Oggi:

2024-02-25 07:17

Attenti a Non Perdere il Treno dell’Efficienza Energetica

CERTIFICATI BIANCHI E INDUSTRIA

di: 
Claudio Palmieri *

L’autore, Energy Manager di Hera SpA, illustra le proposte di alcuni operatori per fare in modo che il nuovo decreto sulle aste dei certificati bianchi possa incrementare e rendere stabile un percorso sostenibile di decarbonizzazione. E avverte: potrebbe essere l’ultima occasione per il rilancio del principale strumento per l’efficienza energetica nell’industria.

La carbon neutrality per le imprese, in particolare per quelle energy intensive, sarà la più importante e complessa sfida dei prossimi anni, e richiederà lo schieramento di una rosa di strumenti articolati (efficienza energetica, fonti rinnovabili, idrogeno, biometano, elettrificazione processi termici, strumenti finanziari di compensazione ecc.), i quali  tuttavia dovranno essere utilizzati con un adeguato grado di priorità per evitare un inutile spreco di risorse, e tra i quali l’efficienza energetica dovrebbe sempre essere affrontata per prima. In sostanza non esiste un percorso di decarbonizzazione sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, che non veda l’efficienza energetica come primo obiettivo imprescindibile da perseguire.

 

È l’ultima occasione di rilancio del meccanismo dei certificati bianchi

Lo strumento incentivante più importante del nostro Paese per l’efficienza energetica è il meccanismo dei certificati bianchi, il quale si trova ora in una fase cruciale del suo lungo percorso (oltre 15 anni), in previsione  della prossima uscita del nuovo decreto sulle aste. Forse non è del tutto esagerato considerare questo nuovo provvedimento come l’ultima occasione per il rilancio di questo strumento, che per molto aspetti mantiene ancora oggi il primato tra le migliori policy sull’efficienza energetica europee: sia sotto l’aspetto innovativo, sia di efficacia, in particolare per la capacità dimostrata di penetrazione nel settore industriale; la figura che segue, ricavata dal rapporto GSE 2023 appena pubblicato, mostra come l’efficienza energetica cumulata ottenuta nel corso degli anni sia pari a 30 milioni di TEP, record unico in ambito europeo ottenuto con un’unica policy.

A fronte di questo indiscusso successo storico del meccanismo, siamo però ancora distanti dallo scatto di reni necessario per rilanciare la produzione di nuova efficienza energetica a volumi significativi per il raggiungimento degli obiettivi imposta dalla transizione energetica. Come evidenzia il rapporto GSE, la situazione oggi appare rassicurante sotto il profilo della stabilità dei prezzi in quanto, sulla base della stima dei titoli potenzialmente riconoscibili nell’anno d’obbligo 2022 e dei titoli sui conti proprietà all’inizio dell’anno d’obbligo 2022, risulta un ammontare complessivo di TEE disponibili pari a 2.470.000 (2.377.000 nel 2021), che sono sufficienti a garantire l’adempimento dell’obbligo minimo per il 2022. Questo equilibrio tuttavia lo abbiamo pagato, come Paese, molto caro, visto che si è resa necessaria una fortissima riduzione degli obblighi, per compensare il calo drammatico della generazione di nuovi progetti; calo che le nuove misure introdotte con il decreto del 2021 sono riuscite solo in minima parte a frenare.

Sempre dal rapporto GSE si evidenzia un sostanziale stallo, negli ultimi anni, della capacità di generare nuova efficienza energetica. Più in dettaglio, nel 2022, dalle sole prime RC ed RS (che corrispondono alle prime rendicontazioni di nuovi progetti realizzati ed approvati), sono stati generati grosso modo lo stesso quantitativo di TEE dell’anno precedente (39.000 nel 2022, contro le 31.000 del 2021) mentre il 2020 ne aveva prodotti 5.000. Questo a nostro avviso è un segnale preoccupante, in quanto evidenzia come la spinta propulsiva di alcune recenti misure adottate per agevolare la presentazione di progetti si sia sostanzialmente già esaurita, collocandosi su volumi molto bassi. È ovvio che siano necessari strumenti di magnitudo nettamente superiore, ed è proprio sul nuovo decreto che molti operatori (e noi siamo tra quelli) ripongono importanti aspettative.

