italia non è messa bene ma il problema riguarda il mondo intero e le soluzioni ai problemi posti dall’incremento di fonti elettriche intermittenti non sono sempre amichevoli per l’ambiente.

In Copertina: Illustrazione di un telefono meccanico del 1882 - Wikipedia

 

L’Italia, nel 2023, è risultata, secondo i dati dell’ENTSO-E (European Network of Transmission System Operators for Electricity) il maggior importatore di energia elettrica di tutta l’Unione europea: abbiamo importato circa 50 terawattora (TWh) dall’estero evidenziando, una volta di più, la nostra dipendenza energetica dalle forniture di altri Paesi, in particolare dalla Francia.

Aspetto che rasenta il grottesco se consideriamo che la maggior parte degli elettroni di importazione vengono prodotti dalle centrali nucleari francesi contro cui molte associazioni ambientaliste, vicine alle lobby dell’energia eolica e fotovoltaica, si scagliano quotidianamente.

Fonte: ENTSO-E.

 

La soluzione, proposta dai supporter delle rinnovabili intermittenti, è nota: installare più solare ed eolico, che, in effetti, è quello che i governi, succedutisi negli ultimi quindi anni, si sono impegnati a fare “perché ce lo chiede l’Europa”. Entro il 2030 nel nostro Paese dovremmo disporre di circa 80 gigawatt (GW) di potenza di rinnovabili intermittenti: la domanda da porsi è se questo ci renderà energicamente indipendenti e se ci consentirà di dismettere le centrali a combustibili fossili.

Ad entrambe le domande la risposta è no. Per spiegarne la ragione è opportuno fare una premessa: la rete elettrica per essere adeguata deve garantire, istante per istante, che l’energia richiesta venga bilanciata dall’energia prodotta dalle centrali elettriche.

 

Siamo adeguati?

L’adeguatezza non è un semplice sostantivo ma viene declinata attraverso un’unità di misura nota come LOLE, cioè probabilità di perdita del carico, ovvero di blackout. La norma definisce adeguato un sistema elettrico quando il numero di ore di LOLE è minore o uguale a 3 che, in altre parole, significa che esiste una probabilità dello 0,03% che almeno un consumatore venga staccato dalla rete per motivi di adeguatezza.

Ai fini dell’adeguatezza, non tutte le fonti di energia sono uguali: quelle termoelettriche contribuiscono alla sicurezza della rete elettrica dieci volte di più delle rinnovabili intermittenti. Pertanto, malgrado gli 80 GW di potenza da rinnovabili intermittenti, che dovrebbe venire installata entro il 2030, la nostra rete elettrica, secondo il gestore, Terna, “dovrebbe” essere esente da rischi di blackout purché:

-  non vengano dismesse altre centrali a combustibili fossili oltre a quelle già pianificate (a carbone);

- i nostri cugini d’oltralpe non facciano scherzi e continuino a fornirci energia (le interconnessioni sono utili per condividere risorse distribuite finché non se ne diventa dipendenti);

-  non si verifichino eventi climatici, come mesi di prolungata siccità, in grado di degradare la capacità degli impianti termoelettrici e mettere a rischio la sicurezza della nostra rete.

Per quanto attiene la dismissione delle centrali a combustibili fossili, al 2030, avremo in funzione ancora circa 50 GW di centrali termoelettriche per garantire la stabilità della nostra rete elettrica oltre a sobbarcarci i costi dello sviluppo di circa 70 gigawattora (GWh) di capacità di stoccaggio elettrochimico (battery energy storage system BESS).

Situazione che non si modificherà nella sostanza anche su un orizzonte temporale più lontano dove, per garantire la capacità del sistema di rispettare il Reliability Standard (RS), serviranno circa 42 GW di potenza da centrali a combustibili fossili. Emerge evidente la necessità di mantenere in funzione una “rete ombra” per disporre di un potenziale elettrico modulabile, cioè affidabile, anche in assenza di vento e sole. Una scelta fatta con l’introduzione del Capacity Market dove per mantenere attivo tale potenziale si pagano questi impianti per non produrre: probabilmente non era chiaro a buona parte degli utenti del servizio elettrico nazionale che non si trattava di una fase transitoria ma di uno stabile aumento dei costi a loro carico.

Inoltre, per il colmo dell’ironia, l’intensità carbonica del mix nel suo complesso non necessariamente diminuirà, malgrado l’utilizzo delle rinnovabili intermittenti nelle ore centrali, a causa dell’utilizzo delle centrali a gas in risposta ai picchi serali della domanda.

Una scelta, l’adozione di una “doppia rete”, copiata dalla Germania dove l’Energiewende è stata tenuta in piedi dal gas russo finché, dopo l’invasione dell’Ucraina, per tenere le luci accese i tedeschi sono dovuti ricorre alla lignite diventando uno dei maggiori emettitori di CO2 europei.

 

La soluzione cinese.

Ma a far ritenere che la penetrazione delle rinnovabili intermittenti nel mix energetico, obbligherà a disporre di una capacità modulabile basata sui combustibili fossili, contribuiscono le recenti decisioni adottate da chi sulle tecnologie “verdi” la sa lunga: la Cina.

Recentemente il Partito Comunista Cinese, attraverso la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC) e l'Amministrazione nazionale per l'energia (NEA), ha iniziato a porre in essere l’attuazione di un sistema di riserva di capacità carbonifera, la cui entrata in funzione a pieno regime è prevista entro il 2030. Viene imposto, ad una percentuale delle nuove miniere di carbone del Paese, di mantenere un margine di capacità produttiva, circa il 30%, da destinare alle situazioni di emergenza. Questa scorta, pari a circa 300 milioni di tonnellate di carbone, sarà gestita a livello governativo e servirà a consolidare il ruolo del carbone come "garanzia di fondo nell'approvvigionamento energetico".

