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2024-02-28 06:49

L’Invasione della Natura e l’Italia Indifferente

PALE E PANNELLI

di: 
Luca Garibaldi

Noi dell’Astrolabio non sappiamo più come dirlo: l’occupazione di territori agricoli e naturali da parte dell’industria dell’energia, senza limiti e senza regole - anzi con ricche incentivazioni- ed eludendo ogni residua tutela – anche costituzionale – produrrà danni gravissimi di cui ci accorgeremo troppo tardi. Ma, gli intellettuali, i giornalisti, il cinema, i difensori del Belpaese dove sono finiti? L'autore pone il problema prendendo spunto da due film spagnoli di grande successo "Alcarràs" e "As bestas".

Foto di Copertina: immagine dal trailer del film “As Bestas” di Rodrigo Sorogoyen

In meno di un anno sono usciti due film spagnoli che trattano dell’impatto di impianti fotovoltaici ed eolici su famiglie e comunità di agricoltori. Il primo, “Alcarràs - L'ultimo raccolto”, ha vinto l’Orso d'oro per il miglior film al Festival internazionale del cinema di Berlino del 2022. Il secondo, “As bestas” ha vinto nove premi Goya 2023, gli Oscar del cinema spagnolo.

“Alcarràs”, diretto da Carla Simón e ambientato in Catalogna, è un dramma rurale familiare sullo sradicamento di un’attività agricola, a causa dell'installazione di un impianto fotovoltaico in un pescheto coltivato da decenni dalla stessa famiglia ma sulla base di un accordo mai siglato con documenti ufficiali. Quimet, l’agricoltore che sulle orme del padre gestisce il lavoro nel frutteto, nonostante sia stato avvertito a più riprese che occuparsi dei pannelli solari comporterebbe per lui meno lavoro e più guadagno, per ragioni identitarie e di dignità personale non vuole smettere di essere un coltivatore per diventare un operaio dei pannelli. Punterà tutto su un ultimo raccolto mentre le ruspe attendono minacciose.

Per “As bestas” (nelle sale dal 13 aprile) il regista Rodrigo Sorogoyen si è inspirato ad un fatto di cronaca avvenuto nel 2014. Una coppia olandese (nel film diventano francesi), dopo un viaggio di due anni in tutta Europa alla ricerca di un luogo il più possibile incontaminato dove vivere in modo naturale dei frutti della terra, si stabilisce nella campagna della Galizia, la regione sull’oceano Atlantico nel nord-ovest della Spagna. Ma la loro presenza suscita l'ostilità di una famiglia di vicini, aumentata dal fatto che “gli stranieri” si oppongono all’installazione delle pale eoliche nel circondario mentre la maggioranza dei locali vuole prendere i soldi offerti per i terreni e lasciare la campagna in cerca di una vita più comoda. Finirà in tragedia.

Questi due film molto belli sono indicativi del fatto che in Spagna le posizioni e le lotte di chi si oppone all’assalto delle rinnovabili intermittenti alle zone rurali è stato trattato in importanti e popolari opere d’arte, portando quindi la questione all’attenzione del dibattito pubblico. Allo stesso tempo in Italia non viene fatta né informazione né arte sull’argomento, con la sola esclusione di un accenno nella serie RAI “Imma Tataranni”, di cui già si è scritto su L’Astrolabio.

Il comportamento dei mezzi di informazione si riflette (o è conseguenza?) nell’unanime posizione di tutti i partiti politici, dei governi di segno opposto o a conduzione tecnica che si sono succeduti nella precedente e nella corrente legislatura, senza nessuna distinzione fra le due principali parti politiche che invece giornalmente da oltre 70 anni hanno posizioni diverse su qualsiasi altro argomento. Quando, come nel convegno tenutosi il 13 aprile 2023 al Ministero della cultura, un sottosegretario (Sgarbi) e un presidente di Regione (Rocca, del Lazio) esprimono una posizione critica sull’eccesso di impianti di rinnovabili nella Regione e la volontà di mettere al bando nuove installazioni, la notizia non viene ripresa da nessuno dei due principali quotidiani italiani, né nelle pagine politiche né in quelle locali.

