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2024-07-15 16:22

Se in Parlamento si Comincia a Ragionare

PIANO NAZIONALE ENERGIA E CLIMA

Pubblichiamo integralmente la mozione presentata dai deputati di Azione sul nuovo PNIEC perché, come ha commentato la presidente degli Amici della Terra Tommasi, “non siamo d’accordo su tutto, ma questa mozione è chiara e condivisibile”. Ci auguriamo che essa inauguri, in Parlamento, una stagione di dibattito vero sull’energia e il clima, fondato su dati reali, superando una stagione di allineamento acritico agli obiettivi velleitari dell’Unione Europea in materia di energia e clima.

Immagine di CopertinaFlickr Palazzo Chigi 

Mozione presentata alla Camera del Deputati dagli on. Daniela Ruffino, Matteo Richetti, Fabrizio Benzoni, Giulia Pastorella, il 20 settembre 2023.

Premesso che:

Il REPowerEU è il piano della Commissione europea, introdotto a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, che ha come obiettivo quello di rendere l'Europa indipendente dai combustibili fossili russi ben prima dell’anno 2030;

le tre direttrici del piano consistono nella diversificazione delle fonti fossili nel breve periodo, nell’ aumentare il risparmio energetico dei singoli Stati e nell’accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili;

con riferimento a quest’ultima direttrice, l’attuale proposta di REPowerEU prevede un innalzamento, rispetto agli obiettivi “ Fit for 55”, della quota di rinnovabili sui consumi finali di energia. Tale quota dovrebbe aumentare dal 40% al 45%, in media UE;

per quanto riguarda l’Italia, tuttavia, sia gli obiettivi del “ Fit for 55” sia, a maggior ragione, gli obiettivi del REPowerEU sono di fatto irrealizzabili nei tempi previsti; è necessario che la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sia raggiunta assicurando al contempo la sostenibilità economica e sociale; per questo è indispensabile identificare obiettivi e scadenze realistici, compatibili con i tassi di sostituzione tecnologici effettivamente ipotizzabili in tutti settori dell’economia coinvolti, da individuare attraverso accurate analisi di impatto applicate a ciascuno dei Paesi membri;

al contrario, dopo l’accordo raggiunto dal Consiglio UE nel giugno 2019 sull’obiettivo di riduzione, entro il 2030, del 40% delle emissioni di gas serra rispetto al livello del 1990, pochi mesi più tardi, la nuova Commissione addirittura lanciava il cosiddetto “Green Deal” il quale, con il pacchetto “ Fit for 55”, innalza l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 ad “almeno il 55%”;

un simile innalzamento, in meno di 6 mesi, dei target da perseguire non ha evidentemente tenuto in considerazione realistiche analisi di impatto; infatti, secondo Eurostat, nel 2022 le emissioni UE sono state il 30% in meno rispetto al 1990; dunque negli ultimi 32 anni, i Paesi membri hanno ridotto le emissioni ad un tasso medio dell’1,1% all’anno; per raggiungere l’obiettivo posto da “ Fit for 55” servirebbe un tasso di riduzione del 5,4% annuo per i prossimi 8 anni, mentre – come noto – via via che vengono innalzati i target da raggiungere aumentano le difficoltà tecniche e, assieme ad esse, i costi marginali;

gli scenari elaborati dalla stessa Commissione Europea per ciascun Paese membro, relativamente all'attuazione del pacchetto “ Fit for 55”, prima delle modifiche di REPowerEU, confermano più in dettaglio le difficoltà;

nel settore dell’energia, in Italia, entro il 2030 l'intensità energetica dovrebbe ridursi del 22%, con un tasso di riduzione annua quasi 5 volte superiore a quello medio dal 1990 ad oggi, un obiettivo improponibile, visto che oggi l'intensità energetica italiana è già tra le più basse dell'Unione Europea; si dovrebbe soddisfare con fonti rinnovabili, elettriche e non elettriche, il 36% degli usi finali di energia, passando in meno di 8 anni, da 23 a 36,7 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia rinnovabile, ovvero ipotizzare un tasso di crescita del 6% all’anno, 6 volte maggiore rispetto a quello degli ultimi 8 anni (di poco inferiore all’1%);

per raggiungere tale obiettivo, sarebbe necessario aumentare la percentuale di elettricità sul totale degli usi finali di energia, dal 21,5% di oggi al 28% al 2030, e di conseguenza il fabbisogno elettrico lordo passerebbe dagli attuali 327 a 373 TWh (miliardi di chilowattora) e almeno l’83% di tale elettricità dovrebbe essere generata da fonti rinnovabili;

l’elettricità in più dovrebbe in parte sostituire l’utilizzo di combustibili fossili (petrolio e gas): per questo si dovrebbe ipotizzare che al 2030 siano in circolazione tra 6,5 e 8,5 milioni di veicoli elettrici puri (BEV) e ibridi plugin (PHEV); pertanto, oltre a dotare il Paese delle necessarie infrastrutture di ricarica, immatricolare in media circa 1 milione di auto all'anno, a fronte delle 117.000 (49.500 BEV e 68.000 PHEV) del 2022. Sarebbe inoltre necessario installare tra 5 e 6 milioni di pompe di calore;

