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2024-03-05 14:41

Dopo 50 Anni, l’Esecuzione della Condanna

AREE PROTETTE IN TOSCANA

di: 
Amici della Terra della Versilia

Anziché allargare i confini del Parco Migliarino San Rossore, la Regione Toscana li restringe. Ma il depotenziamento della tutela riguarda anche le Alpi Apuane e, in generale, tutte le aree protette e i crinali dell’Appennino. Non c’è più Antonio Cederna e non c’è più un grande giornale che accetti di replicarne i toni veementi verso i distruttori di ambiente e paesaggio. Non c’è più nemmeno una classe dirigente all’altezza della cultura e della bellezza che la Toscana rappresenta nel mondo?

In copertina, l’articolo di Antonio Cederna sul Corriere della Sera, nel 1974, di denuncia dei progetti di lottizzazione edilizia che allora incombevano sulla Pineta e sulle aree del futuro Parco di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.

 

Antonio Cederna, nel 1974, sulle pagine del Corriere della Sera descriveva lo scempio che ci sarebbe stato se la Regione Toscana avesse dato il suo assenso ad un piano di lottizzazione di un milione e mezzo di metri cubi lungo il litorale Pisano tra la foce dell'Arno e i confini di Livorno. Uno scempio che avrebbe distrutto paesaggio, vegetazione (oggi diremmo biodiversità), che avrebbe “soffocato, ritagliato e mortalmente insidiato” i boschi della Selva Pisana provocando “un generale inquinamento del suolo, l'alterazione dell'equilibrio fra acque dolci e salate” con diffusione del fenomeno di salinizzazione. “Un colpo di grazia verso l'avvenire turistico di tutta la zona (…) con il sacrificio di terreni di enorme pregio senza alcuna considerazione della loro capacità a ricevere un tale carico insediativo, nella completa ignoranza, tra l'altro, per i problemi d'inquinamento, d'approvvigionamento idrico, dello smaltimento rifiuti”.

A distanza di 49 anni, le brame speculative riemergono. La Regione, con il nuovo piano del Parco, vuole infatti ridurne la superficie attuale da quasi 24 mila ettari a circa 17 mila, trasformando ben 7 mila ettari in aree contigue, anziché aggiungere aree contigue al Parco, come previsto dalla legge sui parchi 394/1991.

Una decisione che ha ricevuto anche il parere negativo della FISNA (Federazione Italiana di Scienze della natura e dell'Ambiente)  senza che ciò abbia però fatto cambiare idea ai decisori. Altrettanto negativo è stato il parere sul testo del nuovo piano del Parco delle Apuane da parte del Comitato Scientifico del Parco e modifiche sostanziali sono state richieste anche dalla Consulta della Biodiversità della Regione Toscana.

Nel Parco delle Apuane non si prospetta una riduzione della superficie, semmai il contrario, ma l'aumento annunciato è in maggior parte apparente. Dei 2.142 ettari annunciati, 886 derivano dalla riduzione delle aree contigue di cava e 166 dalla trasformazione dei centri edificati interclusi, aree già comprese nel perimetro del parco. Ciò che resta non risolve la frammentazione dovuta alla presenza delle cave in un’ottica generale di salvaguardia e promozione della biodiversità del territorio.

Inoltre, continuano a restare all'esterno dell'area parco le zone ZPS e ZSC della Rete Natura 2000 che ricadono in area contigua. Così come restano escluse le aree di montagna oltre i 1.200 metri di quota - inspiegabilmente, visto che esse rientrano già nella tutela dell’art.142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio - le aree limitrofe di prevalente interesse naturalistico della Rete Ecologica Regionale e quelle ricadenti nel sito UNESCO Geoparco delle Alpi Apuane. Così si viene meno all’obiettivo prioritario di tutela dei valori naturali, paesaggistici ed ambientali delle Alpi Apuane.

Foto Wikipedia, Daniele Napolitano

Particolarmente discutibile è anche l’obiettivo specifico 17. privilegiare l’estrazione in sotterraneo per il grande potenziale impatto negativo nei confronti dei sistemi acquiferi carsici che costituiscono un patrimonio di grande rilevanza, da tutelare per garantire in futuro risorse idriche superficiali e sotterranee di qualità, in un contesto di maggiore vulnerabilità dovuta ai cambiamenti climatici in atto.

Dunque, entrambi i parchi sono sotto attacco, nonostante la maggiore protezione della natura venga considerata fondamentale, non solo a salvaguardia dell’ambiente ma come bene per l’economia a sostegno della ripresa post-Covid-19, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con la previsione di progetti che rendano prioritaria la valorizzazione della biodiversità attraverso la tutela e il ripristino delle aree protette esistenti e la creazione di nuove aree naturali protette.

La progressiva dismissione delle aree protette della Regione Toscana è anche in aperto contrasto con il dettato di norme ed indirizzi di livello superiore, fra cui:

  • il documento di Nuova Strategia Europea a tutela della Biodiversità e dei Servizi ecosistemici, che mira a trasformare almeno il 30 % della superficie terrestre e dell’ambiente marino d’Europa in zone protette gestite in modo efficace. 
  • il riconoscimento della tutela dell’ambiente e degli animali quali valori della Costituzione, nella legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, recante "Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente" pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22 febbraio.
  • l’Obiettivo 15 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UN-SDG) che recita: “Proteggere, ripristinare e promuovere l'uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, combattere la desertificazione e arrestare e invertire il degrado del suolo e fermare la perdita di biodiversità”.