Una grandissima parte dell’opinione pubblica italiana non riceve quindi delle informazioni basiche sulle rinnovabili che forse le potrebbero far cambiare punto di vista su quelle magnifiche pale eoliche che si vedono girare incessantemente in molti spot pubblicitari. Prima di tutto non viene detto che la produzione di energia delle rinnovabili è intermittente e che in molte aree dove si vogliono installare pale eoliche il vento è scarso. Poi che i materiali e la produzione dei pannelli solari sono quasi completamente in mano alla Cina e che, quindi, mentre cerchiamo di liberarci dalla fornitura di gas russo ci consegniamo ad un altro stato totalitario. Quindi, che per raggiungere l’obiettivo di 85 GW di energia prodotti da nuovi impianti di rinnovabili entro il 2030 bisognerebbe lastricare buona parte dell’Italia con pannelli fotovoltaici e impiantare un numero spropositato di pale eoliche, a terra e in mare. Il tutto per ottenere una produzione di elettricità discontinua e incerta, con una insignificante riduzione della quantità di CO2 emessa a livello mondiale, alla quale tutti i paesi dell’UE contribuiscono solamente con il 7,3% e l’Italia con lo 0,84 per cento (Rapporto CE “CO2 emissions of all world countries”).

Dopo che negli anni passati le rinnovabili sono state ampiamente sovvenzionate dallo stato e dalle bollette pagate da tutti – si è calcolato un costo totale di 200 miliardi di euro in 15 anni – ora una nuova ondata di sussidi è disponibile grazie ai soldi del PNNR. Decine di aziende private offrono agli agricoltori più del doppio del valore del loro terreno agricolo per installare pannelli fotovoltaici, possono permetterselo perché il loro business è sovvenzionato dallo stato, sovvenzioni vietatissime dalla UE per altri settori (vedi caso Alitalia). Notizie recenti dicono che il Governo, per non perdere alcuni miliardi del PNNR, vorrebbe proporre alla Commissione Europea di spostarne una decina sul “REPowerEU”, il fondo per finanziare progetti relativi alla transizione energetica. Questo permetterebbe di spendere le risorse più rapidamente, grazie al coinvolgimento di ENI, ENEL e altre società private che sono più attrezzate a gestire appalti milionari rispetto ai comuni. Per ostacolare ogni possibile opposizione da parte di cittadini associazioni, Soprintendenze etc., si è proceduto con urgenza per Decreto (no. 564, approvato dal Senato il 13 aprile 2023) ad adottare nuove misure di semplificazione per l’impianto di rinnovabili.

Ma cosa sta avvenendo in molte campagne italiane come conseguenza di queste politiche? È in atto una corsa all’oro, molti ne approfittano, pochi si oppongono. I proprietari dei terreni che ricevono offerte dalle aziende delle rinnovabili sono spesso agricoltori anziani e con nessun discendente voglioso di continuare ad impegnarsi a lavorare la terra con fatica e scarso rendimento, e solo in un numero limitato scatta – come nel Quimet di “Alcarràs” – l’orgoglio e il sentimento identitario della propria storia e del proprio territorio. La maggior parte di fronte a un’offerta da capogiro non resiste e, forse a malincuore, accetta la trasformazione in uno specchio di quei campi che ha visto per una vita cambiare annualmente, grazie al suo lavoro, dal marrone dell’aratura al verde delle piante giovani al giallo del raccolto.