con riferimento alla generazione elettrica da fonti rinnovabili, i profili orari su un anno solare della domanda elettrica aggiuntiva dovuta a questi nuovi carichi vanno sommati ai profili dei carichi convenzionali e, tenendo conto dei profili della generazione solare ed eolica, si possono calcolare le potenze che sarebbe necessario installare in Italia in meno di 8 anni; per soddisfare la domanda elettrica oraria per l’83% con fonti rinnovabili bisognerebbe fornire ai carichi 281 TWh rinnovabili, ma tenendo conto del surplus di generazione e delle perdite di carica e scarica dei sistemi di accumulo necessari, se dovrebbero generare 307 TWh; per questo sarebbe necessario installare, entro il 2030, 107 GW aggiuntivi di fotovoltaico ed eolico, cioè in media 13 GW all’anno (oltre 4 volte le installazioni record del 2022 e oltre 10 volte in più rispetto al tasso di installazione di impianti rinnovabili negli ultimi 10 anni), senza considerare la difficoltà di individuare terreni idonei e non già occupati da impianti eolici o fotovoltaici;

sarebbero inoltre necessari 160 GWh di nuovi sistemi di accumulo da aggiungere agli impianti idroelettrici a pompaggio già esistenti;  

alla luce di questi dati, appare chiaramente irrealistico il raggiungimento entro il 2030 degli obiettivi del pacchetto “ Fit for 55” e quindi di REPowerEU che fissa obiettivi ancora più sfidanti, i quali dovranno essere inevitabilmente rinviati e rimodulati nel rispetto del principio della neutralità tecnologica, ovvero puntando a ridurre le emissioni sino ad azzerarle, aggiungendo anche in Italia il contributo fondamentale dell'energia nucleare, che agevolerà largamente il compito, sia in termini di consumo di suolo e materiali che di costi totali del sistema, ma che sarà disponibile in rete intorno alla metà degli anni '30, a patto che da subito il Governo e il Parlamento provvedano alle modifiche normative necessarie affinché entro i prossimi 5 anni vengano avviati i cantieri delle prime centrali elettronucleari;

al tempo stesso, occorre ugualmente procedere con lo sviluppo delle tecnologie a fonte rinnovabile, per aumentarne la capacità installata quanto più possibile, a cominciare dagli impianti fotovoltaici su coperture e agri-voltaici; oltre che con l'efficientamento degli edifici per i quali l'intervento è economicamente conveniente, l'elettrificazione del trasporto pubblico locale, la produzione di biogas in aziende zootecniche ed agroalimentari, lo sviluppo delle comunità energetiche; 

per i grandi impianti eolici e fotovoltaici onshore e offshore, di taglia superiore a 2 MW, è invece necessario che il Governo solleciti le Regioni a individuare al più presto le superfici e le aree idonee ed eserciti rapidamente i propri poteri sostitutivi in caso di inadempienza; le richieste di autorizzazione oggi pendenti relative a impianti di taglia superiore a 2 MW non potranno che essere valutate a valle della individuazione delle superfici e aree idonee, e dovranno essere immediatamente rigettate qualora l'impianto non sia proposto su una superficie o un'area idonea;

Il Governo a inizio luglio 2023 ha trasmesso alla Commissione Europea la proposta di aggiornamento del PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Il piano recepisce i nuovi target imposti dal RepowerEu ma mette correttamente in evidenza la difficoltà a raggiungerli nei tempi indicati dalla Commissione indicando la tecnologia nucleare di nuova generazione come protagonista nella transizione energetica verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Questo grazie alla sua capacità di garantire la produzione di energia elettrica in modo costante senza emissione di CO2,

La Camera dei Deputati impegna il Governo:

1) a specificare nel PNIEC il percorso verso l'azzeramento delle emissioni di CO2 che l'Italia ritiene più sostenibile, indicando gli scenari possibili da qui al 2050, con i tempi e i contributi delle diverse tecnologie rinnovabili e dell'energia nucleare, precisando inoltre che per "tecnologie nucleari di nuova generazione" si intendono le migliori tecnologie disponibili sul mercato, che oggi sono quelle della terza generazione evoluta alla quale in futuro potranno auspicabilmente aggiungersene altre, che gli investitori valuteranno di adottare;

2) a indicare alle Regioni una scadenza temporale per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare i grandi impianti onshore e offshore a fonte rinnovabile, di taglia superiore a 2 MW, definite sulla base di criteri razionali e misurabili, con zone di rispetto intorno a beni tutelati determinate in base alle caratteristiche del bene, alla tipologia e dimensioni fisiche dei grandi impianti da realizzare nei suoi pressi e all'orografia del territorio, tenendo conto che gli impianti di taglia superiore a 2 MW potranno essere autorizzati esclusivamente su superfici e aree idonee, e a esercitare i propri poteri sostitutivi in caso di inadempienza;

3) ad avviare al più presto l’iter normativo necessario a consentire entro il 2028 l'inizio della costruzione in Italia di centrali nucleari multi-reattore: individuazione delle aree idonee, delle relative procedure autorizzative e dei criteri di remunerazione secondo quanto previsto dalla normativa UE (quali il contratto differenziale a due vie).