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2024-07-23 11:15

Impronta Carbonica dei Pannelli Cinesi: Garantisce Ecoinvent?

SOLARE FOTOVOLTAICO

di: 
Giovanni Brussato

L’organizzazione di ricerca di Shellenberger, a partire da un'indagine di Enrico Mariutti, svela che i dati utilizzati dalle autorità scientifiche internazionali per calcolare l’impronta di carbonio dei pannelli fotovoltaici cinesi sono solo “presunti” e non rilevati. Questo inconveniente rischia di falsare, non solo il mercato internazionale, ma gli scenari adottati dalle istituzioni per predisporre le strategie di lotta ai cambiamenti climatici.

Foto di Copertina: Xinhua News Agency


La scorsa settimana Environmental Progress un'organizzazione di ricerca indipendente senza scopo di lucro, di cui Michael Shellenberger (Founder & President — Environmental Progress) è fondatore e presidente, ha pubblicato un articolo denuncia dal titolo “Solar Panels Are More Carbon-Intensive Than Experts Admit“ (Solar Panels Are More Carbon-Intensive Than Experts Admit — Environmental Progress), “I pannelli solari sono più ad alta intensità di carbonio di quanto ammettano gli esperti”.

La Commissione europea ed il Governo degli Stati Uniti hanno regalato all'industria delle energie rinnovabili miliardi di dollari di sussidi finanziati dai contribuenti. Oggi comincia a essere evidente, ai più, che a beneficiare dei piani climatici occidentali sarà la Cina visto il suo controllo sull'industria solare fotovoltaica globale (sottomessi alla Cina nella transizione verde - Farefuturo Fondazione). La dettagliata denuncia di Environmental Progress contiene alcuni aspetti che è opportuno mettere in evidenza per comprendere esattamente la gravità della situazione vista la pervasività delle tecnologie fotovoltaiche nel nostro mix energetico voluta dalla Commissione europea.

 

Se ti spaventa, misuralo.

La misura dell’impronta carbonica di una tecnologia si ottiene attraverso una metodologia analitica nota come “Life Cycle Assessment”, LCA, ovvero analisi del ciclo di vita. Fondamento di ogni LCA sono i dati, che forniscono la misura dell’energia impegnata in ogni fase del processo e, anche se pare inutile sottolinearlo ma, come vedremo, non lo è affatto, il mix energetico con cui questa energia viene prodotta. Le informazioni portate alla luce da Environmental Progress ”indicano una grave lacuna nel modo in cui i dati (..) sono compilati e raccolti a causa della difficoltà di raccogliere informazioni accurate dalla Cina, in particolare per i processi di purificazione utilizzati per creare i wafer di silicio.

La raccolta dei dati avviene in forma anonima da un piccolo numero di compilatori che in larga parte lavorano in collaborazione con l'Agenzia internazionale dell'energia (IEA). Questi dati sono inviati volontariamente dall'industria in risposta a sondaggi accademici. Successivamente confluiscono nel database di Ecoinvent, un'organizzazione no-profit con sede in Svizzera fondata nel 1998 che si definisce "il database per l’analisi del ciclo di vita, LCA, più coerente e trasparente del mondo". Questi valori vengono utilizzati dalle istituzioni di tutto il mondo, tra cui l'IPCC e la stessa IEA, per calcolare le loro proiezioni sull'impronta di carbonio del settore fotovoltaico, incluso il sesto rapporto di valutazione pubblicato nel marzo 2023: “Climate Change 2022 Mitigation of Climate Change”.

Nel corso di un'indagine di quattro mesi, Environmental Progress ha confermato che Ecoinvent – forse il più grande database al mondo sull'impatto ambientale delle energie rinnovabili – non ha dati dalla Cina sulla sua industria fotovoltaica. Nel frattempo, la fonte ultima dei dati, presumibilmente pubblici, dell'IEA sull'intensità del carbonio fotovoltaico è confidenziale e i dati, quindi, non verificabili.”.

Da oltre 20 anni, Ecoinvent, finanziata, almeno in parte, dal governo svizzero e dall'industria fotovoltaica, raccoglie dati sull'impatto ambientale delle energie rinnovabili. Il suo fondatore il Dr. Rolf Frischknecht nel 2021 si è silenziosamente dimesso dall'organismo che aveva fondato e guidato per decenni. Nella sua lettera di dimissioni ha notato "percezioni inconciliabilmente diverse riguardo alla materialità, alla realtà, alla qualità e alla responsabilità" dei loro ultimi dati. Ma a far riflettere è la sua affermazione a Environmental Progress sulla qualità dei dati di Ecoinvent: "i dati fotovoltaici in Ecoinvent sono del 2011 e non ci sono dati da fonti di informazione cinesi".

Queste rivelazioni minano le fondamenta dell'industria della sostenibilità, che basa una parte significativa delle sue certificazioni sui dati di Ecoinvent e promette, alle aziende e ai governi, che grazie alla loro certificazione proteggeranno il pianeta.

Quel che è peggio è che il settore “ha ampie ragioni per fidarsi di Ecoinvent senza controllare i suoi dati. Il settore della sostenibilità guadagna miliardi di dollari ogni anno grazie alle ipotetiche riduzioni di carbonio che affermano di fornire, e rivelare che non sono riusciti a mantenere i loro impegni più elementari minaccia la loro attività.”

La conclusione, inevitabile, che ne trae Environmental Progress è destabilizzante: i dati sull’impronta carbonica con cui i governi realizzano le loro strategie energetiche si basano “su ipotesi di modellazione che probabilmente hanno grossolanamente sottostimato – se non inventato – l’impronta carbonica dei pannelli fotovoltaici perché non possono ottenere informazioni dai produttori cinesi.”