La sicurezza energetica è una delle condizioni che garantiscono il potere del regime comunista cinese, coniugata alla crescita economica a sua volta dipendente dall’approvvigionamento dei combustibili fossili. La penetrazione delle rinnovabili intermittenti sta già portando scompensi alla rete elettrica cinese: nulla di strano quindi che si stia cercando di adottare un sistema per tutelarsi dalla loro inaffidabilità. La differenza sta nella scelta del combustibile adottato, che la dice lunga sulla concretezza di Pechino: invece di basarsi sul gas russo - lo sviluppo del gasdotto “Power of Siberia 2”continua ad essere rimandato sine die malgrado l’amicizia “senza limiti”- il Dragone ha optato per il carbone, di cui controlla le forniture.

Un’ultima considerazione: oggi, mentre i lobbisti delle rinnovabili intermittenti continuano a ripetere che “bisogna fare presto” e che “non c’è più tempo”, non è stata ancora completata, a più di due secoli dal suo inizio, la prima grande transizione energetica. Quasi 2 miliardi di persone nel Sud del mondo dipendono ancora, principalmente per cucinare ma anche per scaldarsi, dalle biomasse tradizionali come la legna da ardere (e dal carbone da essa ricavato), la paglia e lo sterco essiccato.

Forse è questa la vera emergenza.

Il fotovoltaico al 100% in altri paesi...

COMUNICATO STAMPA SUL NUCLEARE IN ITALIA (bozza finale, 25/5/24)

Destano forte preoccupazione le parole del neo insediato presidente di Confindustria Emanuele Orsini che propendono decisamente per un ritorno al nucleare in Italia per scongiurare il rischio della deindustrializzazione del Paese. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/23/confindustria-il-neo-preside...).

Il Presidente Orsini trascura il potenziale assolutamente fondamentale delle rinnovabili che, lo ricordiamo, sono riuscite per la prima volta nella storia a coprire il 51% della domanda elettrica italiana nello scorso mese di aprile 2024 (https://www.vaielettrico.it/rinnovabili-al-51-in-italia-in-aprile/); tace, inoltre, sul ritardo dei decreti attuativi del Piano Transizione 5.0 che sta causando il congelamento di 4 miliardi di euro per i crediti d’imposta alle imprese e 1,5 miliardi per l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, contribuendo così alla contrazione in atto (-18,9%) della domanda interna di macchine utensili. (https://www.ilsole24ore.com/art/decreti-50-ritardo-cade-mercato-interno-...).

Come Associazione Energia per l'Italia (ExIt) vogliamo ribadire che le rinnovabili sono in crescita esponenziale in tutto il mondo arrivando già a coprire il 30% della domanda elettrica globale, mentre l'industria nucleare è assolutamente in una fase di stallo. Preoccupa che Confindustria e il suo nuovo Presidente non abbiano colto queste tendenze internazionali e nazionali.

I dati delle agenzie Iea e Irena mostrano che ormai sono 8 i paesi del mondo dove le rinnovabili coprono il 100% della domanda di energia elettrica, mentre in altri 40 (di cui 11 in Europa) la quota supera il 50% https://www.independent.co.uk/tech/renewable-energy-solar-nepal-bhutan-i....

Anche in California, un'economia decisamente più grande di quella italiana, le installazioni sempre più ampie di solare, eolico e accumulatori stanno portando il sistema elettrico verso l'autonomia dal fossile. (https://www.gov.ca.gov/2024/04/25/california-achieves-major-clean-energy...).

Risulta quindi evidente l'importanza che anche Confindustria si concentri sulla questione della transizione alle rinnovabili, e non metta in campo improbabili ritorni al nucleare, che comunque non vedrebbero una centrale realizzata prima di almeno 15-20 anni, sempre ammesso che gli italiani accettino, dopo due referendum abrogativi, di voler riaprire questa disgraziata partita energetica. Per non parlare della fusione nucleare, sulla quale Eni fornisce da tempo notizie tanto positive quanto discutibili, col possibile scopo di rallentare la transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili.

Non abbiamo tempo per aspettare decenni perché la crisi climatica incombe, e soprattutto perché abbiamo già a disposizione tutte le tecnologie necessarie per far funzionare la rete elettrica e l'intero Paese con le sole rinnovabili, come mostrano anche gli studi recentemente pubblicati nel libro "L'urgenza di agire" a cura dell'ing. Marco Giusti, uno dei soci fondatori di ExIt.

Le rinnovabili possono abbattere drasticamente inquinamento ed emissioni, e possono anche far risparmiare le industrie, perché la corrente rinnovabile si può autoprodurre facilmente e costa decisamente meno di quella prodotta con le fonti fossili, per non parlare del costosissimo nucleare, che può essere sostenuto soltanto dai governi, come dimostra l'esperienza molto pesante della Francia, che ha dovuto rinazionalizzare il settore elettrico a causa dei costi insostenibili per gli operatori privati. (https://energiaoltre.it/edf-dopo-la-nazionalizzazione-oggi-la-compagnia-...).

Invitiamo pertanto il Presidente Orsini a prestare maggiore ascolto alla voce della scienza, che chiede di agire con urgenza per la transizione alle rinnovabili, soprattutto in un Paese come il nostro che dispone di enormi e sottoutilizzate risorse di vento e sole, e che non ha nemmeno una miniera di uranio.

Bologna 25/5/2024, Associazione Energia per l'Italia, per contatti Vittorio Marletto, vitt58@gmail.com