Qualche resistenza è in atto dove vi è un forte sentimento di comunità, agricola, montana o religiosa, ma si contano sulle dita di una mano. Nel Mugello, un crinale appenninico ricoperto di boschi di castagni che andrebbe preservato per la sua bellezza, vi è una fiera opposizione all’installazione di pale eoliche. Nel beneventano il Vescovo si è messo alla testa di un movimento per difendere la sacralità di Pietrelcina, il paese di San Pio, scrivendo un appello alle autorità (disponibile qui su L’Astrolabio) nel quale afferma che il progetto “…avrebbe ricadute negative sul territorio stesso e sulla sua popolazione.”

Chi vede quello che sta avvenendo o che presto avverrà in moltissime aree rurali e montane italiane ha i presentimenti di Cassandra. Percepisce che sta arrivando una distruzione epocale che invece si potrebbe evitare. Basterebbe imparare dagli errori del passato. Federico Sedda su La Nuova Sardegna ha ricostruito nell’ottimo articolo “Cinquant’anni di sogni e chimere, l’abbaglio della grande industria” tutta la storia dell’impianto industriale a Ottana e dintorni. Alla fine degli anni Sessanta si propose la realizzazione nel centro dell’isola di un polo chimico finanziato dallo stato. Il dibattito tra i fautori dell’industria e i contrari a quel tipo di sviluppo fu aspro e combattuto, alla fine prevalse l’idea dell’industria. Dopo varie riconversioni, molti miliardi spesi, principalmente pubblici, e aspettative deluse nella popolazione, a Ottana e dintorni rimangono solo rottami arrugginiti e aree da bonificare. Accadrà lo stesso agli impianti fotovoltaici ed eolici che, finito il loro ciclo di produzione di una ventina anni, non si saprà chi dovrà smontarli e smaltirli? O addirittura saranno obsoleti ancora prima, sostituiti da altre tecnologie più efficienti?

Articolo molto corretto

Condivido in pieno i contenuti dell'articolo, non c'è bisogno di aggiungere altro.
Invece vorrei dire qualcosa alla persona che ha scritto commento intitolato "Errore fondamentale".
Innanzitutto dire che l'eolico aumenta la biodiversità è semplicemente ridicolo, mi ha fatto venire in mente per analogia il caso dell'autostrada Aosta - Courmayeur, per la quale gli autori della VIA avevano avuto la faccia tosta di scrivere che l'opera portava ad un miglioramento dell'ambiente perchè i TIR non passavano più per la strada statale, facendo finta di non vedere l'impatto dell'infrastruttura nella valle alpina.
Aggiungiamo poi che un conto sono gli impianti eolici nella piatta pianura tedesca, dove peraltro spira un vento frequente e costante, un conto sono le meravigliose colline e le montagne dell'Appennino, con un vento che nel migliore dei casi fornisce una quantità di energia annua pari alla metà di quella nel Nord Europa.
Se poi pensiamo che l'Italia ha un consumo di energia pari a 1% del totale mondiale, ci rendiamo conto che il sacrificio delle colline italiane non servirà proprio a nulla, non è affatto vero che "Serve disperatamente", come scrive il commentatore.

ERRORE FONDAMENTALE

guarda che la tua/vostra visione dell eolico è TOTALMENTE SBAGLIATA…prima di tutto perché SERVE DISPERATAMENTE ma poi perche’ porta enormi benefici a chi coltiva frutte e verdure sia perché possono avere a gratis energia per serre E QUINDI AZZERARE LO SORECO D’ ACQUA SE USANO QUELLE DI ULTIMA GENERAZIONE, MA POI PER LA FAUNA, perchè in tutti i casi di eolico e soprattutto SOLARE LA BIODIVERSITÀ È AUMENTATA… MA NON CREDERE A ME MA CREDI LEGGENDO…

https://www.dezeen.com/2022/09/30/agrivoltaic-solar-farms-feature/amp/

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352550922002196

https://www.nationalgeographic.com/science/article/111219-wind-turbines-...

https://guidehouseinsights.com/news-and-views/the-mutual-benefits-of-win...