 

L’impero del sole e del carbone.

Gli impianti che producono le tecnologie solari non sono in Europa e nemmeno negli USA bensì in Cina che possiede, di fatto, il controllo sull’industria solare globale. Oltre dieci anni fa gli impianti di produzione hanno iniziato a operare in regioni come lo Xinjiang e lo Jiangsu per produrre polisilicio “solar grade” ovvero con caratteristiche specifiche per essere usato nel settore fotovoltaico. La stessa Agenzia internazionale per l’energia sottolinea come oltre il 75% dell'energia elettrica dello Xinjiang e del Jiangsu sia generata con il carbone: pare evidente che l’impronta carbonica dell’energia idroelettrica è cosa diversa da quella generata dalla combustione del carbone.

Come la Cina abbia accumulato quella concentrazione di mercato rimane una verità scomoda, fin troppo facilmente spazzata sotto il tappeto da coloro che spingono per politiche di zero emissioni nette.

La maggior parte degli esperti consultati da Environmental Progress concordano sul fatto che “il vantaggio competitivo della Cina non risiede in un nuovo processo tecnologico innovativo, ma piuttosto negli stessi fattori che il paese ha sempre usato per competere con l'Occidente: energia a basso costo prodotta mediante il carbone, sussidi governativi di massa per le industrie strategiche e manodopera che opera in cattive condizioni di lavoro.

La conclusione che ne trae Environmental Progress è che le proiezioni sulle emissioni di carbonio dell’energia solare, utilizzate dai governi per le loro politiche a zero emissioni nette, sono realizzate come se i pannelli fossero ancora prodotti per lo più in Occidente, sottostimando grossolanamente la loro impronta carbonica.

 

I pannelli devono essere green.

Ma il primo segnale delle discrepanze sui dati è stato fornito a Environmental Progress da Enrico Mariutti (The dirty secret of the solar industry – Enrico Mariutti) che nella sua ricerca ha posto dozzine di domande ai compilatori di dati. Le risposte, quando ci sono state, si sono fatte attendere, ma in un caso, quello dell’olandese, Mariska de Wild-Scholten, una dei cinque autori chiave che avevano dato contributi significativi al rapporto IEA Life Cycle Inventories and Life Cycle Assessments of Photovoltaic Systems (2020), hanno confermato le ipotesi di Mariutti. La Wild-Scholten ha riferito che raramente leggeva articoli scientifici "a causa della bassa qualità dei dati, dei dati obsoleti e/o dei dati non trasparenti", mentre diceva poco sulle sue fonti preferite, se non che si basa su sondaggi.

L’evidenza dice che le istituzioni, “scientifiche” offrono risposte lacunose ed evasive su dati che dovrebbero essere trasparenti e liberamente consultabili. Al contrario questa ipotetica “scienza” si sta comportando come una religione con i relativi “misteri” rendendo questi scienziati dei burocrati, incaricati di convincere i contribuenti di tutto il mondo a finanziare per trilioni di dollari una transizione che di verde non ha nulla, se non il nome.

Da qui la domanda di Mariutti: “L'obiettivo - ha chiesto - era misurare l'impronta di carbonio dell'energia solare, o semplicemente convincerci che è verde?”.

 

Estrapolato non è reale.

Estrapolare i dati non significa conoscerne il valore reale. Come ha fatto presente il Dr. Marco Raugei, uno dei principali ricercatori di emissioni da tecnologie rinnovabili presso la Oxford Brookes University, spiegando che nelle sue analisi ha cercato di utilizzare le approssimazioni più vicine possibili ai dati cinesi al fine di creare uno scenario realistico.

Infatti, Raugei in una discussione (Marco Raugei su Twitter: "@enricomariutti Just to set the record straight: *none* of the recent peer-reviewed LCAs of PV are "pretending that photovoltaic modules are produced in Europe rather than in China". Such insinuation is disingenuous." / Twitter) con Mariutti, sorta su Twitter a seguito dell’articolo L’impero del sole e del carbone - Panorama, afferma: "Abbiamo tutti usato mix energetici cinesi per il fotovoltaico c-Si” confermando, implicitamente, di non disporre di dati originali ma di fare delle modellazioni.

Quindi si tratta di modelli, esattamente come quelli di Mariutti, che andrebbero validati.

Da chi? Da un’agenzia governativa, europea o statunitense, che certifichi l’intensità carbonica di queste tecnologie attraverso una metodologia unificata, trasparente ed accessibile che ad oggi, colpevolmente, ancora manca, senza che la “cosiddetta” comunità scientifica insorga a tutela della validità delle sue pubblicazioni. L’esistenza di un mercato globalizzato richiede l’adozione di regole comuni, trasparenti e misurabili al fine non solo di evitare dinamiche distorsive del mercato ma soprattutto per definire le caratteristiche di sostenibilità ambientale di qualsiasi prodotto. Diversamente sarà opportuno parlare di transizione energetica e non di transizione verde.

Da Giovanni Brussato

L'impronta ecologica è la somma di più "impronte" le due più famose sono la carbon e la water. Entrambe costituiscono una parte della valutazione del ciclo di vita di un prodotto o di un’attività: l'LCA di fatto fornisce i parametri necessari per il calcolo di ciascuna impronta.

Domanda

Ottimo articolo di Giovanni Brussato al quale chiedo se il significato di LCA (analisi del ciclo di vita) può anche essere surrogato dal termine "impronta ecologica". Grazie