 

L’aspettativa delle imprese

Questo ci fa comprendere ancora meglio la delicatezza del momento attuale, e proprio in funzione di questa consapevolezza molti operatori ed associazioni (Confindustra, Cesef, Utilitalia ecc.) hanno elaborato proposte con la finalità di fornire al legislatore elementi utili per l’implementazione di uno schema  di funzionamento in grado di rafforzare i volumi della borsa, nella convinzione che sia fondamentale che il nuovo meccanismo ad aste sia disegnato in modo tale da far confluire l’efficienza energetica generata all’interno della borsa regolamentata, contribuendo così al ripristino della sua liquidità su volumi nettamente superiori, grazie alla possibilità di intercettare progetti capital intensive attraverso l’emissione di TEE con basi d’asta superiori al segnale di prezzo di mercato. In questo modo i due sistemi (aste e borsa), opererebbero in modo sinergico, e non antagonistico, permettendo effettivamente di cogliere alcuni oggettivi vantaggi delle aste, come quello della stabilizzazione di prezzi, senza perdere gli aspetti positivi della borsa regolamentata, che si esprimono (in un contesto di sufficiente liquidità), nell’attivazione di meccanismi virtuosi di mercato.

 

Il funzionamento armonico di aste e borsa nel sistema ETS e in quello TEE

Si evidenzia, tra l’altro, che esistono nel contesto internazionale altri meccanismi che vedono operare in modo sinergico le aste con una borsa regolamentata, come ad esempio nell’ETS dove il bilanciamento tra domanda ed offerta è nelle mani del Regolatore attraverso il “market stability reserve”. È un po’ come, in modo più semplificato, nel nuovo decreto sui TEE, rispetto all’art. 13, è stato introdotto l’art. 11 bis il quale dà facoltà al MASE, al fine di assicurare l’equilibrio tra domanda ed offerta, di intervenire aggiornando gli obblighi qualora sia accertato che l’ammontare dei certificati bianchi emessi, e di quelli di cui è prevista l’emissione, non sia coerente con gli obblighi previsti dal decreto. Nel meccanismo dei TEE dunque, come nell’ETS, la regolazione della liquidità del mercato è in mano al Regolatore; nell’ETS, infatti, ogni anno vengono immessi sul mercato, tramite aste (mercato primario) certificati EUA (European Union Allowances), i quali in parte vengono assegnati gratuitamente attraverso le quote allocate, ed in parte vengono immessi nella borsa regolamentata per poter essere scambiati (mercato secondario). Con questo sistema, tutta la liquidità generata attraverso interventi di efficientamento energetico nelle imprese soggette ad ETS - che riducono la necessità di acquisto di quote - viene indirettamente reimmessa in borsa in modo sinergico con le regole di mercato, almeno all’interno di margini di oscillazione dei volumi, e di conseguenza dei prezzi, ritenuti accettabili dal Regolatore. Nella sostanza, il rilascio o il trattenimento di certificati EUA - nel meccanismo ETS - tramite il market stability reserve, è l’equivalente della variazione degli obblighi, a cura del MASE, nel meccanismo dei certificati bianchi.   Abbiamo voluto soffermarci su questo paragone prendendo ad  esempio due sistemi, entrambi riconducibili alla teoria economica dei permessi negoziabili i quali, anche se basati su logiche leggermente diverse (l’ETS è un sistema “Cap and Trade” mentre quello dei TEE “Baseline and Credit”), si basano su dinamiche di mercato sottese alla medesima teoria economica di fondo, ed in entrambi può essere disegnato uno schema sinergico che vede il funzionamento armonico tra aste e borsa senza alterare le logiche di mercato che ne rappresentano la peculiarità principale.

 

