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2024-02-24 11:23

È Ora di Ammettere Che gli Obiettivi Climatici Europei Non Saranno Raggiunti nel 2030

XV CONFERENZA PER L’EFFICIENZA ENERGETICA

di: 
Redazione

Anticipiamo un estratto del report sugli obiettivi delle politiche climatiche in Italia che sarà presentato alla Conferenza per l’Efficienza Energetica del 28 e 29 novembre. Gli Amici della Terra chiedono di mettere in discussione le politiche climatiche europee che si sono rivelate al tempo stesso irrealistiche e inadeguate per l’economia e per l’ambiente.

In Italia, negli ultimi anni, le emissioni di gas serra sono diminuite limitatamente, consentendo di raggiungere l’obiettivo 2020, ma questo trend rivela che sono irrealistici gli obiettivi di riduzione al 2030 fissati dalla UE con il pacchetto Fit for 55.

Simili obiettivi potrebbero essere raggiunti solo se si verificassero eventi traumatici, (come la crisi Covid o una grave crisi economica) che, di certo, non possiamo augurarci. Anzi, il rischio di crisi economica potrebbe essere aggravato proprio dalle contraddizioni e forzature insite nelle politiche industriali che la UE prevede a sostegno delle politiche di decarbonizzazione.

È quanto emerge dal report “Obiettivi e realtà delle politiche climatiche UE in Italia” predisposto dagli Amici della Terra che fornisce le cifre del divario tra obiettivi e realtà nel caso italiano e che, insieme al Rapporto di Giovanni Brussato sul contenuto energetico delle materie prime, sarà la base per aprire la discussione della prossima XV Conferenza Nazionale per l’Efficienza energetica, il 28 e29 novembre a Roma.

La strada per la transizione energetica non può essere quella di alzare sempre più l’asticella degli obiettivi che non si è stati in grado di raggiungere finora, senza tenere conto realisticamente dei numeri, dei tempi, degli impatti stessi delle politiche fin qui messe in atto.

Finora, l’Unione Europea, attraverso i propri atti d’indirizzo e direttive, ha affidato il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni alla diffusione di rinnovabili elettriche intermittenti, batterie, veicoli elettrici e idrogeno, ignorando di fatto il principio di neutralità tecnologica. Ora i dati mostrano che questa strategia non è in grado di conseguire il risultato, nonostante i capitali impegnati, i danni “collaterali” al paesaggio e alla biodiversità, i rischi per la sicurezza e la stabilità della rete elettrica.

La realtà dei dati mostra che in Italia, nonostante la crisi economica e la decrescita dei consumi, ci sono settori in cui le emissioni non accennano a diminuire. L’industria e il settore energetico (produzione di elettricità e raffinerie) hanno avuto un trend significativo di riduzione, ma negli altri settori rilevanti (che costituiscono i 2/3 delle emissioni): trasporti, residenziale e servizi, le emissioni diminuiscono poco o non diminuiscono affatto. Le politiche non stanno funzionando.

“Stiamo sbagliando approccio” spiega Monica Tommasi presidente degli Amici della Terra, “Dobbiamo ripensare i target, guardando alle reali opportunità offerte da tutte le tecnologie per la decarbonizzazione (miglioramenti di efficienza energetica, pompe di calore, biocombustibili, recupero energetico da rifiuti, teleriscaldamento) di cui oggi disponiamo e avendo sempre chiari i costi, i tempi, i risultati e gli impatti delle diverse azioni.

Inoltre, solo attraverso il confronto trasparente dei dati reali sarà possibile alla società e alle sue rappresentanze individuare e condividere le soluzioni tecnologiche come il nucleare o la CCS su cui ancora pesano veti e tabù. Soluzioni che si renderanno necessarie in prospettiva per una decarbonizzazione totale ed efficace sul piano globale.  

 

Di seguito, riportiamo un estratto dal Report “Obiettivi e realtà delle politiche climatiche UE in Italia”
Una copia cartacea della sintesi del report sarà disponibile per i partecipanti in presenza alla XV Conferenza per l’Efficienza Energetica. Nei giorni successivi, altre parti del Rapporto saranno disponibili online alla pagina web della Conferenza.

 

Emissioni di gas serra

Le emissioni di gas serra in Italia negli ultimi 20 anni hanno registrato una significativa diminuzione, come effetto della riduzione dei consumi e dell’aumento del peso delle fonti rinnovabili.

Dopo il picco del 2005 (593 Mt CO2eq), le emissioni di gas serra hanno avuto un trend di decrescita che ha condotto nel 2022 (418 Mt CO2eq) a raggiungere il 20% di diminuzione rispetto ai livelli del 1990 (521 Mt CO2eq).

Il crollo dei valori registrato nel 2020 legato alla crisi Covid è stato seguito da un rimbalzo dei valori emissivi che si è mantenuto costante negli ultimi due anni.

Dopo un trend particolarmente accelerato tra il 2005 e il 2014, con un tasso medio annuo di riduzione del 3,4%, la diminuzione delle emissioni di gas serra è molto rallentata, facendo registrare una riduzione annua media negli ultimi 8 anni dal 2015 al 2022 dello 0,5%.

Nella Figura 1 è possibile confrontare l’andamento storico delle emissioni di gas serra dal 1990 al 2022 e gli scenari previsti dai PNIEC e dall’UE per il raggiungimento degli obiettivi al 2030.

Figura 1. Emissioni di gas serra in Italia, 1990-2022, e obiettivi PNIEC al 2030

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat, ISPRA e MASE.

Già da un primo esame della figura si può notare che la velocità di riduzione delle emissioni richiesta nei prossimi 8 anni per il raggiungimento degli obiettivi è ben maggiore di quella registrata nell’ultimo decennio.

Nello specifico, per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Italia nel PNIEC 2020 (linea tratteggiata arancione) sarebbe stato necessario un tasso di decrescita medio annuo pari al 3% (sei volte maggiore rispetto a quello registrato negli otto anni precedenti), mentre per raggiungere gli obiettivi della proposta di PNIEC 2023 (linea tratteggiata viola), ancora più ambiziosi, tale tasso sale al 3,2%.

Il nuovo obiettivo UE stabilito dalla Legge europea sul clima è di ridurre le emissioni totali del 55% rispetto ai livelli del 1990. Tale obiettivo risulta ancora più irrealistico, dato che richiederebbe nei prossimi 8 anni, in Italia, un tasso di decrescita annuale del 7%, 14 volte maggiore di quello registrato negli 8 anni precedenti.

Il principale comparto di emissioni di gas serra è costituito dalla combustione di prodotti energetici nei diversi settori di utilizzo, che produce prevalentemente emissioni di CO2 e pesa, nel 2021, per l’80% delle emissioni considerate climalteranti.

Andando ad esaminare nel dettaglio i dati di questo comparto di emissioni climalteranti, si può evidenziare il peso dei diversi settori di utilizzo (vedi Figura 2.).

Figura 2. Emissioni di gas serra in Italia da consumi di energia per settore, 1990-2021

Fonte: Elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat e ISPRA

Oggi, in Italia, i due principali settori di emissioni di gas serra per usi energetici sono quello dei trasporti (32%) e quello delle industrie energetiche (centrali termoelettriche e raffinerie) che pesa per il 26%. Seguono per importanza le emissioni climalteranti per usi energetici del settore residenziale e quelle dell’industria (rispettivamente 15% e 17%) e, infine, abbiamo le emissioni del settore terziario (8%) e quelle dell’agricoltura (2%).