Allargare il meccanismo a nuovi comparti come l’economia circolare

Se, viceversa, nel nuovo decreto sulle aste al quale sta lavorando il MASE, venisse introdotto un sistema separato e alternativo, la cui efficienza energetica aggiuntiva non contribuisse ad implementare i volumi di scambio in borsa, ma addirittura concorresse alla sua sottrazione, allora si correrebbe veramente il rischio di dare al meccanismo dei TEE il colpo di grazia. Inoltre, un sistema ad aste ben congegnato, potrebbe essere un ottimo strumento anche per aiutare ad allargare la base delle tecnologie ammissibili, estendendo il perimetro di inclusione a nuovi comparti ancora inesplorati, come ad esempio applicazioni di soluzioni legate all’economia circolare in grado di generare un risparmio energetico lungo la filiera. Nella figura che segue (fonte Cesef), si può notare come il recupero di plastica può portare (a parità di prodotto finale) un risparmio nella filiera di produzione di circa 5 volte rispetto all’utilizzo di prodotti petroliferi, mentre per il riciclo dell’alluminio di ben 20 volte rispetto all’estrazione della materia prima. Oppure, il rilancio di interventi già da tempo ammessi al meccanismo dei TEE ma che faticano a decollare a causa di capex molto alti, come ad esempio interventi nel settore trasporti, nelle reti di teleriscaldamento, od interventi nel ciclo idrico integrato caratterizzati da alti livelli di complessità ed estensione territoriale che ne amplificato gli investimenti.

Come potrebbe funzionare un sistema ad aste sinergico ed integrato con la borsa

Nello schema che segue abbiamo provato ad immaginare come potrebbe funzionare, a grandi linee, uno schema in grado di rispettare le logiche di mercato sottese al sistema, integrando i due meccanismi (aste e borsa) con il minimo di modifiche all’attuale procedura di presentazione e validazione dei progetti a consuntivo (PC). Si può vedere sulla sinistra l’Operatore 1 che presenta un progetto al GSE seguendo la normale procedura: il progetto viene esaminato e, in caso di approvazione, dopo la presentazione della prima rendicontazione, viene caricato sul conto titoli del proponente un Certificato Bianco (per semplicità facciamo riferimento alla singola unità di efficienza energetica). Questo certificato viene poi monetizzato dal proponente vendendolo in borsa GME al prezzo di scambio della corrispondente sessione di mercato - ipotizziamo ad un valore di 250 Euro - ed annullato una volta utilizzato dal soggetto obbligato per l’adempimento dell’obbligo. Questo è il percorso tradizionale, che rimarrebbe tale e quale anche con il nuovo decreto.

Possiamo poi vedere sulla destra un secondo operatore (0peratore n.2), il quale, viceversa, decide di partecipare ad un’asta emessa dal gestore dell’asta (GSE od altro organismo), ad esempio per un intervento nel ciclo idrico integrato ad alta intensità di capitale, o nei trasporti, con una base d’asta diciamo di 500 Euro/TEP. Il secondo operatore procede esattamente come il primo presentando al GSE un progetto a consuntivo (PC) e, anche in questo caso, a progetto approvato e dopo la prima rendicontazione, riceve sul proprio conto titoli un Certificato Bianco che monetizzerà esattamente come ha fatto l’Operatore n.1 nel momento che deciderà di venderlo in borsa, diciamo allo stesso prezzo di prima pari a 250 Euro/TEP. 

Qui siamo ad un passaggio fondamentale del nostro ragionamento, nel senso che questo è esattamente il momento in cui la nuova liquidità generata dal meccanismo parallelo ad aste viene reimmessa in borsa contribuendo all’incremento della sua liquidità. A differenza però del caso che riguarda l’Operatore 1, questa volta l’Operatore 2 non riceve solo un certificato bianco, ma anche un altro certificato, che potremmo chiamare “Garanzia dell’Asta” (vedi disegno in colore rosso). Ricordiamoci che il meccanismo ad aste ha alla base il concetto di garanzia del valore dell’incentivo nel tempo, e questo significa che se l’Operatore 2 risulta assegnatario dell’asta per un importo pari a 500 euro/TEE, questo è l’importo che in ultima analisi gli deve essere garantito.

Proseguendo nel ragionamento, l’Operatore 2 abbiamo detto che incassa 250 euro al momento della vendita in borsa del certificato bianco; a questo punto quando deciderà di consegnare al Gestore dell’Asta la sua “Garanzia d’Asta”, il Gestore lo liquiderà esattamente della differenza tra il valore garantito (500 euro), ed il valore già incassato dalla vendita in borsa, e cioè 500 – 250 = 250 euro (potrebbe poi essere opportuno, al fine di evitare di dover tracciare le singole operazioni di vendita in borsa e nel contempo ammettere la vendita dei certificati anche in modalità bilaterale, prevedere che la compensazione per differenza rispetto al valore assegnato in asta, sia calcolata non sul prezzo spot di vendita in borsa, ma, a fine anno d’obbligo, sul prezzo medio di mercato). In questo modo, con snellezza e semplicità, è possibile rendere assolutamente sinergici i due sistemi, permettendo a MASE e GSE di decidere quali tecnologie inserire nelle aste via via che decideranno di lanciarle, e con la sicurezza che tutta la nuova liquidità aggiuntiva contribuisca al rafforzamento della borsa, rendendola più stabile e più resiliente. Ovviamente il sistema nel suo complesso avrà un extracosto, ma questo extracosto ci sarebbe in ogni caso anche se fosse disegnato un sistema ad aste completamente separato. Sostanzialmente la stessa logica alla base anche di altri strumenti incentivanti utilizzati in alcuni paesi europei, come i CCFD (Carbon Contract for Difference) utilizzati in Germania per incentivare le tecnologie per la decarbonizzazione dei processi produttivi basati, appunto, sulla C02 (aste ETS).

 

Risultati a costi inferiori rispetto a qualunque altra policy sperimentata

Uno schema come quello descritto, consentirebbe di conservare quegli elementi di grande innovazione alla base del sistema tutto italiano attivato dal nostro Paese dal 2004; elementi  che ne hanno determinato il successo per molti anni, e che vedono come pilastro principale il ruolo dei distributori al centro del sistema, nell’ambito  di una policy complessiva centrata sul ricorso alle misure d’obbligo previste dall’art. 7 della direttiva EED (misure tra l’altro rafforzate anche nella nuova proposta di direttiva in corso di approvazione), le quali prevedono appunto un ruolo centrale per i distributori di energia quali “soggetti obbligati”.  Il successo storico, e l’efficacia, del meccanismo dei Certificati Bianchi,  è infatti una conseguenza diretta del carattere fortemente innovativo del sistema incentivante il quale, sommando l’effetto propulsivo multiplo dell’obbligo in capo ai distributori, dello scouting capillare negli stabilimenti industriali da parte delle ESCo, e della dinamicità di un meccanismo di valorizzazione dell’incentivo basato su logiche di mercato, ha generato una “pressione” commerciale capace di convincere gli imprenditori ad effettuare interventi finalizzati alla sola efficienza energetica, generando, almeno per un decennio,  una grande liquidità di titoli sul mercato, ed efficienza energetica a costi inferiori rispetto a qualunque altra policy sperimentata.

 

Incrementare gradualmente gli obblighi e nuova efficienza energetica

La scommessa dunque è quella di ampliare i volumi scambiati in borsa di parecchi fattori, e per fare questo dobbiamo essere in grado di riversare sul mercato (borsa GME) tutta l’efficienza energetica associata ai nuovi progetti che il  nuovo quadro regolatorio sarà in grado di rilanciare: più aumenteranno i volumi in borsa, più i prezzi si stabilizzeranno, meno titoli virtuali dovranno essere acquistati dai soggetti obbligati, e minori saranno le perdite economiche in capo ai distributori, fino ad arrivare ad un punto di equilibrio raggiunto il quale i titoli virtuali scompariranno, rimanendo disponibili eventualmente in casi di emergenza come ulteriore strumento di flessibilità. Inoltre, non dovrebbe in alcun modo preoccupare gli operatori la possibilità di un eccesso di liquidità riversata in borsa, proprio per l’introduzione con il decreto del 21 maggio 2021 del meccanismo di stabilità, che permette al MASE di intervenire rapidamente incrementando gli obblighi per l’anno successivo, scongiurando la possibilità di una riduzione eccessiva del segnale di prezzo nella borsa GME. Non dimentichiamo, inoltre, che il MASE può agire anche su un’altra leva per preservare il sistema da rischi di mercato eccessivamente lungo, rappresentata dalla totale autonomia nel decidere quanta efficienza energetica aggiuntiva emettere attraverso il nuovo meccanismo delle aste.  L’obiettivo comune che abbiamo come Paese non è solo quello di trovare un modo per stabilizzare il segnale di prezzo dei TEE a valori accettabili per la collettività, ma è soprattutto  l’attivazione di un sistema virtuoso che porti gradualmente all’incremento degli obblighi, e di conseguenza di nuova efficienza energetica; questo è l’obiettivo imprescindibile che dobbiamo essere in grado di raggiungere tutti assieme (Soggetti Obbligati, ESCO, Istituzioni), e a nostro parere è anche il solo modo per riportare questo nostro prezioso ed originale strumento al centro, e non ai margini come è ora, della politica energetica del nostro Paese.